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Posted by on domenica, ottobre 14, 2018 in Fede |

Adios Don Francisco

Quando è stato eletto al pontificato, Jorge Luis Bergoglio, aka Francesco I, ha subito suscitato un’ottima impressione. Un saluto affabile alla folla, uno stile informale, richiami biblici non strumentali, ecumenismo convinto … una boccata d’aria rispetto agli oscurantisti Wojtyla e Ratzinger. Nella sinistra, nel cattolicesimo progressista, nel mondo laico e nel mondo protestante c’è stata una vera e propria “francescomania” (con punte di “francescolatria”), quasi fosse sorto il nuovo Che Guevara (a proposito di argentini). La Mondadori ha fiutato il business editando la rivista Il mio papa, esempio più unico che raro di one-man magazine. Devo confessare che il Bergoglio non mi ha mai convinto fino in fondo. Ma fin qui, era solo un’impressione, un po’ di frecciatine agli amici più “ecumenisti”. Ma quanto è successo mercoledì 10 ottobre è gravissimo, è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Nel corso dell’udienza generale in piazza San Pietro, il papa ha condannato l’aborto – anche quello terapeutico – paragonandolo a affittare un sicario per risolvere il problema. Non è una voce dal sen fuggita, un fuori onda catturato dalle Iene, uno sfogo in aereo raccolto da un giornalista intrigante: l’ha fatto davanti a una numerosa folla, oltretutto chiamando il responsorio come un politico o un predicatore consumato (E’ giusto far fuori una vita umana per risolvere un problema? Cosa pensate voi? E’ giusto? Noooo!).

Molti amici e amiche hanno scosso la testa, contrariati ma quasi rassegnati. Il papa fa il papa, ha titolato il Manifesto, come dire “è normale, che vi aspettavate? è la solita posizione della chiesa cattolica”. Certo, ma il papa non è obbligato a esporre proprio quel punto di dottrina in quel momento. La scelta del luogo e del tempo è importante, e un gesuita non può fare l’ingenuo. L’esternazione papale di mercoledì viene nel pieno di una nuova offensiva clerico-fascista non astrattamente “contro l’aborto”, come fosse un pacato dibattito etico -filosofico, ma concretamente contro la legge 194 e l’autodeterminazione femminile. L’udienza del 10 ottobre segue la vergognosa mozione “per la vita” del consiglio comunale di Verona e precede la “marcia per la vita” di Forza Nuova di sabato 13 ottobre, incastonata in una collana di obbrobri politici. I vaticanisti discetteranno a loro piacere sul perché e il percome Francesco abbia scelto di lisciare il pelo a quegli stessi reazionari che un giorno sì e uno no gli dànno del comunista e dell’eretico. Mio marito osserva amaramente che anche Pio Nono aveva cominciato come Grande Speranza Progressista.

Per me, la faccenda è chiusa. Aspetto che i cattolici adulti si ribellino apertamente a questo andazzo, invece di dissentire a mezza bocca.

Fa meglio mio suocero, che a Don Francisco preferisce Dona Francisca, personaggio dell’interminabile telenovela Il Segreto. Donna cattiva, ma almeno ironica.