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Posted by on sabato, luglio 6, 2019 in Streghe |

Anna e il mattacchione

Mentre scrivo non so ancora quale sarà il tormentone danzereccio dell’estate, quindi parleremo di quello che fu, prima ancora che qualcuno inventasse il termine, il tormentone dell’estate 1953. In quell’anno – oltre ad avvenimenti minori quali la morte di Stalin e la bocciatura della Legge Truffa in Italia – venne infatti distribuito negli USA il film Anna, di Alberto Lattuada, risalente al 1951 (allora non c’erano Internet e Netflix: un film poteva metterci anche due anni per attraversare l’oceano). Nella colonna sonora del film c’era la canzone El Negro Zumbon, che divenne un successo mondiale e influenzò profondamente la musica pop americana. Fu ripresa, tra gli altri, da Amalia Rodrigues, Connie Francis e Tito Puente. La musica, trascinante il giusto, ve la ricorderete tutti: anche chi non ha visto il film originale l’ha sentita riproposta in Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore o in Caro Diario di Moretti. Questo è il testo:

Ya viene el negro zumbon 
Bailando alegre el baion 
Repica la zambomba 
Y llama a la mujer

Tengo gana de bailar el nuevo compás 
Dicen todos cuando me ven pasar 
“¿Chica, dónde vas?” 
“¡Me voy a bailar, el baión!”

Traduzione letterale: Arriva il nero mattacchione / che balla allegro il baion / risuona la caccavella / e chiama la donna. / Ho voglia di ballare il nuovo ritmo / Tutti dicono quando mi vedono passare: / “Ragazza, dove vai?” / “Vado a ballare il baion”.

(strofa e ritornello vengono ripetuti più volte, sino all’esaurimento delle energie).

Chi è l’autore? Non, come si potrebbe pensare, un qualche DJ portoricano o venezuelano, ma l’italianissimo – e romanissimo – Armando Trovajoli, prolifico compositore di colonne sonore del cinema italiano, sotto lo pseudonimo di Roman Vatro. Il testo spagnolo è di Francesco Giordano. Il ritmo è quello di samba, o più precisamente “baion”, che non è altro la traduzione fonetica del brasiliano baião. Il baião è un ritmo tipico del Pernambuco (Nordest del Braile), di origine rurale: il principale strumento usato è la zabumba (zambomba in spagnolo, come nel testo della canzone), una sorta di tamburo basso.

Sempre del 1953 è la canzone – interpretata da Nilla Pizzi – Colpa del bajon, in cui (un po’ come Voltaire e Rousseau nella famosa strofetta settecentesta) il ritmo brasiliano diventa il capro espiatorio di tutte le follie della protagonista.

La colpa non è mia è colpa del Bajon,
mi piace immensamente il ritmo del Bajon.
Se faccio una pazzia è senza l’intenzion,
in fondo è tutta colpa del Bajon.

Il più importante musicista baião della storia è il brasiliano Luiz Gonzaga (1912-1989).

La curiosa assonanza tra il nome del musicista e un santo cattolico piuttosto sessuofobo (ricorda mio marito che San Luigi Gonzaga, nell’ora di religione cattolica,veniva spesso evocato per scoraggiare i maschietti dalla pratica della masturbazione), ricordato per il suo detto La morte, ma non i peccati, assume i tratti di una singolare coincidenza se pensiamo al rapporto tra il numero musicale e il film da cui è tratto. La storia di Anna, il film di Lattuada del 1951, è infatti un tipico esempio di melodrammone cattolico -punitivo (si dice che il regista accettò di girarlo solo perché era oberato di debiti). Ecco una rapida sinossi:

Anna, giovane suora novizia, lavora come infermiera in un ospedale pubblico di Milano. Una notte giunge all’ospedale un uomo gravemente ferito in un incidente stradale, in cui Anna riconosce Andrea, il giovane di cui era innamorata e con il quale avrebbe dovuto sposarsi prima di prendere i voti. Mentre il primario opera il ferito, la novizia ripensa agli avvenimenti passati che l’hanno indotta alla nuova scelta di vita. Tempo prima, Anna faceva la cantante in un locale notturno: a quel tempo era l’amante di Vittorio, addetto al bar dello stesso locale, un uomo crudele e cinico, al quale era legata da una passione morbosa. Aveva conosciuto Andrea, giovane buono, di sani principi, si era innamorata di lui e per sottrarsi all’ascendente di Vittorio, aveva abbandonato il suo lavoro e si era rifugiata nella fattoria dell’amato, dove era stata ben accolta dalla di lui famiglia. Vittorio riesce a rintracciare la ragazza, si presenta alla tenuta di campagna il giorno prima delle nozze di Anna con Andrea, ingaggia con quest’ultimo una violenta lotta, durante la quale parte un colpo di pistola, che colpisce a morte Vittorio. Anna, rimasta ferita nella stessa colluttazione, sconvolta dall’accaduto di cui si sente responsabile, e scacciata da Andrea, macchiatosi di un delitto per causa sua, fugge e viene soccorsa da un passante che la porta in ospedale: durante la degenza, matura la decisione di prendere i voti e farsi suora. L’animo della novizia è combattuto tra l’amore per Andrea e i doveri della sua nuova vita. Andrea, convalescente, le dichiara di essere ancora innamorato di lei e le domanda nuovamente di sposarlo, proponendole di fuggire via dall’ospedale insieme a lui appena verrà dimesso. Anna è sul punto di cedere; quando però giunge notizia di un grave disastro ferroviario, che ha provocato numerosi feriti, alcuni dei quali in condizioni molto critiche, Anna sceglie di non tornare da Andrea, mancando all’appuntamento con l’uomo, convinta in cuor suo, pur nella sofferenza di aver dovuto rinunciare nuovamente all’uomo che ama, di aver fatto la scelta giusta.

Il numero del Negro Zumbon appartiene quindi alla “prima vita” di Anna, quella da cantante in un locale notturno, per definizione equivoco e peccaminoso: è significativo come questa scena – che dovrebbe rappresentare il passato da cancellare per entrare in una nuova vita redenta – sia più o meno l’unica di tutto il film che è rimasta nella memoria degli spettatori. Anna è interpretata da Silvana Mangano, ma la voce che canta è di Flo Sandon’s (al secolo Mammola Sandon, 1922-2004), che portò il pezzo anche al Festival di Sanremo.

Last but not least, il testo è facilissimo da tradurre dallo spagnolo, ma Google Traduttore, a proporglielo, va nel pallone e viene fuori con questo risultato:

Il cicalino nero sta arrivando
Ballando gay il baion
Suona lo zambomba
E chiama la donna

Voglio ballare la nuova bussola
Dicono tutti quando mi vedono passare
"Ragazza, dove stai andando?"
"Vado a ballare, il bagno!"