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Posted by on giovedì, settembre 20, 2018 in Arti Marziali | 0 comments

Weekend F.I.K.issimo

Viva la F.I.K.! Da venerdì 21 a domenica 23 parteciperò allo stage nazionale di Karate-Do Shorin Ryu Kyudokan Higa Te a Caorle. Di conseguenza, mentre farò una scorpacciata di Arti Marziali, lascerò a riposo Wurstel e Streghe, e con essi il blog.

Ci si rivede la settimana prossima!

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Posted by on mercoledì, settembre 19, 2018 in Libri | 0 comments

Resto qui

Il Sudtirolo sta tornando alla ribalta, a causa della proposta del governo austriaco di concedere la doppia cittadinanza agli abitanti di lingua tedesca (e ladina) della provincia di Bolzano. Siamo abituati a pensare a questa parte d’Italia sempre con distacco, come ad un’anomalia storica e linguistica. Marco Balzano ha fatto di più, nel suo ultimo romanzo, finalista al premio Strega 2018. Ha ricostruito la storia di tre decenni di questa regione, penalizzata dalla sua peculiarità linguistica e culturale. La protagonista ripercorre tutte le vicende a partire dagli anni Venti: dalla proibizione dell’uso del tedesco da parte fascista, fino alla storia del campanile sommerso nel lago di Resia, simbolo della Val Venosta. Scritto molto bene, con lo stile appassionato e toccante che contraddistingue l’autore. Imperdibile.

Marco Balzano, Resto qui, Einaudi.

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Posted by on domenica, settembre 16, 2018 in New York | 0 comments

Gatti virtuali e topi reali

Mentre nei condomini di lusso di New York lo Sterminatore (di topi, scarafaggi, scardafelle e infestazioni varie) viene a scadenze regolari (vedi il post del 26 maggio), in quelli più popolari arriva solo se chiamato, e si fa spesso aspettare a lungo. Così è anche a Sunnyside, nell’appartamento che Arianna condivide con tre donne ecuaderegne (che per brevità chiameremo Abuela, Media e Hija). Il mese scorso, un topone si è fatto vedere in salotto, così ognuna delle residenti ha fatto di necessità virtù. Arianna ha comprato cinque o sei trappolette a scatto con la colla, sperando di imprigionare la malefica creatura. La Media, invece, si è fatta incantare dall’alta tecnologia, e ha acquistato uno strano altoparlante da muro. Accendendolo, si sente dapprima una voce femminile che dice in inglese qualcosa tipo Grazie per avere acquistato il nostro sistema Home di trappola per topi. Poi si sente un miagolio disperato per alcuni minuti. Il miagolio diventa sempre più straziante, fino a sembrare il lamento di un povero micio schiacciato da un’automobile. Infine, si sentono dei gargarismi, tipo quando uno prende il colluttorio – secondo certe scuole di pensiero, si tratta di ultrasuoni riservati all’orecchio murino. Poi la sequenza si ripete. Topi non ne sono ricomparsi, quindi la Media ha decretato che il metodo aveva avuto successo (del resto, la solita Amica – chi non ha un’Amica che si fa garante del funzionamento delle idee più strane? – gliel’aveva assicurato). Ad ogni buon conto, con la saggezza dell’età, la Abuela ha deciso di aggiungere al tutto anche un po’ di pelo di gatto. Non si sa mai …

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Posted by on sabato, settembre 15, 2018 in Pillole di Blog | 0 comments

La rosa di Guadalupe

Mia figlia Arianna vive a Sunnyside (Queens, New York) in un appartamento condiviso con tre donne ecuadoregne (nonna, madre e figlia) tra i sedici e sessant’anni. Mentre Arianna vede le serie su Hulu o Netflix dal computer, le altre tre hanno un televisiore tradizionale in camera, con cui vedono programmi in spagnolo.  I loro preferiti sono Caso cerrado (una variante di Forum di Retequattro, prodotto in Florida dal lontano 2001) e soprattutto La Rosa de Guadalupe. Si tratta di una serie messicana (risale al 2008) fatta di episodi autoconclusivi di una cinquantina di minuti. In tutti gli episodi c’è una situazione drammaticamente conflittuale, poi a un certo punto un personaggio prega di fronte a un’immagine della Vergine di Guadalupe, e in quel momento una rosa bianca (simbolo di purezza) si materializza davanti a lui/lei. Quando il personaggio ha preso coscienza degli errori della propria condotta, c’è una specie di vento, una musica stile coro angelico, e la rosa scompare, indicando che la preghiera è stata ascoltata e il caso risolto. Non c’è bisogno di dire che si tratta di un prodotto fortemente cattolico e devozionale. Le prime volte, Arianna non ne sapeva niente e si stupiva sentendo questo coro proveninte dall’altra stanza: pensava addirittura di avere allucinazioni sonore. Poi le è stato sommariamente spiegato l’intreccio e ha cominciato a guardarne certi episodi con approccio professionale. Gli episodi sono rintracciabili in lingua originale su YouTube. Anche chi non capisce lo spagnolo si accorgerà che la qualità della recitazione è pessima, peggio ancora che nelle peggiori fiction italiane, il che è tutto dire. Anche le storie sono piuttosto improbabili: fino all’intervento risolutore della Madonna, tutti i personaggi – anche e soprattutto la polizia, quando i casi hanno valenza criminale – fanno la figura dei babbioni. C’è persino una puntata in cui la Madonna guarisce un adolescente dalla dipendenza da un videogioco chiamato Monsterball Go (trasparente allusione a Pokémon Go).

Speriamo solo che a nessun funzionario Rai o Mediaset venga in mente di importare il programma, magari mettendoci, al posto della Madonna, Padre Pio, che – a quanto assicura il Venerdì di Repubblica del 7 settembre – è pur sempre il più amato dagli italiani.

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Posted by on domenica, settembre 9, 2018 in Scuola e dintorni | 0 comments

Ci ha rovinato Ungaretti

Io – disse a un tratto lo sconosciuto – sono anche un poeta disgraziato.

– Un poeta disgraziato? E come mai?

– Non so fare le rime.

– Poco male. Faccia versi sciolti.

– Non so fare neppure i versi sciolti.

– Non fa niente. Quando ci sono i concetti poetici, si può fare anche della poesia in prosa.

– Purtroppo a me mancano i concetti poetici.

(Achille Campanile, Ma che cosa è quest’amore?).

Il libro da cui è tratta questa citazione è del 1927. Secondo alcuni si tratterebbe di un omaggio ad Aldo Palazzeschi, come dimostrerebbe la poesia che il “poeta disgraziato” recita, su invito del proprio interlocutore:

L’Amore è una gran commedia

che si recita in due o tre personaggi,

i quali sono contemporaneamente attori e spettatori

parapà, parapà, parapà!

Tarzùn, tarazùn, tiritò

piricòccolo, trallallà

tiritì, tiritì, biribò,

parapà, parapà, parapà! … e così via. (Confronta Lasciatemi divertire!, di Palazzeschi appunto, coi suoi Cucù rurù, rurù cucù, cuccuccurucù).

Mi vien da pensare che, quel che nel 1927 era un paradosso comico, oggi è la norma: quel che passa per “poesia” è il più delle volte senza rima, senza ritmo e senza concetti poetici. Non sono un’esperta, ma leggendo su certi settimanali “L’angolo della poesia”, i contributi inviati da lettori (e soprattutto lettrici) mi paiono, al meglio, pensierini in prosa ritagliati andando a capo a casaccio, del tipo Da quando mi hai lasciato / mi sento come / un rubinetto / che perde. Se penso che, secoli fa, il popolino del contado, nel centro Italia ma non solo, sapeva improvvisare endecasillabi e si cimentava in dispute in ottava rima, mi pare che abbiamo perso molto, come una capacità che si sia atrofizzata.

E Ungaretti che c’entra? Solo una mia esagerazione, ma mi pare che siano stati lui (e soprattutto i suoi epigoni e imitatori) a dare cittadinanza a una poesia troppo sciolta da qualunque regola e vincolo, regole e vincoli che sono gabbie da rompere ma anche strutture che dànno forma a un’opera. Giocando senza regole all’inizio ci si diverte, ma prima o poi finisce che tutti si buttano addosso alla stessa palla e vince chi tira più calci.

Insomma, Ungaretti se lo poteva permettere di fare versi sciolti perché gli venivano perle come M’illumino / d’immenso oppure Di queste case / non è rimasto / che qualche / brandello di muro / Di tanti / che mi corrispondevano / non è rimasto / neppure tanto. Altro conto è scrivere liste della spesa o vaghe descrizioni della natura. Almeno ci provassero con gli haiku, che hanno il vincolo del numero delle sillabe (cinque – sette – cinque).  Dice mio marito che la bandiera della rima e del ritmo, gettata nel fango dalla poesia ufficiale, è stata raccolta dai cantautori e dai rapper. Per lui, Guccini è il nuovo Carducci, e Caparezza il Baudelaire di oggi. Mah!

 

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