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Posted by on domenica, Agosto 7, 2022 in Arti Marziali, Libri | 0 comments

Percorrendo la via del guerriero

L’autore, Carlo Caprino, fine marzialista e praticante di Aikido e Tai Chi, avrebbe potuto fare un libro autobiografico, che sarebbe comunque stato interessante e pertinente. Materiale ne aveva: l’esempio del nonno fabbro (professione che in alcune civiltà ha un valore iniziatico), unito all’antica saggezza del nostro Sud e della Puglia, ricca di cultura, sarebbero bastati a fare da filo conduttore del processo di individuazione che investe il praticante di arti marziali.

Ma Carlo è anche uomo di lettere e di pensiero; e in questa sua ricchissima dissertazione ha toccato tutti gli esempi storici ed iniziatici che la pratica marziale comporta.  Nei capitoli che si succedono (cito secondo me i più pregnanti: Inizio, Per chi suona la campana, Strumenti) l’analisi del cambiamento del praticante passa attraverso l’esempio di molti maestri spirituali, da Gesù a Buddha, da Guénon al contemporaneo Filippo Goti. L’autore è grato a queste figure che hanno profondamento accompagnato la sua riflessione e il suo percorso di maturazione e di crescita umana, spirituale e marziale. La retrospettiva storica che Caprino ripercorre nella sua riflessione non lascia indietro neppure l’aspetto iniziatico e cabalistico del combattimento, che costella tutta una vita di pratica marziale e che mai finirà. Una bella pagina che si affaccia sull’infinito.

Carlo Caprino, Percorrendo la Via del Guerriero, Indipendently published, 2022, euro 16,84.

Disponibile su Amazon; sito percorrendolaviadelguerriero.blogspot.com – mail [email protected]

 

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Posted by on sabato, Luglio 30, 2022 in Scuola e dintorni | 0 comments

L’ultimo bonus

Per il sesto anno consecutivo ho usufruito del Bonus Docenti di 500 euro annui, una delle pochissime cose buone fatte dal Governo Renzi. Sei anni in cui – mentre la scuola, tra una controriforma e l’altra, andava a rotoli – noi docenti ci siamo consolati con un piccolo sostegno economico. L’avevo chiamato, in un vecchio post, L’ultimo dono di Matteo, titolo che ricorda quei vecchi film strappalacrime con bei ragazzini biondi che si spengono prematuramente per leucemia o morbi rarissimi.

Col Bonus ho acquistato decine di libri cartacei ed elettronici, due tablet, un pezzo di computer desktop e una quota di portatile.  Con esso era possibile anche, a certe condizioni, andare a teatro o entrare in musei. Poiché il Bonus scadeva senza remissione e senza possibilità di recupero arretrati ogni 31 agosto, ogni volta agli adempimenti di fine anno scolastico si aggiungeva la disperata a corsa a trovare cose da acquistare, per utilizzare il Bonus sino all’ultimo euro. Quest’anno tutti eravamo convinti che sarebbe stato l’ultimo anno del Bonus di cui si ventilava da tempo la fine. Si parlava di dimezzarlo, per finanziare coi risparmi l’ennesima controriforma, o di abolirla tout court. Invece, proprio a fine giugno, in uno dei suoi ultimi spasimi di vita, il Parlamento ha salvato il Bonus per altri due anni scolastici (sino al 2023-24 compreso). Poi si vedrà.

Per me era comunque l’ultimo anno di Bonus, in quanto è arrivato il sospirato Decreto INPS e dal primo settembre 2022 sarò in pensione. Stamattina, per togliermi il pensiero, ho fatto shopping presso la Libreria Claudiana e consumato l’intero residuo.

Tra meno di due mesi potremo godere dell’ultimo – e assai meno gradito – dono di Matteo: la legge elettorale con cui andremo a votare per il Parlamento. Ma basta a ogni giorno il suo affanno.

 

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Posted by on domenica, Luglio 10, 2022 in Scuola e dintorni |

School Trek

Fino a ieri ho svolto l’incarico di presidente di commissione per l’Esame di Stato presso un noto istituto professionale milanese. Alla sera mi rilasso guardando la Serie Classica (tre annate 1966-69) di Star Trek. Sembra strano, ma non mancano le analogie tra il compito del Presidente di Commissione e quello del Capitano della Nave spaziale Enterprise.

Il telefilm – affascinante negli scenari fantascientifici e audace in certe tematiche – segue uno schema classico della serialità di qualche decennio fa. Ci sono personaggi fissi e ricorrenti a cui ci si affeziona facilmente e puntate autoconclusive, dedicate ad affrontare una specifica minaccia (cosiddetto Monster of the Week) che verso i due terzi della puntata sembra destinata a sopraffare i Nostri e infine – grazie a un colpo di genio di Spock, un’intuizione scientifica di McCoy o un’audace manovra di Kirk – viene sconfitta appena in tempo, con il ritorno dello statu quo ante sino a nuovo ordine, anche se con un discreto tasso di vittime collaterali (di solito tra i personaggi con la tuta spaziale rossa, dei quali a stento impariamo il nome, tanto si sa che non arriveranno a fine puntata).

A parte la mortalità delle tute rosse, una puntata di Star Trek non è molto diversa da una giornata in Commissione d’esame. Da un lato insidiosi Klingoniani, morbi mortali, tempeste magnetiche, malvage creature gassose, ingannevoli paradisi planetari, ottusi burocrati della Flotta Stellare; dall’altro guasti al software ministeriale, talmudiche dispute sull’interpretazione dell’Ordinanza Ministeriale, contagio di COVID che richiede prove suppletive, infortuni a colleghi e studenti, ottusi burocrati del Provveditorato: in sintesi, Ogni Giorno Ce N’è Una.

Il comic relief (assicurato in Star Trek dall’impassibilità vulcaniana di Spock e dalle spacconate del guardiamarina Cechov), all’Esame di Stato lo forniscono quegli alieni adolescenti –  definiti anche candidati – con qualche simpatico strafalcione.

D’Annunzio era un aiutante di Mussolini – I saccaromicenei – La Comunione Europea – Il proibizionismo degli anni Venti dell’Ottocento – La Battipaglia di Caporetto – I Padri Scolopiti.

A un mio collega – presidente in altra scuola – è capitata anche la commissaria colta dalle contrazioni pre-parto al settimo mese, accadimento che – più che la fantascienza – evoca le serie comedy.

Sia come sia, anche questa sessione di Esame di Stato ha avuto il suo happy ending, che spero venga coronato in una prossima busta paga da adeguato compenso monetario.

Per l’intanto, godiamoci le ferie, in attesa di riprendere la missione diretta all’esplorazione di strani, nuovi mondi, alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà. Fino ad arrivare là dove – vista la netta prevalenza di personale femminile – nessun uomo è mai giunto prima.

 

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Posted by on sabato, Giugno 25, 2022 in Streghe |

La gnefra e lo gnefro

Quando ero piccola, mia mamma mi rimproverava spesso Non fare la gnefra!  Il termine (che era usato anche al maschile) è quello che tecnicamente si definisce eufemismo per metatesi. Ovvero, si spostano due lettere e così – pur intendendo proprio quella parola – si evita di dire la parola fr*gna, uno dei tanti modi con cui si designa l’organo sessuale femminile. Applicato alle persone, di solito fr*gno/a (soprattutto con gli accrescitivi fr*gnone/a) vuol dire stupido, babbeo, minchione. Ma a Terni la fr*gna – o meglio gnefra – è una persona lagnosa, lamentosa, manipolativa: tipologie di persone (soprattutto donne) che ho incontrato in abbondanza nella vita lavorativa. C’era anche la gnefra alla riunione? e ci capiamo subito.

Inoltre, proprio nel ternano lo gnefro è una creatura leggendaria che ama vivere in gruppi numerosi lungo la Nera e presso la cascata delle Marmore. La creatura assomiglia a uno gnomo o folletto alto meno di un metro, appare specialmente di notte e ama fare dispetti ai viandanti solitari. Altri li considerano più benigni e protettori delle case. L’iconografia mostra gnefri di tutti i tipi: possono assomigliare a bambini piccoli con pelle ruvida e cresposa, a elfi domestici stile Harry Potter o a Pokémon evolutisi male.

Post scriptum: non confondere lo gnefro con lo gnegno. Anche quest’ultimo è una sorta di nano o gnomo, ma è stato inventato da David Riondino nella canzone omonima per parodiare lo stile Branduardi.

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Posted by on sabato, Giugno 18, 2022 in Casoretto e dintorni |

Werner Fugazza e l’idrobici malevola

Il medico gli aveva detto: “Due anni di lockdown e smart working hanno lasciato il segno. Colesterolo troppo alto, trigliceridi alle stelle. Il calcetto coi colleghi una volta al mese non basta, devi fare movimento, sport, danza, arti marziali, qualunque cosa. E soprattutto, dai un taglio alle cozze condite col tamarindo”.

Werner Fugazza aveva quindi ricominciato a frequentare la palestra Adolf di via Wildt, dove era appena stato inaugurato un corso di Hydrobike, ovvero pedalare in acqua, pratica tonificante su quadricipite, glutei, addominali alti, bassi e obliqui, bicipite e tricipite, dorsali e pettorali. L’istruttore era un cristone di due metri e dieci, Vsévolod Vsévolovodovic’ Vsvévolodov (per gli amici “Sevo”, ma un vero uomo non ha amici), già sergente del Battaglione Wagner, accusato di crimini di guerra in tre continenti e di bollo falso. Sotto la sua guida, ogni giovedì una decina di uomini e donne del Casoretto smaltivano una media di 400 calorie in tre quarti d’ora. Werner, approfittando di una generosa offerta promozionale, si unì al corso.

Un giovedì successe un curioso e increscioso incidente. Agli amici che lo attendevano per il calcetto mensile giunse un drammatico messaggio WhatsApp: Sono al pronto soccorso. Mi è caduta una bicicletta in testa.

Tra gli amici di Werner si aprì un interessante dibattito epistemologico aperto dalla Grande Domanda Come cavolo è potuto accadere? Il positivista Pinin Gandula, revisore al Catasto e portiere della squadra di calcetto, tagliò corto così: Ciò contraddice le leggi della fisica, quindi non è accaduto. Werner ama sempre contare balle. 

Il panettiere Cosimo Girardengo, accanito lettore di Stephen King, ipotizzò che – al pari di Christine la macchina infernale – una delle bici dell’hydrobike avesse acquisito volontà maligna propria, attaccando il più inesperto dei corsisti – Werner appunto – per accingersi a dominare il mondo.

L’orologiaio Marlon Venosta malignò che probabilmente Werner era scivolato ed era stato lui a finire addosso a una bici, non il contrario.

Il fantasista della squadra, il disoccupato di lungo corso Biagio Zabini, sostenne che si trattava di un banale caso di Magia Accidentale, probabilmente da parte di un frequentatore minorenne della palestra, come documentato nell’autorevole pubblicazione scientifica Harry Potter e la pietra filosofale.

Non mancarono coloro che ventilarono un complotto dei Poteri Forti o un effetto collaterale dei vaccini. Dal canto suo, l’ingegner Scannabue, vicino di pianerottolo di Werner Fugazza, tornato a casa informò per precauzione i suoi superiori: non sia mai che fossero coinvolti gli Imperscrutabili Furetti di Aldebaran (spoiler: non lo erano).

Dopo otto ore di attesa al Pronto Soccorso, una TAC negativa e qualche ora di riposo, Werner Fugazza poté rassicurare gli amici: stava bene e, a parte lo spavento, non aveva fratture né altro. E poi raccontò com’era andata.

Semplicemente, all’inizio della lezione le biciclette erano allineate sul bordo della piscina. Volendo fare il maschio alfa, uno dei corsisti aveva chiesto ad un altro “Ehi, tirami la bici!”. Quello aveva eseguito ma sulla traiettoria c’era Werner Fugazza che si era beccato il pesante sussidio ginnico in testa.

Spaventato dal brutto episodio, Werner Fugazza decise di fare hydrobike da remoto. Si comprò una cyclette da casa e il DVD Il meglio di V.V.Vsévolodov. Mezz’ora di pedalate in salotto mentre l’istruttore berciava, poi per la parte Hydro, una bella doccia. Andava bene anche così. E al posto del tamarindo, condì le cozze con la noce moscata.

 

 

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