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Posted by on sabato, giugno 29, 2019 in Politica | 0 comments

Il pennello olimpico

Quando ero piccolina, nell’Umbria ancora rurale, la colla non si comprava dal cartolaio, ma si faceva in casa con acqua e farina. E per maneggiarla si usava un pennellino, tenuto da parte apposta, chiamato in dialetto lu pignoluccio. Poiché la corruzione esisteva già, ogni volta che scoppiava uno scandalo di tangenti (allora si chiamavano bustarelle), mio padre, alludendo ai politici colti con le mani nel sacco, commentava Se so’ magnati pure lu pignoluccio de la colla. Come per alludere a un’avidità portata alle estreme conseguenze, sino al papparsi anche un oggetto povero e senza valore.

Sono passati un po’ di decenni, ma l’avidità della nostra classe politica e imprenditoriale resta ancora a quei livelli. Il detto mi è tornato in mente vedendo foto come quella sotto riportata. Le Olimpiadi invernali del 2026 sono state assegnate all’Italia (Milano – Cortina), superando la non irresistibile concorrenza svedese. Come vedete, personaggi come il sindaco di Milano, i presidenti delle Regioni Lombardia e Veneto, il capoccia del CONI e altri esultano in modo sobrio e composto. Probabile che stiano pregustando il sapore di nuovi appalti, cementificazioni, Grandi opere inutili, deroghe ai vincoli ambientali, per ripetere i fasti di Italia 1990, Torino 2006, Expo 2015 e simili. Quando si tratta di affari, si può lavorare allegramente anche con razzisti, leghisti e omofobi: la comune fede nella trinità Cemento – Mattone – Quattrino unisce tutti insieme appassionatamente. E che importa se un mese fa eravamo tutti a osannare Greta (a proposito di svedesi) che ci ricordava come il tempo sia poco per fermare il cambiamento climatico? Abbiamo dieci anni davanti, ci dicono: possiamo ben sprecarne sette per nuovo consumo di suolo tra Milano e le Dolomiti. Poi ci penseremo e ci riconvertiremo ecologicamente, promesso. Sempre che nel frattempo non capiti la ghiotta occasione di qualche altro Grande Evento.

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Posted by on domenica, giugno 23, 2019 in Mentre Vivo | 0 comments

Guardare le scarpe

Abbiamo già parlato (vedi il post del 26 settembre 2017, L’occhio protuberante) del disagio che si prova a essere fissati da sconosciuti, specialmente in metropolitana, e di quanto questa sia un’abitudine molto italiana. Mio marito non se ne accorge: appena si siede su un mezzo pubblico tira fuori un libro o il Manifesto, se è da solo accende l’Ipod, e vive tranquillo nella sua bolla cultural-musicale sino alla fermata di destinazione. Se siamo insieme guardano soprattutto lui, perché ha l’aria del fricchettone, o dell’artista distratto. Io invece mi arrabbio molto: qualche volta ho avuto anche da discutere, specialmente con anziani (che sono capaci di diventare molto offensivi), col rischio di passare per una lunatica attaccabrighe. Qualche mese fa ho scoperto in Rete un video di un canale chiamato Il Lato Positivo, dove fra altri trucchetti psicologici più o meno noti, affrontava anche questa situazione. Testualmente, il consiglio è Se qualcuno ti fissa in metro (succede fin troppo spesso, vero?), guardagli le scarpe. Non arrenderti, continua a guardare! Lo farai impazzire!

Ho provato a seguire il consiglio e, incredibilmente, funziona! L’importuno/a, sentendosi osservata, si sente a disagio e, dopo un po’ abbandona la tenzone. Io ho smesso di stressarmi e, anzi, vivo questi momenti con un piccolo piacere sadico, come una battaglia psicologica vinta. Stranamente, nessun’altra fonte, nel grande oceano della Rete, sembra riportare questo trucchetto psicologico. Al massimo ti citano uno studio dell’Università del Kansas secondo cui, guardando le scarpe altrui, puoi dedurne la personalità, la stabilità emotiva, il livello di reddito e persino l’orientamento politico.

Ulteriori ricerche hanno rivelato che Il Lato Positivo è la filiazione italiana del canale YouTube The Bright Side, che appartiene a una società cipriota, The Soul Publishing. Secondo la rivista Forbes, dietro a questa società ci sarebbero in realtà due oligarchi russi, Pavel Radaev e Marat Mukhametov. Tutto un Gombloddo di Putin allora? Una manovra per conquistare cuori e menti degli occidentali a favore dell’Internazionale Sovranista? Mah! L’importante è che il metodo funzioni, e tanto peggio per Putin e i suoi.

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Posted by on sabato, giugno 22, 2019 in Streghe | 0 comments

Stelle e pavoni

Tra le attrazioni turistiche di Los Angeles a distanza di camminata dalla camera in affitto dove si è sistemata Arianna per questa sua settimana californiana, c’è lo Hollywood Forever Cemetery, situato al numero 6000 del Boulevard di Santa Monica. Si tratta dell’unico cimitero di Hollywood, e uno dei più antichi di Los Angeles. Fu fondato nel 1899 col nome di Hollywood Cemetery; nel tempo, una parte del terreno fu ceduto alla comunità ebraica locale (Beth Olam Cemetery) e una parte alla RKO e poi alla Paramount, che vi installò i propri Studios, anch’essi visitabili. Ancora oggi – nonostante ci siano state cause in tribunale per impedirlo – gli impiegati dei Paramount Studies hanno a disposizione un’area del cimitero per parcheggiare i propri veicoli. Nel 1998 il cimitero andò in bancarotta e fu rilevato dalla Forever Enterprises, che gli diede l’attuale nome e decise di mettere, come si usa dire, “a valore” l’area organizzazndo eventi musicali e proiezioni di film sul posto. L’ingresso, comunque, rimane gratuito. Come il viennese St Marks, lo Hollywood Forever è apprezzato come luogo per picnic domenicali; e come il parigino Père Lachaise, numerose sono le celebrità ivi sepolte, a cui la gente va a rendere omaggio. Tra i moltissimi, nominiamo solo Cecil B.DeMille, Douglas Fairbanks Jr, Rodolfo Valentino e Judy Garland. Ci sono persino due membri del gruppo punk dei Ramones: cantavano I don’t wanna be buried / in a pet cemetery (Non voglio essere sepolto in un cimitero per animali), e direi che sono stati accontentati.

O no? In effetti, più che trarre, foscolianamente, ispirazione dagli illustri defunti (A egregie cose il forte animo accendono / l’urne de’ forti …), Arianna è rimasta colpita da un’altra caratteristica peculiare del cimitero. Lungo i viali, infatti, puoi incontrare numerosi pavoni. Passeggiano in libertà durante il giorno e sono chiusi in gabbia di notte e la domenica. A quanto pare, prima erano sempre in libertà, ma avevano il vizio di attaccare la gente, in specie gli anziani. Arianna assicura di averne visti persino due (pavoni, non anziani) impegnati nell’accoppiamento. Perché i pavoni? Fin dall’antichità, il pavone è simbolo di immortalità e resurrezione, perché si dice che il suo corpo non si decomponga. C’è un pavone anche nella catacomba di Priscilla, a Roma. Incidentalmente – ma questo sarebbe un conflitto di interessi con la confinante Paramount – il pavone è anche il simbolo del network NBC.

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Posted by on domenica, giugno 16, 2019 in Casoretto e dintorni |

L’uomo che camminava la gente

A Los Angeles, come mi racconta Arianna, la gente non ama camminare, attività che, del resto, è resa disagevole dalle lunghe distanze. New York, in particolare Manhattan, fa venire in mente masse di pedoni che percorrono le grandi Avenues; Los Angeles fa più pensare a vialoni contornati da palme e percorsi da auto che sfrecciano verso le spiagge di Malibu o le colline di Beverly Hills.

Così, magari non dovrebbe stupirci molto il fatto che, tre anni fa, Chuck McCarthy, aspirante attore barbuto, corpulento e disoccupato, per sbarcare il lunario si è inventato la professione di People Walker. Ovviamente, con apposita applicazione per smartphone e pagina Facebook dedicata. Ma senza dimenticare la cara vecchia pubblicità cartacea. Infatti (vedi foto), come a Casoretto puoi trovare gli annunci di chi ha perso il gatto, o offre ripetizioni di matematica, o cerca compagni di stanza, ecco che su un palo della luce Arianna si è imbattuta nella pubblicità del People Walker. Così si presenta il cartello:

  • Hai bisogno di una motivazione per camminare?
  • Non ti senti sicuro a camminare da solo?
  • Hai voglia di incontrare un estraneo e farti una camminata?

In pratica, Chuck si mette a disposizione di chiunque voglia essere accompagnato, per passeggiare (anche in zone non considerate sicure) e fare quattro chiacchiere, per lo più superficiali. Il costo è di 7 dollari al miglio (più o meno 3,88 euro a chilometro, facendo la tara del cambio e delle equivalenze). Direi che, meglio di un’analisi sociologica, la pubblicità illustra molti dei problemi della quotidianità losangelina. Sulla candida T-shirt di McCarthy, sotto PEOPLE WALKER, c’è scritto, con audacia sintattica, WE WALK PEOPLE. Ovvero, NOI CAMMINIAMO LA GENTE. Inevitabilmente, non posso guardare la foto senza ricordare, con un sorriso, il caro vecchio L’uomo che usciva la gente di Maccio Capatonda …

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Posted by on sabato, giugno 15, 2019 in Pillole di Blog |

La Grande Versilia

Come sapete, questa settimana mia figlia Arianna è in trasferta a Los Angeles, dove il suo pezzo teatrale Extraordinary Aliens (scritto in collaborazione con Flavia Sgoifo e Bianca Waechter) partecipa allo Hollywood Fringe Festival. Tra una rappresentazione e l’altra (la prima è stata lunedì, la seconda sarà stasera) ha ovviamente molto tempo per fare turismo, e osservare l’esotica California, apparentemente molto più aliena di New York ai nostri occhi europei.

La sua prima impressione, confermata sul filo dei giorni, è stata Sembra Forte dei Marmi. Bisogna sapere che, grazie alla famiglia di mio marito che da decenni affitta una casa per l’estate, Arianna ha un’antica consuetudine con la riviera versiliese: Forte dei Marmi – che a me personalmente non entusiasma, preferisco l’Adriatico – è la sua spiaggia del cuore fin dall’infanzia. Ebbene, altro che esotismo: Los Angeles ricorda ad Arianna una Versilia molto più in grande. Palme, sole, spiagge, ville, poca gente in giro, lunghe distanze tra un punto di riferimento e l’altro, tutti in automobile. I film e le canzoni mitizzano un po’ troppo la vita di Los Angeles rispetto a quella di New York. Basti pensare a Io e Annie, con le opposte visioni dei personaggi interpretati da Tony Roberts e Woody Allen. O al brusco inizio della canzone di Randy Newman I Love L.A., dove viene detto a tutte lettere I hate New York City, it’s cold and damp / and all the people dressed like monkeys (Odio New York City, è fredda e umida, e tutti si vestono come scimmie). Ascoltando bene la canzone di Newman – che evoca la South Bay e la East Valley, dove “il sole splende sempre” e “tutti sono molto felici”, qualche dubbio comunque s’insinua: c’è un rapido accenno a “un barbone inginocchiato” che rovina un po’ il quadro di “un altro giorno perfetto”. Tra gli splendori dei Boulevard e degli Studios, Los Angeles ospita anche Skid Row, quartiere centralissimo a est di Main Street, dove vivono tra 5.000 e 8.000 senzatetto. Si sa che, al contrario che in Europa, in molte città statunitensi la povertà è in centro (Downtown) e l’agio in periferia (Suburbs). E, se New York è la città che non dorme mai, Los Angeles, dopo il tramonto, anche nelle zone più belle e curate, si desertifica pericolosamente. Per una donna sola non è certo l’ideale e, in difetto di mezzi pubblici, affidarsi ai taxi (che in California significa Uber) è praticamente obbligatorio. In Versilia basterebbe la bicicletta …

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