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Posted by on mercoledì, maggio 26, 2021 in Midrash | 0 comments

Omaggio a Bob Dylan – Desolation Row (sesta strofa)

Poiché il lupo perde il pelo ma non il vizio, Giorgio Guelmani si ostina a commentare la canzone Desolation Row di Bob Dylan, strofa per strofa.

1     Dr. Filth, he keeps his world
Inside a leather cup
But all his sexless patients
They’re trying to blow it up
5     Now his nurse, some local loser
She’s in charge of the cyanide hole
And she also keeps the cards that read
“Have Mercy On His Soul”
They all play on penny whistles
10    You can hear them blow
If you lean your head out far enough
From Desolation Row

1-4. Il Dottor Abominio tiene rinchiuso il suo mondo in una tazza di cuoio. Ma tutti i suoi pazienti asessuati stan cercando di farla saltare. Devo ammettere che, prima di accingermi al gran comento (per dirla con l’Alighieri), ero convinto che il Dr. Filth fosse il personaggio di qualche fumetto, o B-movie, di fantascienza o di horror, tipo L’abominevole dottor Phibes o simili. Invece, un Dr. Filth -nome proprio non esiste. La parola, in inglese, si può rendere con sporcizia, sudiciume, lordura, oscenità, schifezza. Tito Schipa (TSJ) e De Gregori 2015 (RDG), traducono con Dottor Lurido, mentre la prima traduzione di De André (DADG) salta l’intera strofa. Mi sono preso la libertà di tradurre Dottor Abominio, per richiamare la biblica abominazione della desolazione (Matteo 24:15 e Daniele 9:27), e l’atmosfera da distopia post-apocalittica della canzone. Gli interpreti si sono divisi in due sull’identificare il Dottore. Per alcuni si tratta del Dottor Freud, e per estensione della psicanalisi. Lo farebbe pensare il nome Filth (stessa iniziale, e stesso numero di lettere, cinque, di Freud), e la successiva introduzione dei pazienti asessuati. La psicanalisi si sarebbe convertita / pervertita in una dottrina che opprime e sopprime la sessualità delle persone, un tappo che deve essere fatto saltare per raggiungere una liberazione completa. Altri interpreti identificano Filth con il Dottor Mengele, o qualche altro dei medici coinvolti in mostruosi esperimenti sui prigionieri dei campi di sterminio. Nella tazza di cuoio ci sarebbero i resti umani dei “pazienti”, magari pezzi di organi sessuali. Personalmente, darei più credito alla seconda interpretazione per due motivi: 1) in tutta la canzone Dylan è ossessionato da un possibile ritorno o avvento del nazifascismo; 2) al contrario, la psicanalisi non rientra tra le sue tematiche preferite (Dylan non è Woody Allen). Ci può essere anche un richiamo al libro di Ken Kesey One flew over the Cuckoo’s nest, scritto nel 1962 e adattato per il cinema da Milos Forman nel 1975. In effetti, nel libro ci sono una rivolta dei pazienti di un ospedale psichiatrico, e un’infermiera dal pugno di ferro (vedi strofa successiva).

5-8. Ora la sua infermiera, una sfigata del posto, ha la responsabilità della fossa del cianuro. Inoltre, tiene le carte su cui si legge “Abbiate Pietà Della Sua Anima”.  Proprio nel 1965 uscì il libro The nazi seizure of power. Experience of a single German town 1930-1935,  dello storico William Sheridan Allen (traduzione italiana presso Einaudi: Come si diventa nazisti). Parla di una piccola città (Thallburg, nella regione di Hannover, diecimila abitanti circa), tradizionalmente socialdemocratica, dove in pochi anni il partito di Hitler riuscì a penetrare e a divenire egemone, sfruttando la paura della depressione economica, la disoccupazione dilagante, le paure della classe media. Il racconto di come, poco a poco, non per effetto di un colpo di stato improvviso, ma di una lenta disgregazione del legame sociale, i bravi cittadini di Thallburg divennero nazisti, è anche oggi impressionante e ammonitore. Non possiamo sapere se Dylan abbia letto, o sentito parlare del libro di W.S.Allen mentre scriveva la canzone. Ma è così funziona, spesso, il consenso alle dittature: un local loser, una persona qualsiasi della classe media in crisi di status e identità, può trovare una sua rivalsa divenendo una zelante pedina del regime. La sfigata locale si percepisce come una buona cristiana (RDG: recita il rosario), prega per l’anima del Dottore, ma nel contempo ne custodisce le riserve di veleno mortale.

9-12. Tutti quanti suonano fischietti di latta, puoi sentirli soffiare se sporgi la testa abbastanza lontano dal Vicolo della Desolazione. Chi sono “tutti quanti”? Solo i pazienti? La misteriosa musica che suonano potrebbe essere un inno di rivolta? Oppure il Dottor Abominio e la Sfigata Locale sono riusciti a rabbonirli, e a organizzare un’ipocrita festicciola comunitaria, come se ne facevano in certi manicomi e persino in certi lager?  Comunque, il consiglio per l’ascoltatore è di sporgere la testa lontano dal Vicolo della Desolazione, per sentire bene cosa sta accadendo. Potrebbe essere un invito ad abbandonare la propria comoda nicchia (anche vivere tra gli emarginati o gli alternativi può essere un modo di evadere) ed affrontare la realtà, una realtà fatta di orrore e di ribellione all’orrore. Nota: il penny whistle è un flauto a fischietto, a sei fori (appartenente alla stessa famiglia del flauto dolce), largamente usato nella musica celtica. In italiano si chiama anche pemperino o flagioletto.

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Posted by on martedì, maggio 25, 2021 in Midrash | 0 comments

Omaggio a Bob Dylan – Desolation Row (quinta strofa)

E rieccoci all’appuntamento midrashico, in cui Giorgio Guelmani s’industria a commentare, strofa per strofa, la canzone Desolation Row di Bob Dylan. 

1     Einstein, disguised as Robin Hood
With his memories in a trunk
Passed this way an hour ago
With his friend, a jealous monk
5     He looked so immaculately frightful
As he bummed a cigarette
Then he went off sniffing drainpipes
And reciting the alphabet
Now you would not think to look at him
10    But he was famous long ago
For playing the electric violin
On Desolation Row

1-4. Einstein, travestito da Robin Hood, coi suoi ricordi in un baule, è passato di qui un’ora fa col suo amico, un monaco geloso.

Albert Einstein (1879-1955) è figura notissima anche nell’immaginario popolare come prototipo dello scienziato anticonformista, distratto e un po’ pazzo. Robin Hood è l’altrettanto iconico fuorilegge gentiluomo, protagonista di ballate e racconti popolari fin dal Quattordicesimo secolo. L’uomo di pensiero per antonomasia, quindi, si occulta sotto le vesti dell’uomo d’azione. Perché? Secondo alcuni, potrebbe essere il senso di colpa per avere contribuito (con la famosa lettera a Roosevelt dell’agosto 1939, in cui metteva in guardia sui progressi della Germania nazista nella fisica nucleare) alla scoperta della bomba atomica, con annesso incubo della guerra totale e della mutua distruzione assicurata (assai presente nelle canzoni del primo Dylan). Lo scienziato si mimetizza, ma non può liberarsi dei propri ricordi, che è come condannato a portarsi dietro in un baule (il mio peccato mi sta dinanzi del continuo). L’amico di Einstein è un monaco geloso: c’è un’allusione al difficile rapporto tra scienza e religione, con quest’ultima invidiosa e risentita per avere perso la sua importanza e la sua presa sulla gente a favore della scienza. C’è comunque un rapporto di amicizia, nel caso specifico: Einstein non era un ateo alla Dawkins, ma un agnostico con simpatie panteiste. Nota sulle traduzioni: DADG elimina l’allusione a Robin Hood (“Einstein travestito da ubriacone”) e il monaco (facendo rimare “baule” con “l’ultima Thule”); RDG dà a Einstein “un cappuccio sulla testa”, e attribuisce al monaco “un’aria circospetta”.

5-8. Sembrava così immacolatamente timoroso, mentre elemosinava una sigaretta, poi se n’è andato sniffando i tubi di scarico, e recitando l’alfabeto.

Fa tenerezza questo grande scienziato, ridotto a mendicare sigarette e a sniffare tubi di scarico, no? I commentatori vedono sia un’allusione alla distrazione e alla timidezza dell’uomo Einstein, certificata da numerosi aneddoti, sia alla misera condizione della scienza in generale, ridotta a formule vuote e incomprensibili ai più (la “recita dell’alfabeto” potrebbe alludere alla nota formula E=mc2). Dopo avere soppiantato la religione, la scienza è stata a sua volta sbalzata dal piedistallo – e dire che la canzone è di cinquant’anni fa, quindi Dylan non poteva certo pensare ai deliri contemporanei degli antivaccinisti, o dei credenti nelle scie chimiche …

9-12. Ora, a guardarlo, non lo penseresti, ma era famoso tanto tempo fa, perché suonava il violino elettrico nel Vicolo della Desolazione.

Vedi il vagabondo timido e tossico, e non ti verrebbe mai in mente il grande scienziato che fu: sic transit gloria mundi. E il violino? E’ noto che Einstein iniziò a studiare il violino all’età di sei anni, quando viveva a Monaco di Baviera; che Bach, Brahms e soprattutto Mozart erano i suoi autori preferiti; che aveva soprannominato Lina il suo violino preferito, lasciandolo in eredità al nipote Bernhard Caesar; che amava suonare in pubblico (anche se non esiste, a quanto pare, alcuna testimonianza sonora delle sue esibizioni). Non risulta, però, che Einstein suonasse il violino elettrico, strumento che cominciò a essere usato negli anni Venti, ma non ha mai avuto una grande diffusione commerciale fino agli anni Settanta. Forse qui non si parla più di Einstein e il violino, ma di qualcun altro. Chiunque conosca minimamente Dylan avrà già capito a cosa alludiamo. In effetti, il 25 luglio 1965, appena quattro giorni prima della primissima incisione in studio di Desolation Row, Dylan si esibì al Newport Folk festival (Rhode Island), appuntamento collaudato della scena folk, blues e bluegrass americana. Già da qualche mese aveva pubblicato il suo quinto album, Bringing it All Back Home, dove per la prima volta un intero lato del disco (il primo) lo vedeva accompagnato da una band elettrica (nel Lato B tornava alla sua classica formula voce -chitarra acustica -armonica). La sera del 25 luglio, come dicevamo, Dylan salì sul palco, dove aveva appena finito di esibirsi un gruppo di folk tradizionale, e, accompagnato da Mike Bloomfeld alla chitarra elettrica e Barry Goldberg al piano, interpretò Maggie’s Farm Like a Rolling Stone. Narra la leggenda che il pubblico fischiò sonoramente la performance di Dylan, considerandola un tradimento degli ideali (artistici e anche politici) del folk revival. Il grande Pete Seeger dichiarò: “Se avessi avuto un’ascia, avrei tagliato i cavi personalmente”. Successive rivisitazioni dell’episodio sostengono che in realtà sia il pubblico, che Seeger stesso, disapprovarono l’esibizione soprattutto a causa della pessima qualità del suono. Nel 2005 John Cohen, membro dei New Lost City Ramblers e cognato di Pete Seeger, sostiene che quest’ultimo temeva che i suoni distorti danneggiassero l’udito dell’anziano padre, che portava un apparecchio acustico. Comunque sia, Dylan la prese piuttosto male: quarant’anni dopo avrebbe dichiarato che la reazione negativa di Seeger (che Dylan vedeva come una figura paterna, essendo stato uno dei migliori amici del suo mito Woody Guthrie) era stata come un pugnale nel cuore. Qui si approfondì il solco di rancori e incomprensioni tra Dylan e una buona parte della sinistra musicale americana: ne riparleremo. In conclusione, la “questione elettrica” ci spinge a rileggere l’intera strofa: forse Einstein non rappresenta la Scienza, ma è una trasfigurazione di Dylan stesso, come lui un outsider: ebreo in mezzo ai Gentili, sperimentatore incompreso di nuovi orizzonti, intellettuale costretto a travestirsi da fuorilegge.

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Posted by on domenica, maggio 23, 2021 in Midrash | 0 comments

Omaggio a Bob Dylan – Desolation Row (quarta strofa)

Poiché il lupo perde il pelo, ma non il vizio, Giorgio Guelmani prosegue il commentario al Nobel per la Letteratura 2016. Oggi è il turno della quarta strofa di Desolation Row.

1      Now Ophelia, she’s ‘neath the window
For her I feel so afraid
On her twenty-second birthday
She already is an old maid
5      To her, death is quite romantic
She wears an iron vest
Her profession’s her religion
Her sin is her lifelessness
And though her eyes are fixed upon
10     Noah’s great raimbow
She spends her time peeking
Into Desolation Row

1-4. Ora Ofelia è sotto la finestra, ho così paura per lei.  Al suo ventiduesimo compleanno è già una vecchia zitella.

Ora appare, dall’Amleto di Shakespeare, Ofelia, la triste promessa sposa del principe danese, destinata (spoiler!) a morire suicida per annegamento. Stranamente, non ci viene presentata davanti o dietro la finestra, ma sotto (forse è sotto il balcone di Giulietta, visto che due strofe fa c’era Romeo?). Ofelia ha appena compiuto ventidue anni: da notare che, nel 1965 (epoca di composizione di Desolation Row), compiva ventidue anni Suze Rotolo. Chi è costei? Nata a Brooklyn nel 1943, cresciuta a Sunnyside nel Queens, figlia di attivisti del Partito Comunista Americano, è la ragazza che appare a braccetto con un giovane Dylan, sulla copertina del suo secondo disco, The Freewheelin’. Atttivista antirazzista e antinucleare, conobbe Bob Dylan a un concerto folk nel 1961. Andarono a vivere insieme all’inizio del 1962 (con una pausa di sei mesi perché Suze andò a studiare all’Università di Perugia), e la loro storia terminò nel 1964. Conoscendo Dylan, ci sta che abbia trasfigurato negativamente in una canzone una sua ex. Alla loro rottura è ispirata, in modo anche più crudo, la canzone Ballad in Plain D, decima traccia del suo album precedente, Another side of Bob Dylan.

5-8. Per lei, la morte è piuttosto romantica. Indossa un panciotto di ferro, la sua professione è la sua religione, il suo peccato è la sua mancanza di vitalità.

Dylan continua a delineare un ritratto acido della sua Ofelia -Suze. La descrive come una persona che non ama la vita e ritiene la morte romantica, come una bigotta che indossa un cilicio, come una donna noiosa che prende troppo sul serio il proprio lavoro. Una critica che, rasentando il luogo comune qualunquista, Dylan estende a tutte le persone animate da zelo religioso e/o politico. “La sua professione è la sua religione”, dopotutto, andrebbe bene anche per descrivere il protestante classico, per cui il lavoro è vocazione. Se si intende il nesso predicativo al contrario, si legge una critica contro la religione organizzata e tutti coloro che fanno della loro fede un lavoro.

9-12. E anche se ha gli occhi fissi sul grande arcobaleno di Noè, passa il tempo a curiosare dentro il Vicolo della Desolazione.

In ultimo, ecco l’accusa di ipocrisia: Ofelia tiene lo sguardo fisso sull’arcobaleno (la promessa divina di nuovi cieli e nuova terra? il sol dell’avvenire del socialismo?), ma non può fare a meno di curiosare, anche morbosamente, nel mondo immorale, duro, spietato, eppure così eccitante del Vicolo della Desolazione. Bisogna dire che, come spesso accade, la Suze Rotolo in carne e ossa non seguì il triste destino che il suo ex le presagiva. Wikipedia ci informa che, lungi dal suicidarsi giovane come il suo modello shakesperiano, Rotolo viaggiò per il mondo, si sposò, ebbe un figlio, proseguì nel suo attivismo politico e nel suo lavoro di artista, illustratrice e operatrice di teatro di strada. Partecipò a documentari sulla New York degli anni Sessanta. Morì nel 2011 di cancro al polmone, dopo aver lottato una vita intera per togliersi l’etichetta di “prima musa di Dylan”. Tardivamente, nel 1985, Dylan chiese scusa per la canzone Ballad in Plain D, ammettendo “devo essere stato proprio uno schmuck a scriverla. Tra tutte le canzoni che ho scritto, questa potevo risparmiarmela”. (Schmuck è un termine yiddish che significa più o meno scemo).

Appendice. Anche i Grandi sbarellano.

Come si sarà capito, questa quarta strofa rappresenta il punto più basso del poema dylaniano, con un attacco ad hominem (anzi ad feminam) dalla scarsa portata visionaria. Sarà per questo che la prima versione italiana della canzone, la DADG (1974), ha stravolto la strofa sino a renderla irriconoscibile. Leggiamo come l’hammo fatta diventare De André e De Gregori:

I tre Re Magi sono disperati / Gesù Bambino è diventato vecchio / e Mister Hyde piange sconcertato / vedendo Jekyll che ride nello specchio. / Ofelia è dietro la finestra / mai nessuno le ha detto che è bella / a soli ventidue anni / è già una vecchia zitella. / La sua morte sarà molto romantica / trasformandosi in oro se ne andrà /per adesso cammina avanti e indietro /in via della Povertà.

Ogni commento è superfluo. Può essere interessante annotare che, rivedendo la traduzione nel 2015, Francesco De Gregori ha completamente eliminato la strofa.

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Posted by on venerdì, maggio 21, 2021 in Midrash | 0 comments

Omaggio A Bob Dylan – Desolation Row (terza strofa)

 Torna la Desolazione! Giorgio Guelmani insiste nel commentare, verso per verso, l’enigmatica “Desolation Row” di Bob Dylan. 

1      Now the moon is almost hidden
The stars are beginning to hide
The fortunetelling lady
Has even taken all her things inside
5      All except for Cain and Abel
And the hunchback of Notre Dame
Everybody is making love
Or else expecting rain
And the Good Samaritan, he’s dressing
10     He’s getting ready for the show
He’s going to the carnival tonight
On Desolation Row

1-4. Ora la luna è quasi nascosta, le stelle cominciano a nascondersi. La signora che legge la fortuna ha persino portato dentro tutte le proprie cose.

Potrebbe essere una banale descrizione dell’alba (così la interpreta DADG: “mentre l’alba sta uccidendo la luna, e le stelle sono quasi nascoste”), ma sicuramente c’è sotto qualcosa di più, e di peggio. Altrimenti perché l’indovina (che dovrebbe saperne di più degli altri, e svolge i suoi commerci di notte) starebbe portando dentro le proprie cose? Come vedremo nei prossimi versi, si sta preparando una perturbazione temporalesca. TSJ traduce hidden hide con sparita sparire, accentuando il sapore catastrofico della scena. Cfr. Matteo 24: 29 (“la luna non darà più il suo splendore, le stelle cadranno dal cielo”), o Apocalisse 6: 12-13 (“la luna diventò tutta come sangue, le stelle del cielo caddero sulla terra”).

5-8. Esclusi Caino e Abele, e il gobbo di Notre Dame, tutti stanno facendo l’amore, o altrimenti stanno aspettando la pioggia.

Anche in questa quartina, DADG attenua la portata del fenomeno atmosferico in arrivo, chiosando (per esigenze di rima) “aspettando che venga la pioggia ad annacquare la gioia ed il dolore”. Compaiono qui altri tre personaggi dell’immaginario: due dalla Bibbia (Caino e Abele), uno dalla letteratura (Quasimodo, il Gobbo di Notre Dame). Un commentatore americano sostiene che il comportamento di “tutti” rappresenta i possibili modi di affrontare un cataclisma imminente: o annegare le preoccupazioni nell’edonismo (fare l’amore), o prepararsi con fatalismo al Diluvio inevitabile. Ne restano fuori Caino e Abele, prigionieri della loro faida familiare nei rispettivi ruoli di carnefice e vittima, e il Gobbo. Chi è nato dopo il 1990 associa il Gobbo di Notre Dame al cartone animato Disney, che pur non nascondendo gli aspetti più cupi della storia (tra cui l’oscurantismo religioso e il razzismo) trasforma la figura del campanaro sciancato, sordo e orbo in un emarginato dal cuore d’oro, che canta e balla coi Gargoyle come Cenerentola coi topini. Dylan ha invece negli occhi il film muto del 1922, interpretato da uno dei suoi attori preferiti, Lon Chaney, assai più tragico nell’ambientazione e soprattutto nel finale (fedele al romanzo di Victor Hugo). Emarginato persino dalla comunità di spostati del Vicolo Desolazione, Quasimodo non trova conforto nel prepararsi al Diluvio, né c’è nessuno disposto a fare l’amore con lui.

9-12. E il Buon Samaritano si sta vestendo, si sta preparando per lo spettacolo. Stanotte andrà al Carnevale, nel Vicolo della Desolazione.

Ecco un altro personaggio che non partecipa all’agitazione generale per il Diluvio imminente: direttamente dalla parabola di Gesù (Luca 10: 29-37)ecco a voi il Buon Samaritano. Facile immaginarselo davanti allo specchio (RDG: si mette in tiro per il Gran Galà) ad aggiustarsi il cravattino: con una sfumatura che lascia pensare a un tocco d’ipocrisia, DADG precisa “sta affilando la sua pietà”. Altri commentatori suggeriscono, invece, che la sua bontà è autentica. Ed è proprio la sua bontà che gli consente di trovare gioia e divertimento (il Carnevale) nel Vicolo della Desolazione. Egli sa che il Diluvio non è l’ultima parola: dopo verrà l’Arcobaleno (l’arcobaleno di Noè sarà citato nella prossima strofa, la quarta), e quindi può permettersi di progettare il futuro, di prepararsi già all’alba per una festa che avverrà la sera dopo. Un’interpretazione alternativa è che fare il bene degli altri, nel Vicolo della Desolazione, ti rende un fenomeno da baraccone, degno di essere esibito al Carnevale.

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Posted by on giovedì, maggio 20, 2021 in Midrash | 0 comments

Omaggio A Bob Dylan – Desolation Row (seconda strofa)

Prosegue il viaggio di Giorgio Guelmani nella poetica di Bob Dylan. Oggi vi proponiamo il commento alla seconda strofa di “Desolation Row” .

1     Cinderella, she seems so easy
It takes one to know one, she smiles
And puts her hands in her back pockets
Bette Davis style
5     And in comes Romeo, he’s moaning
“You Belong to Me I Believe”
And someone says, “You’re in the wrong place my friend
You’d better leave”
And the only sound that’s left
10    After the ambulances go
Is Cinderella sweeping up
On Desolation Row

1-4. Cenerentola sembra così facile. “Chi lo dice sa di esserlo,” sorride. E si mette le mani nelle tasche di dietro, in stile Bette Davis.

Incontriamo qui un primo assaggio di quella che è una costante di Desolation Row: l’affastellamento di personaggi, in parte reali (viventi o no), in parte dell’immaginario. Quello che oggi si chiamerebbe un crossover. Ce n’è un altro esempio nello stesso disco, la canzone Tombstone Blues, dove incontriamo tra gli altri Giovanni Battista, Cecil B.De Mille e Jack lo Squartatore a capo della Camera di Commercio. Qui troviamo subito Cenerentola, più quella di Walt Disney che quella dei fratelli Grimm. Non è però la ragazza passiva in attesa della Fata Madrina o del Principe Azzurro: il suo atteggiamento è disinvolto, quasi provocatorio. Infatti risponde a tono al Narratore, che la definisce “facile”. Viene evocato lo stile di Bette Davis (1908-1989), all’epoca vivente. Non risultano ai commentatori film in cui Davis tenga le mani nella tasca posteriore dei pantaloni: è più un riferimento generico all’assertività mostrata dalla diva in molti suoi film.

5-8. Ecco entra Romeo, sta gemendo. “Tu mi appartieni, credo.” E qualcuno dice “Sei nel posto sbagliato, amico. Faresti meglio ad andartene.”

Come in teatro, ecco farsi avanti un altro personaggio, Romeo. Il giovane innamorato shakesperiano non sembra molto convinto, visto che pronuncia la sua dichiarazione d’amore gemendo e corredandola con un dubitativo “credo”. Forse si aspettava di trovare Giulietta? Puntualmente un ignoto Qualcuno (potrebbe essere la controparte della “squadra antisommossa” della prima strofa), gli fa notare che è nel posto sbagliato. In un certo senso, tutti i personaggi che incontreremo sono nel posto sbagliato, visto che appartengono a realtà e immaginari ben distanti tra loro. In particolare (come si vedrà anche nella settima strofa, col destino di Casanova) il Vicolo della Desolazione non è un paese per seduttori.

9-12. E l’unico suono che rimane, dopo che le ambulanze se ne sono andate, è Cenerentola che spazza nel Vicolo della Desolazione.

Evidentemente Romeo è stato oggetto di violenza, o da parte dell’ignoto Qualcuno o per propria mano. Perché più di un’ambulanza? Probabilmente c’è stata una colluttazione e qualcun altro è rimasto ferito (anche in Shakespeare, Romeo uccide Paride prima di suicidarsi sulla tomba di Giulietta). Cenerentola sembra tornata alla casella di partenza, di nuovo da sola. Ma la sua situazione è peggiorata: la donna sicura di sé è ora la ragazza condannata ai lavori umili. Alcuni commentatori sostengono che l’esperienza dell’incontro mancato con Romeo le ha fatto prendere coscienza della triste realtà del Vicolo della Desolazione. Lo spazzare per terra potrebbe essere una reazione nevrotica, o un tentativo di ripulire il sangue versato nella lotta tra Romeo e i suoi nemici.

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