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Posted by on domenica, aprile 19, 2020 in Racconti |

Lettera a un’amica

Cara Lia, stamattina mi sono svegliata alle sei e c’era una luna perfetta da boom economico e da anni prosperi, inadatta a questa quarantena che stiamo vedendo. Eppure essa occhieggiava in un cielo limpido, in un’aria pulita che non ricordavo più, semmai una volta qui a Milano ci fosse stata. La luna è una condizione dello spirito quando appare all’alba, ti fa capire che i contrasti nella vita esistono e che questo è il momento di guardarli in faccia, perché tanto non possiamo fare altro. Ti puoi sedere e puoi ricordare quella che eri e che hai tradito perché così è stato più comodo e più semplice. Puoi guardare negli occhi tuo marito e dirgli che tanti anni fa, durante una festa inutile, poteva fare a meno di fare l’occhiolino a quella conoscenza comune. Che ci sei stata male per quella cosa fatta più per cortesia che per altro, che ti ha fatto sentire piccola piccola. Puoi alzare il telefono e dire a quella persona del tuo passato che ogni tanto si fa viva e che favoleggia dei tempi andati che non siamo come i giapponesi e che l’arte del kintsugi la lasci fare a loro. Certe cose non si aggiusteranno più e è ora di voltare pagina e di guardare avanti. È ora però anche di ripescare quelle vecchie fotografie in un album e di piangere chi non c’è più perché i morti ogni tanto hanno bisogno delle nostre lacrime e del nostro respiro. Poi quando vedi tuo figlio in videochiamata digli che gli vuoi bene e che ci sei sempre ma che ormai è adulto ed è ora che le cose se le sbrighi da solo. È ora di tornare a ridere per le schiocchezze, un riso di pancia che ti scarica e ti fa bene al cuore. Io ci sono sempre per le nostre chiacchierate. E guarda la luna anche tu, Lia, una luna così non ci ricapita più.
Tua Tiziana
 
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Posted by on sabato, aprile 18, 2020 in Scuola e dintorni |

Nuove frontiere della didattica a distanza

Anche il Liceo delle Scienze Coreutiche Lucas Stephen Grabeel (LSC LSG, per gli amici), dal 24 febbraio aveva chiuso i battenti causa emergenza Covid-19, e docenti e discenti avevano dovuto entrare, per amore o per forza, nell’Era della Didattica a Distanza. Irriducibili adepti del tutto-cartaceo e analfabeti digitali avevano dovuto convertirsi rapidamente e in modo confuso, stante la mancanza di chiare indicazioni ministeriali. Il Preside Pigliaceli ogni due settimane si innamorava di una nuova App per lezioni, riunioni e classi virtuali, iscriveva tutta la scuola e inviava le credenziali d’accesso a docenti e studenti. Computer, tablet, smartphone erano saturi di applicazioni. La collega Segalosso (biologia) lamentò che aveva dovuto mettere in cantina la sua copia dell’Anatomia del Grey (firmata con dedica da Shonda Rhimes in persona) per fare spazio nella sua biblioteca a un raccoglitore a buchi pieno di password. Ogni mattina i professori si collegavano e sui loro monitor comparivano le facce, talvolta spaurite e disorientate, talvolta strafottenti, il più delle volte insonnolite, dei loro ragazzi e ragazze, e tentavano di spezzare il pane del sapere a distanza. L’indicazione era quella di rispettare il più possibile l’orario, ma c’era chi sconfinava nell’ora dei colleghi, e chi convocava le classi in orari improbabili o in giorni festivi. C’era chi aveva una pianificazione ferrea da qui a fine anno, e chi ogni mattina improvvisava, con esiti opposti: alcuni rivelavano insospettati talenti da stand up comedian, altri si impappinavano al microfono e perdevano il filo. La docente di Danza Classica mostrava i passi principali davanti allo schermo. Poi un giorno scivolò facendo una pirouette, e da allora si accontentò di mandare i link YouTube alle migliori scene di Giselle o Coppelia. Si era ben presto capito che non ci sarebbero state bocciature, ma il problema delle verifiche restava. Le piattaforme più sofisticate offrivano la possibilità di simulare al massimo della fedeltà il compito in classe, assegnando test e compiti da svolgere in tempo reale. Se no, si mandava via mail il compito da fare, che gli studenti restituivano regolarmente incompleto, illeggibile o in ritardo. La cosa più difficile da fare in modo ottimale erano le interrogazioni. A questo fu dedicato il Consiglio di Classe della Prima Kappa di quel venerdì pomeriggio. Era l’ultimo della settimana, e l’ultimo che si sarebbe tenuto a distanza con l’applicazione Mooz, la prediletta delle Squadre Speciali del Mossad. Da lunedì si sarebbe passati a Ciciareminsema, la prima App a chilometro zero, realizzata dai programmatori Brambilla e Frugnazza del Polo Tecnologico di Mozzate Vilcoso (Lecco). Il coordinatore, il prof di Francese Vereno Panigada, entrò subito in medias res: “Le interrogazioni che facciamo sono irregolari. Chi ci garantisce che questi adolescenti non imbroglino? Potrebbero farsi suggerire le risposte da un genitore o un fratello, leggerle sul cellulare, tenere il libro vicino. Senza contare che la sicurezza è un colabrodo, e bande di hacker russi e cinesi si infiltrano ogni giorno. Aspetto proposte.”

Le proposte fioccarono: ogni docente conosceva un collega che conosceva un altro collega, o un amico che aveva figli in altre scuole. Riassunto delle proposte formulate:

1) interrogare gli studenti da bendati (gli studenti, non i docenti);

2) chieder loro di rispondere alle domande mettendosi di profilo;

3) far loro alzare le mani durante l’interrogazione, per essere sicuri che non impugnino cellulari;

4) per esaltare l’interdisciplinarietà, richiedere loro di fare un passo di danza classica mentre rispondono;

5) chiedere di spegnere tutte le luci nella stanza;

6) fare indossare agli studenti un cappuccio stile Beati Paoli o una maschera di Halloween;

7) varie ed eventuali.

La videoseduta del Consiglio di Classe durò tre ore e non arrivò a nessuna decisione: ognuno difendeva a spada tratta la propria proposta e stroncava quelle altrui. Concordarono che ognuno avrebbe provato a modo suo, e poi si sarebbero rivisti.

Già dalla mattina dopo, su tutte le caselle mail dei docenti cominciarono ad arrivare (al posto dei soliti Enlarge Your Penis o L’Ultimo Investimento di Jovanotti Ha Lasciato a Bocca Aperta gli Esperti) decine di messaggi spam con collegamenti a siti di bondage o all’Enciclopedia universale del sadomaso. Gli hacker russi e cinesi avevano colpito ancora.

 

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Posted by on lunedì, aprile 13, 2020 in Pillole di Blog |

La mangiatrice di specchi

In questa strana Pasqua di quarantena sono riuscita a realizzare un mio piccolo desiderio goloso: al supermercato Simply ho trovato l’ultimo esemplare disponibile nel quartiere di uovo di Pasqua Perugina (fondente). Quel che lo distingue dagli altri è il fatto che all’interno contiene, oltre alla consueta sorpresina, tre Baci Perugina. Lo so che ora la cara vecchia Perugina, simbolo della mia Umbria natale, è stata assorbita da una multinazionale senza volto e senza scrupoli, ma l’uovo di Pasqua ricorda la mia infanzia, ed è un simbolo di resurrezione, che poi alla fine è il vero significato della Pasqua. Dopotutto, i grandi piaceri della vita nascono da piccole cose: la sorpresa (un braccialetto di bigiotteria che ho promesso di passare ad Arianna), e soprattutto il Bacio Perugina. E chi dice Bacio dice bigliettino: come nei Fortune Cookies cinesi, trovi un fogliettino di carta plastificata con una citazione. Quella di ieri era di Katherine Mansfield (1888-1923, scrittrice neozelandese) e diceva: la felicità è come quando si inghiotte improvvisamente uno specchio splendente di sole nel pomeriggio.

Devo ammettere che l’immagine di una tizia che si inghiotte (oltretutto, improvvisamente) uno specchio mi ha turbato. Fa pensare alle vecchie fiere di paese dove c’erano i mangiatori di spade e di vetro. Il bigliettino riportava anche la stessa citazione in inglese, francese e tedesco (lingue che conosco più o meno bene) e già qualcosa ho sospettato. Sono andata a controllare anche in Rete. La frase originale, un po’ più lunga, dice happiness is like when you are overcome suddenly by a feeling of bliss as though you’d suddenly swallowed a bright piece of that late afternoon sun.

Più o meno: La felicità è come quando si è improvvisamente sopraffatte da un senso di benedizione, come se tu avessi improvvisamente inghiottito un luminoso spicchio di quel tardo sole di pomeriggio.

Capito? A parte la compressione sommaria della citazione, spicchio, non specchio. Il banale cambio di una vocale trasforma una giovane che assapora il sole del tardo pomeriggio in una mangiatrice di vetro da circo foraneo. Un po’ come in quel vecchio racconto di Achille Campanile dove il refuso della segretaria di uno scrittore trasformava il noioso La caduta di un regno nell’irresistibilmente comico La caduta di un ragno. Fa un po’ specie che una multinazionale miliardaria come la Nestlé risparmi al punto da non controllare quello che stampa, ma tant’è.

Tutto ciò non ci toglierà mai il piacere di un Bacio, che come tutti sanno è un apostrofo rosa tra le parole Io non correggo le bozze.

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Posted by on domenica, aprile 5, 2020 in Scuola e dintorni |

Scandalosa Gilda

Come insegnante, il mio sindacato di riferimento è la Gilda. Nato nel 1988, da sempre si batte per la valorizzazione della professione docente, per la scuola pubblica, per il ruolo costituzionale dell’istruzione. Non hanno mai ceduto alle sirene della scuola-azienda e del preside-manager, e questo mi basta. Il nome si richiama a quello delle corporazioni medievali tese alla salvaguardia della “qualità” della professione contro le oligarchie feudali, come si legge su Wikipedia. “Gilda” viene forse dal germanico gelten (valore), o dall’anglosassone gylta (società religiosa). Ma proprio chi cerca il nome del sindacato su Wikipedia deve superare la pagina di disambiguazione, perché Gilda è un nome multisenso e assai evocativo.

Indimenticabile è il film Gilda di Charles Vidor (1946) che consacrò la grande Rita Hayworth nel ruolo omonimo di femme fatale. Difficile non visualizzare, quando si parla del sindacato, la figura di un’insegnante che fuma e canta Amado mio.

Il nome proprio, così sensuale, è la scorciatura dello zitellesco Ermenegilda, derivato dal visigoto Hermenegild (“che ha valore e consistenza”). Per gli appassionati del Martiriologio cattolico, sant’Ermenegildo si festeggia il 14 aprile, in onore di un principe visigoto che fu fatto giustiziare dal padre per avere abbandonato l’Arianesimo.

Scandalosa Gilda è il titolo di un film erotico del 1985 di e con Gabriele Lavia, una torbida quanto banale storia tra un disegnatore di fumetti spinti e una donna dell’alta borghesia romana (Monica Guerritore). A detta della critica, la parte migliore del film è l’inserto a cartoni animati (stile Mary Poppins), intitolato Scandalosa Gilda nel paese di Cazziglia.

Con queste premesse, non vi stupirà quel che sto per raccontarvi. Su Facebook seguo abitualmente le pagine della Gilda di Piacenza (soprattutto) e della Gilda di Venezia, sempre puntualmente informate, di grande aiuto in questo periodo in cui all’incertezza esistenziale del vivere in mezzo a una pandemia si aggiunge quella normativa per noi insegnanti, costretti ad avventurarci nel territorio sconosciuto della didattica a distanza, appesi a ogni di tipo di voce e indiscrezione su quando e come si concluderà questo strano anno scolastico.

Un giorno, mi è venuta la curiosità di controllare se esisteva una pagina FB della Gilda della mia città. ovviamente, ho digitato Gilda Milano. Sorprendentemente, il sindacato è solo al quarto posto nell’ordine dei risultati della ricerca. Al primo posto, stranamente ma non troppo, c’è una signora Gilda Milano che mostra le poppe con un sorriso malizioso e l’invito Vieni qui e divertiti con me caro, contattami al link sottostante. Al secondo posto, una Gilda Milano di Posillipo, persona normale che posta foto di cibo e di un bel bambino sorridente. Al terzo posto, Gilda Milano è una ASD (Associazione Sportiva Dilettantistica) e centro studi sulla scoliosi, fondato nel 1986. Al quarto posto finalmente trovo come immagine di copertina il familiare simbolo del sindacato. Come foto del profilo ha la piazza del Duomo, ma nessun post dedicato a questioni scolastiche. In compenso le informazioni del profilo ci comunicano che il film preferito è Rain Man e una delle pagine seguite ha il bizzarro nome di Suhello Cammello Chebordello. La vera e propria pagina della Gilda di Milano sta al quinto posto, ma posta veramente pochissimo. Da quando è iniziata la quarantena solo un video demenziale con il sindaco di Lucera.

Mi sa che continuerò a seguire la Gilda di Piacenza e Venezia, anche se non è la mia città. E vi consiglio di non contattare Gilda Milano se siete alla ricerca di informazioni normative, didattiche o pensionistiche, altrimenti potreste vedervi offrire ben altre prestazioni …

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Posted by on sabato, aprile 4, 2020 in Casoretto e dintorni |

Werner Fugazza e le poste impestate

Era un martedì di fine marzo. Mentre Werner Fugazza trascorreva a casa il suo turno di ferie forzate, chattando piacevolmente con colei che si presentava come La Punitrice di Visegrad (in realtà era un perito agrario di Viserbella, ma questa è un’altra storia), nell’ufficio postale di via Stazio accadeva un piccolo dramma, non infrequente in epoca di Coronavirus. Un collega del quale non si faceva il nome (ma tutti sapevano che si trattava di Wilfredo Capamozza, addetto alla Filatelia Stocastica) era a casa da giorni con la febbre alta, e si diceva presentasse i sintomi della temibile malattia. Verso le quattordici la Direzione, sentite le competenti Funzioni e adottando un giusto approccio prudenziale, aveva deciso di chiudere la Filiale con effetto immediato e di disporre energici interventi di sanificazione, che sarebbero durati almeno una settimana. I presenti sciamarono fuori in ordine, cercando di evitare il panico e rispettare il distanziamento. Gli assenti vennero avvertiti tramite messaggio sulla casella di posta aziendale. In quel momento, Werner Fugazza giaceva sul suo letto, intento a smaltire il frugale pranzo (trippa con fegatini e gorgonzola), mentre si gustava il ponderoso documentario Comunardo e i suoi fratelli: le migliori autoreti del Ventesimo secolo.

Apparve una notifica sul suo smartphone nordcoreano, ma dopo aver visto il mittente (Ufficio Postale di via Stazio) la cancellò senza neanche leggerla, come sempre faceva.

Così, la mattina dopo, Werner Fugazza arrivò puntuale in via Stazio per presentarsi al lavoro, ma scoprì che la palazzina dove prestava la sua opera era chiusa, sbarrata, senza nessun avviso sul portone. (A dire il vero, su un palo della luce c’era un cartello con la scritta a pennarello FILIALE CHIUSA PER SANIFICAZIONE, ma Werner non lo notò). Aspettò dieci, quindici, trenta minuti pregustando le frecciatine con cui accogliere i colleghi ritardatari, ma niente. Cominciò a battere al portone, prima timidamente, poi con sempre maggiore violenza. L’unico risultato – oltre alla curiosità di passanti in mascherina – fu quello di far arrivare lo stesso carabiniere siculo già incontrato settimane prima.

“Menchia, ancora vussia? Favuriti autucirtificaziuni, ma non firmata dagli UFO o da Battimanni.”

Non disponendo di alcuna autorizzazione specifica a prendere portoni a pugni e calci, Werner Fugazza fu tradotto in questura, dove si sorbì un predicozzo (in vicentino stretto) del maresciallo Brusagatti, e tornò a casa gravato di una pesante multa.

La sua disavventura fece il giro del Web, riportata nella pagina Facebook Sei di Casoretto se sei di Casoretto, ma anche se non lo sei e avresti sempre voluto esserlo. In calce a un commento, Werner scoprì la notizia che gli mancava, cioè che la Filiale era chiusa per sanificazione. Offeso a morte perché nessuno gliel’aveva detto, , decise di non mettere più piede fuori di casa (almeno sino al termine delle scorte di Nutella), e di non tornare al lavoro finché qualcuno non l’avesse avvisato nelle dovute forme della riapertura.

Ma siccome Werner Fugazza continua sistematicamente a eliminare tutte le mail senza leggerle, ho idea che siamo in un cul de sac.

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