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Posted by on giovedì, settembre 20, 2018 in Arti Marziali |

Weekend F.I.K.issimo

Viva la F.I.K.! Da venerdì 21 a domenica 23 parteciperò allo stage nazionale di Karate-Do Shorin Ryu Kyudokan Higa Te a Caorle. Di conseguenza, mentre farò una scorpacciata di Arti Marziali, lascerò a riposo Wurstel e Streghe, e con essi il blog.

Ci si rivede la settimana prossima!

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Posted by on sabato, luglio 14, 2018 in Arti Marziali, Streghe |

La miracolosa coccinella

Ingredienti: liceali imbranati che si trasformano in supereroi, cattivi sghignazzanti, una metropoli da difendere. Suggerimento: non è Spiderman. Si tratta di Miraculous, serie animata franco-nippo-coreana, che ho scoperto ieri su Netflix e di cui ci siamo sparati cinque puntate (di 22 minuti ciascuna, non esageriamo) di fila. Sia chiaro, non sto parlando di Ingmar Bergman e neanche di Woody Allen, ma di un dignitoso prodotto di intrattenimento per tutte le età. I cartoni animati mi ricordano la giovinezza e le infinite maratone di Pokémon e altre giapponeserie che vedevo con Arianna prima che andasse alle superiori. In Miraculous, gli adolescenti con doppia identità sono due: la timida Marinette, figlia di panettieri, e il belloccio Adrien, figlio di un famoso stilista con tanto di villa superaccessoriata dietro la Tour Eiffel (la saga si svolge a Parigi). I due sono compagni di classe al Collège François Dupont: lei è disperatamente innamorata di lui, e lui, ambito da tutte le ragazze, non se la fila. Entrambi – con l’aiuto di un Kwami (spirito-animale guida: coccinella per lei, gattino per lui) e di un Miraculous, un oggetto prodigioso (orecchino rosso a pallini neri per lei, anello nero per lui) possono diventare supereroi, rispettivamente Ladybug e Chat Noir. I due collaborano amichevolmente quando sono trasformati, ma sono ignari delle rispettive identità segrete, come del resto – secondo classica convenzione del genere supereroico – la città intera le ignora, nonostante l’evidente somiglianza. Fa parte del gioco: sospensione dell’incredulità. Qualcuno ha detto una volta Un popolo che in ottant’anni non ha capito che Bruce Wayne e Batman sono la stessa persona, si merita Donald Trump, e anche peggio. 

C’è ovviamente, anche il Supercattivo. Un uomo tutto in grigio – del quale, almeno in queste prime puntate, si ignora l’identità – che da un laboratorio – lucernario comanda la sua armata di farfalle malvage, le Akuma (la parola significa “demone” in giapponese). Si chiama Papillon, e la sua particolarità è che non agisce in proprio. Piuttosto, scandaglia la città alla ricerca di persone frustrate, arrabbiate, vittime di un’ingiustizia o del destino cinico e baro. Quando ne individua una, manda una delle sue farfalle violacee a possederla. Il povero frustrato (spesso sono amici dei protagonisti) diventa schiavo delle sue emozioni negative e, guidato da Papillon, si trasforma in un Cattivo con superpoteri (esempio: imprigionare persone in bolle, scatenare tempeste di ghiaccio …). L’obiettivo di Papillon è provocare l’intervento di Ladybug e Chat Noir, attirarli in una trappola, sottrarre i loro Miraculous e accrescere il proprio potere con essi. Ovviamente, in ogni puntata, dopo aspra lotta, l’intervento finale di Ladybug (che da trasformata è molto più assertiva ed efficiente della sua versione di tutti i giorni) salva la metropoli catturando le Akuma e “purificandole”, cioè trasformandole in innocue farfalline bianche.

Ho trovato molto interessante il modus operandi di Papillon, perché mi ha ricordato quello della destra populista europea e americana di oggi. Agire sulle emozioni negative, sul senso di frustrazione e ingiustizia (reale), portare la gente alla rabbia e indirizzarne le energie verso falsi bersagli, a vantaggio esclusivo di chi tira i fili nell’ombra. Il compagno di classe timido o il bizzarro ometto che dà da mangiare ai piccioni si trasformano in mostri che creano confusione in città. Così oggi il vicino di casa che ama gli animali, la casalinga tutta santi e madonne, il vecchio compagno tanto di sinistra, dietro la tastiera si trasformano in stalker, in haters, in indignati con la bava alla bocca che invocano lo stupro per l’avversaria politica, i lager per i Rom, l’annegamento ai migranti. Senza che ci sia disponibile un Miraculous per disinnescarli.

La serie – per ora su Netflix c’è solo la prima stagione – ha prodotto, come gustoso sottoprodotto, dei bei video, rintracciabili su YouTube. In essi si vedono spezzoni di scene della serie a commento visivo di noti tormentoni latinoamericani, tipo il mai abbastanza deplorato Despacito o il volgare A mi me gustan Mayores. Non c’è che dire: con le immagini di Marinette e Adrien, diventano assai più sopportabili.

Un unico appunto: la sigla italiana, cantata da una tarda epigona di Cristina D’Avena, sfiora il ridicolo con il ritornello Miraculùs. Così, con l’accento, sulla U. La risata liberatoria parte, inevitabilmente.

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Posted by on sabato, giugno 2, 2018 in Arti Marziali |

Viva la FIK!

A fine ottobre 2017 , dopo un’estate di studio matto e disperatissimo e quattro giorni di corso a Trevi, sono riuscita a conseguire il diploma di Allenatrice della Federazione Italiana Karate (FIK). Alla mia età, è un bellissimo risultato. Adesso spero di mettere su un corso di Karate per adulti: un altro sogno da realizzare! Il diploma, tra un adempimento burocratico e l’altro, mi è stato consegnato solo ieri.

Qui voglio ringraziare il mio istruttore Andrea Favero, e i miei compagni e compagne di palestra che mi hanno sostenuto, e i miei cari (Giorgio e Arianna) che mi hanno spronato e incoraggiato. Ora viene il diffcile!

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Posted by on giovedì, maggio 10, 2018 in Arti Marziali |

L’ordalia curva

Chi vedeva, decenni fa, i cartoni televisivi dei Pokémon ricorderà certamente lo svampito Professor Oak (Quercia in inglese), l’anziano studioso dei simpatici mostriciattoli, che una volta all’anno reclutava ragazzini e ragazzine di dieci anni per disperderli nel vasto mondo alla ricerca di Pokémon da catturare e classificare. Nell’applicazione per cellulare, Pokémon Go, il suo ruolo è svolto dal più giovane Professor Willow (Salice) che all’avvio del gioco istruisce brevemente il tuo avatar, gli assegna un Pokémon e una borsa di oggetti. Poi il Professore svanisce dal gioco, evocato solo quando, eliminando un Pokémon dalla tua collezione, lo “trasferisci al Professore”.

Ora, da più di un mese, il Professore è tornato. Riprendendo il ruolo di mentore e maestro, ora si presenta nel fascino dei suoi capelli brizzolati e dei suoi penetranti occhi grigi. Assegna al giocatore prove e incarichi vari, e piano piano gli rivela che è stato avvistato il più Leggendario dei Leggendari: il Pokémon Mew, da cui, secondo certe pokégonie, discenderebbero tutti i Pokémon. Il gioco guadagna in complessità e interesse: da semplice sequenza di passeggiate, battaglie in palestra, catture di Pokémon selvatici, diventa più simile a un percorso d’iniziazione. Dapprima il professore ti chiede cose semplici: cattura tre Pidgey, fai venti evoluzioni, effettua dieci ottimi tiri; poi ti spinge a combattere in Palestre e Raid, o a catturare tipi specifici di Pokémon. In cambio, ottieni palle, punti, e la possibilità di incontrare Pokémon rari. Infine, ecco l’Ordalia Suprema: lancia una palla curva. E non solo una: due, tre, cinque, addirittura consecutive. E qui mi blocco: nonostante i tutorial video disponibili in Rete, o le pazienti spiegazioni di un bidello nerd, la mia scarsa manualità mi impedisce di conseguire l’obiettivo, se non casualmente e occasionalmente. Ma, senza palla curva, non si passa il livello. E così, addio Mew. Meglio votarsi a compiti più sempèlici, come trovare un primo ministro che metta d’accordo Salvini, Di Maio e Berlusconi, cosa non facile dopo che Voldemort, Sauron e Licio Gelli hanno abbandonato la politica attiva.

Diciamoci la verità: queste palle curve fanno girare un po’ le palle.

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Posted by on domenica, febbraio 18, 2018 in Arti Marziali |

Ludovico e i giapponesi

Siamo ancora impressionati per l’ultimo fatto di sangue avvenuto in una scuola statunitense. Il 14 febbraio, a Parkland, Florida, nella Marjory Stoneman Douglas High School, 17 persone (3 insegnanti e 14 ragazzi e ragazze tra i quattordici e i diciassette anni) sono state uccise da un diciannovenne, Nikola Cruz. Il giovane, senza precedenti penali ma già noto come persona disturbata, violenta e coinvolto in almeno un episodio di stalking, si era procurato legalmente (e senza troppe difficoltà) un AR-15, fucile semi-automatico già usato in altri recenti mass shootings. In molti Stati degli USA, per un giovane di quell’età è molto più difficile acquistare una lattina di birra che un’arma mortale. Una piaga, quella degli omicidi di massa, che negli USA tocca cifre impressionanti: se ne contano già 43 (con 84 vittime) fino al 17 febbraio 2018; nel 2017 furono 427 (con 591 vittime) e nel 2016 477 (606 morti). Senza contare i feriti. Dopo i tentativi di Obama di limitare la diffusione e la vendita delle armi, con Trump l’amministrazione è tornata alla vecchia retorica sul Secondo Emendamento e sul diritto incondizionato del cittadino di armarsi. Le soluzioni proposte sono ipocrite (“preghiamo per le vittime, invece di fare polemiche”), o demenziali (“diamo le armi anche a studenti e insegnanti”). Per fortuna da queste parti abbiamo a che solo con la Buona Scuola: se ci fosse anche la Scuola Armata non ne usciremmo vivi. Anche se poi vieni a sapere della Fiera delle armi leggere a Vicenza, allegramente sponsorizzata da tutte le forze politiche e produttive locali, e frequentata da famigliole entusiaste, e ti vengono i brividi …

Ad altre latitudini, la musica è diversa. Un caso estremo è quello del Giappone, dove nel 2014 (su una popolazione di 127 milioni di abitanti) ci sono state solo 6 (diconsi sei) persone morte per arma da fuoco (in Italia, con la metà della popolazione, erano state 781 nel 2012). Lì avere legalmente un’arma è difficilissimo (corsi di addestramento, test e controlli molto severi), pochissimi sono i negozi che le vendono, e la stessa polizia le usa solo in casi estremi, preferendo l’uso delle arti marziali (in particolare il kendo) in situazioni di crisi. Soprattutto, nella popolazione c’è un tabù culturale diffusissimo e radicato contro le armi da fuoco, che per secoli, al tempo dell’isolamento dell’arcipelago, non potevano neanche entrare, come ben sa chi ha visto qualche film di Kurosawa o L’ultimo samurai.

Un tabù culturale che non apparteneva, in passato, solo ai giapponesi. Mi piace concludere il post ricordando il Canto Nono dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Qui il paladino Orlando giunge a Dordrecht, in Olanda (città che poi sarà più nota per un famoso Sinodo calvinista), e affronta un negromante malvagio, tale Cimosco, dotato di un micidiale archibugio. Il nostro eroe – che evidentemente non aveva visto I predatori dell’arca perduta – vince il duello con Cimosco nonostante lo svantaggio tecnologico, e va a gettare il micidiale archibugio nel profondo del mare. Memorabili sono i versi con cui il Canto si conclude.

O maladetto, o abominoso ordigno,
che fabricato nel tartareo fondo
fosti per man di Belzebù maligno
che ruinar per te disegnò il mondo,
all’inferno, onde uscisti, ti rasigno.»
Così dicendo, lo gittò in profondo.

 

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Posted by on sabato, febbraio 10, 2018 in Arti Marziali, Politica |

Weekend in movimento

Sono ad Abano Terme per uno stage di Karate Kyudokan. Per questo fine settimana ho affidato il blog a Giorgio, che è appena tornato dalla manifestazione antifascista e antirazzista di Milano. In piazza come in palestra, ANTIFASCISMO SEMPRE!

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