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Posted by on giovedì, maggio 10, 2018 in Arti Marziali | 0 comments

L’ordalia curva

Chi vedeva, decenni fa, i cartoni televisivi dei Pokémon ricorderà certamente lo svampito Professor Oak (Quercia in inglese), l’anziano studioso dei simpatici mostriciattoli, che una volta all’anno reclutava ragazzini e ragazzine di dieci anni per disperderli nel vasto mondo alla ricerca di Pokémon da catturare e classificare. Nell’applicazione per cellulare, Pokémon Go, il suo ruolo è svolto dal più giovane Professor Willow (Salice) che all’avvio del gioco istruisce brevemente il tuo avatar, gli assegna un Pokémon e una borsa di oggetti. Poi il Professore svanisce dal gioco, evocato solo quando, eliminando un Pokémon dalla tua collezione, lo “trasferisci al Professore”.

Ora, da più di un mese, il Professore è tornato. Riprendendo il ruolo di mentore e maestro, ora si presenta nel fascino dei suoi capelli brizzolati e dei suoi penetranti occhi grigi. Assegna al giocatore prove e incarichi vari, e piano piano gli rivela che è stato avvistato il più Leggendario dei Leggendari: il Pokémon Mew, da cui, secondo certe pokégonie, discenderebbero tutti i Pokémon. Il gioco guadagna in complessità e interesse: da semplice sequenza di passeggiate, battaglie in palestra, catture di Pokémon selvatici, diventa più simile a un percorso d’iniziazione. Dapprima il professore ti chiede cose semplici: cattura tre Pidgey, fai venti evoluzioni, effettua dieci ottimi tiri; poi ti spinge a combattere in Palestre e Raid, o a catturare tipi specifici di Pokémon. In cambio, ottieni palle, punti, e la possibilità di incontrare Pokémon rari. Infine, ecco l’Ordalia Suprema: lancia una palla curva. E non solo una: due, tre, cinque, addirittura consecutive. E qui mi blocco: nonostante i tutorial video disponibili in Rete, o le pazienti spiegazioni di un bidello nerd, la mia scarsa manualità mi impedisce di conseguire l’obiettivo, se non casualmente e occasionalmente. Ma, senza palla curva, non si passa il livello. E così, addio Mew. Meglio votarsi a compiti più sempèlici, come trovare un primo ministro che metta d’accordo Salvini, Di Maio e Berlusconi, cosa non facile dopo che Voldemort, Sauron e Licio Gelli hanno abbandonato la politica attiva.

Diciamoci la verità: queste palle curve fanno girare un po’ le palle.

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Posted by on domenica, febbraio 18, 2018 in Arti Marziali |

Ludovico e i giapponesi

Siamo ancora impressionati per l’ultimo fatto di sangue avvenuto in una scuola statunitense. Il 14 febbraio, a Parkland, Florida, nella Marjory Stoneman Douglas High School, 17 persone (3 insegnanti e 14 ragazzi e ragazze tra i quattordici e i diciassette anni) sono state uccise da un diciannovenne, Nikola Cruz. Il giovane, senza precedenti penali ma già noto come persona disturbata, violenta e coinvolto in almeno un episodio di stalking, si era procurato legalmente (e senza troppe difficoltà) un AR-15, fucile semi-automatico già usato in altri recenti mass shootings. In molti Stati degli USA, per un giovane di quell’età è molto più difficile acquistare una lattina di birra che un’arma mortale. Una piaga, quella degli omicidi di massa, che negli USA tocca cifre impressionanti: se ne contano già 43 (con 84 vittime) fino al 17 febbraio 2018; nel 2017 furono 427 (con 591 vittime) e nel 2016 477 (606 morti). Senza contare i feriti. Dopo i tentativi di Obama di limitare la diffusione e la vendita delle armi, con Trump l’amministrazione è tornata alla vecchia retorica sul Secondo Emendamento e sul diritto incondizionato del cittadino di armarsi. Le soluzioni proposte sono ipocrite (“preghiamo per le vittime, invece di fare polemiche”), o demenziali (“diamo le armi anche a studenti e insegnanti”). Per fortuna da queste parti abbiamo a che solo con la Buona Scuola: se ci fosse anche la Scuola Armata non ne usciremmo vivi. Anche se poi vieni a sapere della Fiera delle armi leggere a Vicenza, allegramente sponsorizzata da tutte le forze politiche e produttive locali, e frequentata da famigliole entusiaste, e ti vengono i brividi …

Ad altre latitudini, la musica è diversa. Un caso estremo è quello del Giappone, dove nel 2014 (su una popolazione di 127 milioni di abitanti) ci sono state solo 6 (diconsi sei) persone morte per arma da fuoco (in Italia, con la metà della popolazione, erano state 781 nel 2012). Lì avere legalmente un’arma è difficilissimo (corsi di addestramento, test e controlli molto severi), pochissimi sono i negozi che le vendono, e la stessa polizia le usa solo in casi estremi, preferendo l’uso delle arti marziali (in particolare il kendo) in situazioni di crisi. Soprattutto, nella popolazione c’è un tabù culturale diffusissimo e radicato contro le armi da fuoco, che per secoli, al tempo dell’isolamento dell’arcipelago, non potevano neanche entrare, come ben sa chi ha visto qualche film di Kurosawa o L’ultimo samurai.

Un tabù culturale che non apparteneva, in passato, solo ai giapponesi. Mi piace concludere il post ricordando il Canto Nono dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Qui il paladino Orlando giunge a Dordrecht, in Olanda (città che poi sarà più nota per un famoso Sinodo calvinista), e affronta un negromante malvagio, tale Cimosco, dotato di un micidiale archibugio. Il nostro eroe – che evidentemente non aveva visto I predatori dell’arca perduta – vince il duello con Cimosco nonostante lo svantaggio tecnologico, e va a gettare il micidiale archibugio nel profondo del mare. Memorabili sono i versi con cui il Canto si conclude.

O maladetto, o abominoso ordigno,
che fabricato nel tartareo fondo
fosti per man di Belzebù maligno
che ruinar per te disegnò il mondo,
all’inferno, onde uscisti, ti rasigno.»
Così dicendo, lo gittò in profondo.

 

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Posted by on sabato, febbraio 10, 2018 in Arti Marziali, Politica |

Weekend in movimento

Sono ad Abano Terme per uno stage di Karate Kyudokan. Per questo fine settimana ho affidato il blog a Giorgio, che è appena tornato dalla manifestazione antifascista e antirazzista di Milano. In piazza come in palestra, ANTIFASCISMO SEMPRE!

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Posted by on mercoledì, gennaio 24, 2018 in Arti Marziali, Politica |

L’amica geniale e l’economista coerente

L’amica S. ama piombare a casa mia senza preavviso, annunciata dal tonitruante squillo del citofono. Comportamento più da paesino che da metropoli. Si stravacca sul divano e – incurante di quanto io possa essere stressata per il lavoro, la salute o la figlia lontana – parte, inarrestabile, col pippone del giorno. Temi preferiti: la dieta dei gruppi sanguigni, il magico potere del riordino, la massoneria, le Arti Marziali Miste. Proveniente dalla sinistra, fervente predicatrice di tutto quanto fa New Age e inossidabile complottara, S. era Cinquestelle nell’animo prima ancora che Grillo e Casaleggio senior partorissero l’omonimo Movimento. Per questo l’ultima parte delle sue visite – contrassegnate da un consumo smodato di tisane – è dedicata al Pippone Politico. Un mese fa, quando si andavano delineando gli schieramenti per le prossime elezioni, era presente anche mio marito. Uomo abitualmente taciturno e tranquillo, G., economista di formazione e bancario per il pane, non si è potuto trattenere quando S. ha cominciato a snocciolare i vantaggi di una fuoriuscita del nostro Paese dalla moneta unica europea. G. ha cominciato a ribattere colpo su colpo, argomentando che – per quanto male si possa e si debba dire delle politiche di austerità propinateci dalla Banca Centrale Europea – un’uscita dell’Italia dall’euro non farebbe che provocare disastri, a spese soprattutto di lavoratori e ceti medio –bassi. A quel punto, S. ha giocato il carico da undici, invocando l’autorità del Grande Economista Alberto Bagnai e del suo Autorevole Blog (sicuramente più letto del mio, ahimè). Bagnai, che si definisce neokeynesiano è contro l’euro e a favore di una fuoriuscita unilaterale dell’Italia. Posizione che, fino all’altro ieri, era assai diffusa nel Movimento Cinquestelle, anche se da qualche settimana Giggino Di Maio non ne parla più volentieri. La cosa divertente è che proprio ieri, con grande coerenza Alberto Bagnai ha deciso di candidarsi, in nome degli ideali della sinistra keynesiana … con la Lega. Non è la più grande stranezza della campagna elettorale: dopo Casini col PD e l’ex direttore della Padania coi Cinquestelle, ci può stare l’economista keynesiano con la Lega. Piuttosto, mi chiedo di che parlerà l’amica S. la prossima volta che si autoinviterà per una tisana nel mio salotto, spero che si limiti a concionare di sushi, bunkai e Feng Shui. Altrimenti, è la volta che qualcuno si fa male.

(Nota: l’uso delle iniziali riecheggia la consuetudine dei vecchi romanzi russi, quelli che cominciavano tipo Nella piccola città di Z., situata nel governatorato di V., viveva il consigliere aulico a riposo T. …)

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Posted by on sabato, gennaio 13, 2018 in Arti Marziali |

Pokémeteo

All’inizio di dicembre 2017, Pokémon Go si è rinnovato introducendo massicciamente i Pokémon della Terza Generazione. In genere sono più brutti di quelli classici, e anche meno cari al mio cuore: quando era apparsa la terza generazione nel cartone animato mia figlia aveva smesso da tempo di vederlo. Se Pikachu, Bulbasaur, Jigglypuff (ma anche Swinub o Hoothoot) ci sono familiari come vecchi amici o alla peggio come lontani parenti, i vari Shrromish, Carvanha, Spheal ci risultano abbastanza sconosciuti e dobbiamo consultare in continuazione il Pokédex per ricordarci le loro caratteristiche, i loro attacchi e se si evolvono o no. Soprattutto, il gioco ha introdotto il Meteo. Un’iconcina in basso a destra ti avverte del tempo che fa, che influenza anche quali Pokémon si trovano in giro più facilmente e dànno più Polvere di stelle. Vedere il proprio avatar che si riempie di pioggia cadente copiosa dal cielo, mentre magari tu sei al calduccio in casa, fa il suo effetto.  Alcuni hanno pensato di prendere due piccioni con una fava (o due Pokémon con una Pokéball) e usare la funzione Meteo per sapere effettivamente che tempo fa fuori senza faticare a guardar fuori dalla finestra, o ad aprire un’altra applicazione sul telefono, e decidere se uscire con l’ombrello o senza. Pokémon Go avverte anche quando ci sono Condizioni Estreme (cosa frequente in certi continenti) con un bel punto esclamativo rosso e la frase Ai Pokémon non piacciono queste condizioni atmosferiche che possono essere potenzialmente pericolose. Fai attenzione all’ambiente circostante!

Una bella differenza, rispetto all’èra eroica di Pokémon Go, quando anche in pieno monsone o uragano il gioco ti spronava a uscire all’aperto a caccia di Pokémon (e c’era anche chi, a proprio rischio e pericolo, lo faceva). Ora, sicuramente anche per evitare complicazioni legali, Niantic è diventata prudentissima, e ti segnala Condizioni Estreme anche se non c’è allerta meteo in corso, Pioggia se c’è semplicemente un po’ d’umidità o Neve appena si tocca lo zero termico. In meno di due anni Pokémon Go si è evoluto (è il caso di usare il termine) dalla modalità Amico Scriteriato (dài, andiamo fuori a fare cose pericolose!) alla modalità Mamma Apprensiva (mettiti la maglia di lana!). Aspettiamo l’estate, per vedere se ci darà anche consigli per non scottarci troppo al sole.

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Posted by on martedì, novembre 28, 2017 in Arti Marziali |

Lettera di una senpai

Carissima Chiara, non ho parole per esprimere quello che ho provato ieri sera. I tuoi sospiri inconsulti e irrefrenabili mi hanno colpita al cuore. Ho sentito una mano che stringeva forte, proprio in mezzo al petto, e ho provato anch’io le stesse angosce di dieci anni fa. Ma, con il senno di poi, e con la freddezza che stamattina, dopo una tazza di caffè, ho ritrovato, ti chiedo: “Come hai fatto a cascarci?”. Eppure sei un’ottima aikidoka, sei alle soglie della cintura nera. Dovresti sapere che opporre resistenza in un kotegaeshi significa farsi male. Bisogna assecondare l’avversario, scendere magari sino a terra insieme a lui, trovare il momento giusto, poi, per entrare senza forzare le cose.  Ma nella vita è lo stesso. Avevo capito subito che tipo era questa Antonella, quando siete venute a cena da me, due mesi fa. Ricordi? Mario era via per lavoro, e io avevo invitato te e Claudio, ma tu hai insistito tanto che venisse anche Antonella. “E’ una ragazza fantastica, devi conoscerla.”. Visto, poi, che avevate programmato di uscire tutti e tre insieme, io ho invitato anche lei, per non rompere l’idillico quadretto. Settembre è stato molto caldo, quest’anno, avevamo ancora i vestiti leggeri e i colori della pelle scuriti dal sole estivo. Istintivamente non mi era piaciuta, questa Antonella: magra, nervosa, lo sguardo spiritato. Mi aveva fatto un mezzo sorriso con le sue labbra sottilissime, e io mi sono ricordata improvvisamente di mia madre, e delle sue arcaiche teorie sulla cattiveria delle donne dalle labbra come un filo. A tavola, poi, ho colto con la coda dell’occhio un suo sguardo morbido verso Claudio, il tuo Claudio, mentre fingevo di rimescolare l’insalata. Non mi era piaciuto quel suo sguardo di sottecchi “cena fredda per un’ospite imprevista, gelida come la punta di un diamante”. Ti confesso che avevo pensato questo. Poi, ieri sera, sei venuta da me sconvolta, perché avevi suonato alla porta dell’appartamento di Claudio, l’avevi trovata aperta (era lei che l’aveva fatto apposta per te), e li avevi colti sul fatto. Non ti ho riconosciuto più, non eri la Chiara calma ed equilibrata che seguo come senpai da cinque anni. Al suo posto c’era una bambina, urlante rabbia e dolore, sulle macerie di un terremoto. Devi sapere, figlia mia (sei una figlia putativa per me, madre di due maschi), che mi è successa la stessa cosa circa dieci anni fa. I ragazzi erano partiti in campeggio con gli scout, io avevo lasciato Roma per andare a Santa Marinella da mia cugina, ma un guasto idrico nel suo appartamento al mare mi aveva fatto tornare a casa. La porta non era stata lasciata aperta, ma io avevo le chiavi e, visto che era quasi mezzanotte, ho aperto con cautela per non svegliare Mario. Li ho trovati addormentati nel nostro letto, e ho provato la stessa morsa dolorosa al plesso solare. Non ho gridato, il dolore e la rabbia mi hanno riempito la superficie del corpo di goccioline di sudore freddo. Ma un profondo respiro mi ha dato la forza di andare nel mio studio, togliermi i sandali, afferrare la Polaroid e tornare in camera da letto. Ho acceso la luce dell’abat-jour e ho scattato le foto della mia antica rivale – di cui non voglio fare nemmeno il nome – a letto con mio marito. Ho mantenuto la calma, per assecondare dolcemente le cose. Qualche giorno dopo, il marito di lei si è visto recapitare le foto con una lettera raccomandata, che aveva come mittente un negozio del centro. Ho avuto più fortuna di te: avevo le chiavi e la Polaroid. Ma tu saprai trovare il modo di perdonare la tua amica, e di sferrare, prima o poi, la mossa finale della tua vendetta. Non è un caso che tu sia in procinto di indossare l’hakama.

kotegaeshi

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