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Posted by on sabato, giugno 23, 2018 in Mentre Vivo | 0 comments

Tormentoni estivi

Puntualmente tornano, a giugno, tutti gli anni. Sono i tormentoni musicali estivi. Quasi sempre musica latina, ballabile e ossessiva. Spesso associata alle offerte di navigazione dei cellulari, o ai gelati. Difficili da distinguere dai successi dell’anno precedente, come la musichetta degli spot Vodafone che sembra copiata da A mi me gustan mayores. Questa canzone, di una tale Becky G., da un anno le compagne di appartamento di mia figlia se la ascoltano da mattina presto a notte inoltrata. Il testo sembra scritto da Berlusconi, visto che suggerisce che l’ideale per una ragazza sia trovarsi un anziano danaroso che la mantenga.

Qualche mese fa, mentre ancora faceva freddo e ci preoccupavamo se avremmo avuto o no un governo (sarebbe stato meglio non averlo avuto), qualcuno ci aveva avvertito: Mentre voi ridete e scherzate, qualcuno in Spagna o in America sta già preparando il prossimo tormentone che vi sfracanerà i marroni per tutta l’estate. Il caldo è arrivato, e con esso le musiche fatte con lo stampino che ci perseguiteranno fino a settembre. Sarà un massacro. Ma sempre meglio dei proclami di Salvini.

 

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Posted by on domenica, maggio 13, 2018 in Mentre Vivo |

Tra andare e mandare

Di norma, il dialetto umbro è lingua greve e umile, spesso anche volgare. Ma in alcuni casi si addolcisce, come in questo modo di dire che è tutto un eufemismo del vaffa. Quando qualcuno è particolarmente molesto, invece di mandarlo a quel paese, si usa dire Ci sei venuto o ti ci hanno mandato? A volte, infatti, chi disturba è sobillato da altri; o, peggio ancora, seccato a tal punto da voler scaricare su terzi una patata bollente, una rogna o semplicemente la rabbia. La stessa domanda, o una simile, viene posta più volte a Gesù nel Vangelo secondo Giovanni. Evidentemente, anche lui rompeva le palle a molti, ma a fin di bene.

Ovviamente, questo nobile richiamo teologico non deve giustificare i rompiballe odierni: di Gesù ce n’è stato uno solo!

Da non confondere col proverbio italiano Chi vuole vada e chi non vuole mandi: qui ha più a che vedere con l’abitudine di mandare gli altri allo sbaraglio, restando comodi al calduccio: tipica prassi sia militare che aziendale.

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Posted by on giovedì, marzo 22, 2018 in Mentre Vivo |

La casbah di Honolulu

“Ascolltando una canzone polinesiana Mona, vedova di guerra, ha l’inaspettata sensazione di riconoscervi lo stile del marito musicista e decide di partire per Honolulu per cercarlo. L’uomo è infatti vivo e si è arricchito gestendo un losco locale notturno della casbah. Mona fa in tempo a ritrovarlo, ma l’uomo, coinvolto in una torbida storia di ricatti, viene ucciso. Mona torna allora in America per cominciare una nuova vita.”

Film americano del 1954, in televisione stasera. Quando eri sicura di averle viste tutte …

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Posted by on martedì, marzo 20, 2018 in Mentre Vivo |

Gennaro gattaro

No, non è un pittoresco personaggio dei bassi napoletani. Si tratta di un proverbio delle mie parti (è attestato anche a Bolsena), che mette in evidenza come il primo mese dell’anno sia il mese dei gatti in amore. Ho un doloroso ricordo personale. quando avevo dieci anni, proprio un giorno di gennaio la mia adorata gattina uscì, dando retta al richiamo dell’amore, e non tornò mai più a casa. Mi è venuto in mente perché ieri Arianna, dalla sua stanza di Sunnyside (Queens, New York), mi ha detto di aver sentito i gatti in amore tutta la notte (mi ha anche inviato un messaggio audio). Questi miagolii mi hanno sempre messo un po’ di tristezza, perché – oltre al ricordo della mia Nerina persa – sembrano pianti di bambini, talvolta grida d’agonia. Ormai non è solo più gennaio che è “gattaro”: li sentiamo fino a marzo inoltrato. Forse perché – in particolare quest’anno – la primavera tarda ad arrivare e marzo sembra un interminabile prolungamento di gennaio, con piogge fredde e giornate umide. Quel marzo che a scuola chiamavamo “pazzarello” ora è pazzarello solo per i mici e le micie, e i loro amori dal suono così straziante. Spero che almeno loro si divertano.

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Posted by on giovedì, febbraio 15, 2018 in Mentre Vivo |

La scoperta dell’acqua calda

La Candelora ci ha regalato acqua e vento, e, secondo la tradizione e l’esperienza, ci aspettano ancora quaranta giorni d’inverno, con conseguente possibilità di raffreddori, influenze e mal di gola. Per alleviarli, esistono rimedi, sia omeopatici che allopatici; prodotti di erboristeria o anche magari un frizzante vin brulé dopo una cena leggera. Di solito io la scampo dalle influenze, ma poche sere fa una persistente nevralgia da freddo mi ha colpito l’orecchio e tutta la parte destra del collo. Ho avuto l’intuizione di applicare una borsa dell’acqua calda (alla francese, boule), e ho anche ingollato un buon analgesico. Fatto sta che la mattina dopo era tutto passato, magicamente stemperato nel calore notturno. Semplice, economico ed ecologico.

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Posted by on sabato, novembre 11, 2017 in Mentre Vivo, New York |

Nella terra di Popeye

Tante cose ci risultano aliene e incomprensibili quando visitiamo gli Stati Uniti. La diffusione e l’abuso delle armi da fuoco. Il fondamentalismo religioso comiugato all’altissimo livello tecnologico (gente convinta che il mondo sia stato creato letteralmente in sei giorni seimila anni fa, ma dotata dell’ultimo modello di Iphone). Il complottismo paranoico di chi vede nei codici a barre il Marchio della Bestia, o il segno del controllo di un Governo ostile e strapotente (a confronto degli statunitensi, il più fissato dei Cinquestelle nostrani fa la figura di un rigoroso empirista). Il patriottismo esasperato: Stars and Stripes ovunque, dai pulpiti delle chiese ai gabinetti dei più squallidi bar del Bronx. Ma c’è qualcosa che turba, oltre il cervello e il cuore, anche lo stomaco: gli spinaci crudi. Ovunque te li propongano come contorno, dal ristorante (anche italiano) di lusso all’economico diner di periferia, te li servono invariabilmente crudi. Pesanti e immangiabili. Sembra, letteralmente, di brucare erba. Siamo pur sempre nel paese di Braccio di Ferro (Popeye) che se li ficcava in gola direttamente dal barattolo. Con tutto il cuore (e non solo) spero davvero che questa, al contrario di altre usanze statunitensi, non varchi mai l’Oceano. O che gli americani imparino ad apprezzare gli spinaci passati in padella, con una goccia d’olio extravergine d’oliva e un po’ d’aglio.

spinach

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