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Posted by on sabato, agosto 31, 2019 in Fede, Mentre Vivo | 0 comments

Purgatorio napoletano

Prima di andare in vacanza, vi avevo intrattenuto con un post sul Limbo (La danza infernale, 14 luglio). Rimaniamo in qualche modo in tema parlando del Purgatorio. Con mio marito ho trascorso otto giorni a Napoli, in un piccolo e accogliente B&B, vicinissimo alla Via dei Tribunali. Detta anche Decumano Maggiore, è una delle tre strade del centro storico (le altre due sono Spaccanapoli e l’Anticaglia), che riprendono il tracciato dell’antica Neapolis greco -romana. Strada acciottolata, tutta salite e discese, frequentatissima da turisti e indigeni a tutte le ore. Una dura prova per piedi e ginocchia, ma una densità incredibile di chiese, palazzi, punti di riferimento storici. Vicinissimo a noi, giusto davanti al bar dove facevamo colazione, c’è la Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, nota al popolo come ‘a chiesa de’e cape ‘e morte. Venne commissionata nel 1616 dalla congregazione laica Opera Pia Purgatorio ad Arco all’architetto Giovan Cola di Franco, e consacrata nel 1638. La struttura fu concepita su due livelli, una chiesa superiore che rimandasse alla dimensione terrena e un Ipogeo, area cimiteriale, che rappresentasse concretamente il Purgatorio. Tutto odora di Controriforma: infatti la cura delle anime del Purgatorio era uno dei punti principali della spiritualità post -tridentina, e tutto l’apparato decorativo venne ideato per ricordare, a passanti e fedeli, che le anime attendevano una preghiera in suffragio per potersi liberare dal fuoco del Purgatorio e ascendere al Paradiso. La facciata, la decorazione della chiesa e della Sagrestia, gli arredi liturgici, ogni cosa rimanda al tema del Purgatorio. L’accesso alla chiesa è gratuito, mentre si pagano 6 euro (come per il Maschio Angioino, tanto per fare un confronto) per vedere il Museo dell’Opera, l’Oratorio dell’Immacolata, e soprattutto l’Ipogeo.  A quest’ultimo – una vera e propria chiesa sotterranea – si accede attraverso un’apertura nel pavimento della chiesa superiore, scendendo per alti gradini. Al centro del pavimento si apre un’ampia tomba anonima circondata da catene nere e illuminata fiocamente da qualche lampadina. Lungo le pareti laterali, scarabattoli, nicchie, piccoli altarini, documentano il culto che spontaneamente nacque, fin dal seicento, nella chiesa inferiore, mentre sulla parete di fondo l’antico altare seicentesco mostra un’austera decorazione con grandi croci nere. Un’apertura laterale introduce attraverso un corridoio, all’ambiente dedicato alla Terra santa, dove, tra gli altri teschi, si trova quello di Lucia, l’anima tanto amata alla quale la tradizione popolare ha dedicato un complesso altarino. Secondo la leggenda, questa Lucia, il cui teschio è adornato da un velo da sposa e da una coroncina, era una principessa, morta giovanissima poco dopo le nozze. La tradizione popolare ha eletto quest’anima a protettrice delle spose e mediatrice per preghiere e invocazioni.

Da qui si vede come il culto delle Anime del Purgatorio (le anime pezzentelle) sia andato oltre le stesse intenzioni della chiesa controriformistica. Non si prega solo per le anime del Purgatorio, ma si pregano direttamente loro, affinché, in una catena di mediazioni, intercedano presso i Santi, i quali intercedono presso la Madonna, la quale intercede presso il Cristo, che si rivolge al Padre. Una serie di passaggi gerarchici degna di un ministero. Il culto popolare prevedeva la scelta di un teschio a cui seguiva la sua adorazione. Le anime purganti apparivano in sogno ai fedeli, e chiedevano preghiere e suffragi per accelerare la transizione al Paradiso, offrendo in cambio presagi e numeri da giocare al Lotto. Troppo persino per la chiesa cattolica ufficiale, che negli ultimi decenni ha cercato di scoraggiare queste forme di culto definendole arbitarie e superstiziose. Ufficialmente, il culto delle “anime pezzentelle” non è più attivo, tranne – secondo alcuni – presso la Basilica di san Pietro ad Aram, e il Cimitero delle Fontanelle (che non abbiamo visitato).

Abbiamo rinunciato di comune accordo alla visita dell’Ipogeo, in quanto non solo urtava la nostra sensibilità riformata, ma prometteva di essere molto claustrofobico, e per di più a pagamento. All’esterno della chiesa, sul marciapiede, ci sono alcune colonnine sormontate ciascuna da un simpatico teschietto dorato, che tutti i passanti accarezzano percorrendo la via. Devo ammettere che l’abbiamo fatto anche noi. Del resto, veniamo da una città moderna e industriale, dove tutti si premurano di calpestare le Palle del Toro nell’Ottagono della Galleria. A Napoli c’è la Galleria Umberto, quasi uguale alla nostra Vittorio Emanuele e anch’essa dotata di affreschi coi segni zodiacali per terra. Qui, però, le Palle del Toro non le calpesta nessuno: un’amica napoletana si è anzi stupita che a Milano lo si faccia. Animali astrologici o teschi penitenziali, ognuno ha le sue superstizioni.

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Posted by on domenica, agosto 11, 2019 in Mentre Vivo |

Mistero a Vittoria Apuana

Sono rientrata a Milano da pochi giorni, dopo aver trascorso due settimane di vacanze a Vittoria Apuana – frazione di Forte dei Marmi (Versilia) con mia figlia, mio marito e una parte della di lui famiglia allargata (padre, sorelle, cognato, nipoti). Mercoledì 31 luglio, verso le 19,30, sono passata con Arianna davanti a Villa Bertelli – edificio storico dove ha sede la biblioteca, si tengono mostre d’arte e dibattiti, e concerti nel parco. Ci si è parata davanti una scena spaventosa: il tratto di carreggiata davanti all’ingresso della villa era bloccato, per terra c’era una donna bionda, sui 45 -50 anni, stesa in una pozza di sangue. Accanto aveva una bicicletta tutrta ammaccata, e le erano sfuggiti i sandali, color rosa: sicuramente era stata investita da un veicolo a motore. C’erano poliziotti, carabinieri, vigili urbani, ambulanza, qualcuno aveva tracciato col gesso un cerchio attorno alla vittima, non si capiva se ancora viva o no. Ovviamente, c’erano un sacco di curiosi, sia indigeni che turisti. Mancavano solo le transenne e le scritte in giallo Crime sceene – do not cross. Non ci piace godere di tali lugubri spettacoli, quindi ci siamo allontanate, senza fare macabre foto del luogo e dei resti dell’impatto.

La mattina dopo, abbiamo comprato la classica mazzetta di quotidiani: Corriere, Repubblica, Manifesto, Gazzetta dello Sport e. soprattutto, il giornale locale, Il Tirreno. Quest’ultimo, con la sua brava edizione versiliese, è uno di quei quotidiani che danno grande rilievo alle notizie locali di ogni genere, dalla Sagra del Cinghiale in Guazzetto alle beghe politiche di Massarosa; dall’acquisto del nuovo centrocampista del Camaiore alla multa per eccesso di velocità a un pizzicagnolo. Se le notizie sono abbastanza ghiotte o trucide, vanno anche in prima pagina, insieme a guerre, scandali o selfie dell’Innominabile. Un incidente stradale davanti a un landmark (per dirla all’americana) con vittima (morta o ferita) non poteva mancare, con la dovuta evidenza e copertura. E invece nulla. Abbiamo riprovato il giorno dopo, non si sa mai non avessero fatto a tempo a chiudere in redazione: niente al cubo. E niente neanche nei giorni successivi, né in Rete, dove pure figura tuttora la storia di un analogo incidente capitato due settimane prima davanti alla chiesa di San Francesco (signora pistoiese in vacanza travolta e uccisa da automobile). Eppure né io né mia figlia soffriamo di traveggole, e di gente ad assistere ce n’era. E per giorni ci sono state ancora tracce di sangue e di gesso sulla strada. Le ipotesi che abbiamo formulato sono tre, di cui due abbastanza inquietanti.

Prima ipotesi: Stavano girando un film o telefilm, quindi era tutto finto e fasullo. Non si può escludere a priori, perché il turbamento ci ha impedito di vedere se c’erano telecamere, registi, cameraman in giro. A New York succede di frequente, magari i giornali dei giorni precedenti ne parlavamo ma non ci abbiamo fatto attenzione.

Seconda ipotesi: poiché a Forte dei Marmi e Vittoria Apuana da un decennio ci sono molti turisti russi – anche piuttosto danarosi, la vittima potrebbe essere una donna dell’Est. Che si tratti di una ricca turista o di una del personale di servcizio, la Famiglia di riferimento (il termine va usato in tutte le accezioni) – potrebbe avere fatto capire alla stampa che non era il caso di parlarne, con qualche convincente argomento.

Terza ipotesi: variante spionistica. La vittima potrebbe essere un’agente segreta (pro o contro il governo russo poco importa) o una dissidente, che chi di dovere ha tentato di eliminare o intimidire con un mezzo più rozzo del polonio o dell’Ombrello Bulgaro. Non impossibile, in un paese sovranista a sovranità limitata, dove i servizi segreti di tutto il mondo fanno quello che vogliono.

Ora, non è escluso che nel mese abbondante che porterà all’autunno accada qualcosa di più succoso; per me, sino a evidenza contraria, il Giallo dell’Estate 2019 rimarrà il Mistero di Vittoria Apuana, il Giallo che non divenne mai un Giallo. E se qualcuno vuol trarne lo spunto per una storia thriller, si accomodi pure.

 

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Posted by on giovedì, luglio 18, 2019 in Mentre Vivo, Video |

Spazio in valigia

Un video pubblicitario apparso sulla mia bacheca Facebook ha attratto, mio malgrado, la mia attenzione. Come potete ammirare, all’inizio si vede una donna impegnata nello stipare più cose possibili in una valigia. Ahimè, come fare? Si guadagna spazio comprimendo l’aria grazie a una pompetta. Mi ha affascinato per la sua combinazione tra comicità da cartoon (la donna sempre più infuriata che sale sulla valigia per farci stare tutto) e tecnologia avanzata e pulita (l’alimentazione USB). Fa pensare a quei film di spionaggio o fantascienza dove ci sono sofisticati miniaturizzatori.

E fa pensare anche a quanto spazio occupano inutilmente nella nostra vita – ma anche nella vita pubblica – persone o questioni che meriterebbero di essere ridimensionate. Se c’è un PUMPIT per comprimere e confinare in un angolino parenti importuni, colleghe supponenti, ministri onnipresenti, fatemelo sapere che lo prenoto subito!

https://www.facebook.com/637363190096264/videos/1279277202210873/

 

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Posted by on domenica, giugno 23, 2019 in Mentre Vivo |

Guardare le scarpe

Abbiamo già parlato (vedi il post del 26 settembre 2017, L’occhio protuberante) del disagio che si prova a essere fissati da sconosciuti, specialmente in metropolitana, e di quanto questa sia un’abitudine molto italiana. Mio marito non se ne accorge: appena si siede su un mezzo pubblico tira fuori un libro o il Manifesto, se è da solo accende l’Ipod, e vive tranquillo nella sua bolla cultural-musicale sino alla fermata di destinazione. Se siamo insieme guardano soprattutto lui, perché ha l’aria del fricchettone, o dell’artista distratto. Io invece mi arrabbio molto: qualche volta ho avuto anche da discutere, specialmente con anziani (che sono capaci di diventare molto offensivi), col rischio di passare per una lunatica attaccabrighe. Qualche mese fa ho scoperto in Rete un video di un canale chiamato Il Lato Positivo, dove fra altri trucchetti psicologici più o meno noti, affrontava anche questa situazione. Testualmente, il consiglio è Se qualcuno ti fissa in metro (succede fin troppo spesso, vero?), guardagli le scarpe. Non arrenderti, continua a guardare! Lo farai impazzire!

Ho provato a seguire il consiglio e, incredibilmente, funziona! L’importuno/a, sentendosi osservata, si sente a disagio e, dopo un po’ abbandona la tenzone. Io ho smesso di stressarmi e, anzi, vivo questi momenti con un piccolo piacere sadico, come una battaglia psicologica vinta. Stranamente, nessun’altra fonte, nel grande oceano della Rete, sembra riportare questo trucchetto psicologico. Al massimo ti citano uno studio dell’Università del Kansas secondo cui, guardando le scarpe altrui, puoi dedurne la personalità, la stabilità emotiva, il livello di reddito e persino l’orientamento politico.

Ulteriori ricerche hanno rivelato che Il Lato Positivo è la filiazione italiana del canale YouTube The Bright Side, che appartiene a una società cipriota, The Soul Publishing. Secondo la rivista Forbes, dietro a questa società ci sarebbero in realtà due oligarchi russi, Pavel Radaev e Marat Mukhametov. Tutto un Gombloddo di Putin allora? Una manovra per conquistare cuori e menti degli occidentali a favore dell’Internazionale Sovranista? Mah! L’importante è che il metodo funzioni, e tanto peggio per Putin e i suoi.

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Posted by on sabato, gennaio 5, 2019 in Mentre Vivo |

Le buone pratiche per il 2019

Lo so che di solito questo discorso si fa poco prima della fine dell’anno, ma queste vacanze sono state felicemente movimentate, e in realtà il mio lavoro salariato (la scuola) non è ancora ripreso, quindi vi propongo adesso un piccolo decalogo, che spero di rispettare per stare meglio nell’anno nuovo.

1) Evitare di perdere tempo sui social a guardare il profilo delle persone del passato, che magari – complice la comunicazione digitale – si sono fatte vive per un attimo, e poi sono scomparse di nuovo. Come dice un vecchio proverbio umbro, minestra riscaldata non fu mai buona.

2) Evitare pazientemente le persone moleste, quelle che ti fanno perdere tempo e ti snervano. Se proprio non se ne può fare a meno, rivolgersi a loro con cortesia, parlando del minimo indispensabile, senza ulteriori coinvolgimenti.

3) Allenarmi di più a Karate. Gioverà sia al fisico che allo spirito, e Andrea (il mio allenatore) ne sarà contento.

4) Evitare i dolci (dopo lo smaltimento delle scorte accumulate durante le feste).

5) Non farmi mettere ansia dalla burocrazia. Non è facile, ma dirsi ogni tanto: “non muore nessuno se questa cosa che scade fra un mese la faccio domani” può risultare opportuno.

6) Non criticare e non pretendere troppo dagli altri, dal marito fino agli studenti.

7) Alzarsi dal letto, stendere le braccia in alto e dire SI’! all’inizio di ogni giornata. Lo dicono tutti i siti di mindfulness: tentar non nuoce.

8) Sorridere, sorridere, sorridere. Magari all’inizio è uno sforzo, ma quando scende nella pancia si sta meglio.

9) Andare più spesso a teatro.

10) Last but not least, fare una rimpatriata col gruppo di scrittura della Pluma.

E voi, che buoni propositi avete?

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Posted by on domenica, dicembre 9, 2018 in Mentre Vivo |

Aggiornamento tormentato

Di solito, quando si parla di “tormentoni estivi”, il pensiero corre a canzoni che parlano di sole, mare, cuore e amore, o a ossessivi ritmi latinoamericani abbinati alle offerte di chiamate, SMS e Giga illimitati. Quest’anno, per mio suocero, che ci ha ospitato per qualche settimana al mare col resto della tribù familiare, il problema era l’abbonamento alle partite del campionato di calcio. Come abbonato a Premium Calcio, mio suocero si è trovato a dover passare alla nuova piattaforma DAZN (pronuncia dazòn, non chiedetemi perché). Coadiuvato da mio cognato e dal nipotino tredicenne (mio marito si è chiamato fuori, in quanto lui il calcio lo sente esclusivamente per radio), mio suocero ha trascorso ore e ore a chiamare improbabili servizi di assistenza e call-center, per farsi spiegare come passare da un sistema all’altro, con risultati deludenti e frustranti. Finalmente ha ricevuto il suggerimento giusto: dal telefono in vivavoce è uscito il tonitruante grido di una virago dall’accento siciliano: “AVETE FATTO L’AGGIORNAMENTO DELLA CAMMMMMM???”. Per i profani: la CAM (con una Emme sola) è una specie di tesserina che si infila nell’apposito comparto del televisore digitale. Dopo innumerevoli tentativi (a un certo punto mio suocero era talmente confuso che per sbaglio ha infilato la carta fedeltà della Carrefour) l’operazione è riuscita e, sia pure in ritardo di una settimana, abbiamo potuto goderci le partite del campionato più noioso del mondo, in cui diciannove squadre combattono e una sola vince. A questo punto, però, il tormentone era entrato in testa a tutti: mia figlia ne ha fatto persino un video. Stanca per le innumerevoli riunioni a scuola, la settimana scorsa ho cominciato a ripetere, a proposito e soprattutto a sproposito, il tormentone, a pronunciarlo di fronte agli studenti nell’intervallo, spaventando i più sprovveduti, e poi a infilarlo a random nei commenti agli altrui post di Facebook. Ci ho guadagnato ventiquattro ore di bando temporaneo dal noto social network, ma almeno mi sono sfogata. Del resto, AVETE FATTO L’AGGIORNAMENTO DELLA CAMMMM???? non sarà un commento geniale, ma è senz’altro più intelligente e meno razzista/sesssita/omofobo di quel che normalmente passa il convento social.

 

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