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Posted by on sabato, giugno 16, 2018 in Pillole di Blog | 0 comments

Inglese ternano

Ho sempre detestato (uso questo verbo perché in Rete si odia già abbastanza) i logorroici. Quelle persone che parlano e parlano e, a conti fatti, non dicono niente – o poco – di significativo, e di solito fanno anche pochissimo. Sono nata in una città di provincia industrializzata, ma con molti legami ancora col mondo contadino (molti operai delle Acciaierie avevano l’orto da coltivare). I fatti contavano molto più delle parole. Per indicare l’opposto del logorroico, c’è un’espressione greve ma pregnante: Parla poco, ma ficca bene. Qui ficca si richiama all’inglese fuck. Strana assonanza tra lingue molto diverse.

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Posted by on giovedì, giugno 7, 2018 in Pillole di Blog |

Il pranzo transitivo

Prima domenica di giugno a Milano, fa caldo. Il self service abituale è chiuso, e non è facile trovare qualcosa aperto, in centro, per un pasto rapido senza spendere una fortuna. Ci soccorre il Panino Giusto. Sulla vetrata, uno slogan anglofono: We Lunch You. Un audace utilizzo transitivo del verbo, inusitato in inglese come in italiano. Traduzione letterale: noi vi pranziamo. A mio marito, milanese, evoca pratiche cannibaliche. Io, da brava ternana, ricordo che nel mio dialetto natale si usa dire Tizio pranza Caia (o si pranza Caia), per dire che se la fa, nell’ovvio significato sessuale del termine. Non particolarmente volgare o maschilista: anche Caia, se vuole, può pranzare Tizio. Ma questo, penso che il creativo del Panino Giusto lo ignorasse del tutto, non sarebbe la prima volta nella storia della pubblicità. Si porranno il problema quando – o se – apriranno una succursale in Umbria.

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Posted by on domenica, maggio 20, 2018 in Pillole di Blog, Politica |

Paranoid

Per paranoia si intende una psicosi caratterizzata da un delirio cronico, basato su un sistema di convinzioni, principalmente a tema persecutorio, non corrispondenti alla realtà. Questo sistema di convinzioni si manifesta sovente nel contesto di capacità cognitive e razionali altrimenti integre. (Tra l’altro, in greco si pronuncia parànoia).

Fin qui la definizione di Wikipedia: nella mia generazione, il termine aveva altre accezioni. Poteva essere legato all’uso di droghe, o era legato a uno stato depressivo conflitttuale. Indimenticabile Eptadone, la canzone degli Skiantos dove il solista esordisce dicendo Ragazzi, sono in para dura. Si diceva anche Quest’esame è stato una paranoia dall’inizio alla fine. Risalgono agli anni Ottanta, invece, due episodi gustosi.

Il primo era successo a una mia coinquilina, ai tempi del precariato, Cettina, che l’anno prima aveva condiviso lo spazio e l’affitto con una laureata in Lettere classiche, ragazza raffinata che usava solo termini dotti. Insegnava alle serali e si lamentava perché sul percorso casa -scuola incontrava sempre una “peripatetica” (non nel senso di seguace di Aristotele). La mia amica Cettina era passata da quelle parti pure lei, una sera, e aveva visto la peripatetica. Ma, non avendo fatto il Classico, non padroneggiava altrettanto bene i termini greci, e mi aveva raccontato così: Sai, l’ho vista anch’io la paranoica.

Sempre in quegli anni, ricordo una vecchia signora “bene”che mi capitava di frequentare, molto benestante ma dalla cultura parecchio approssimativa. Una sera si era lamentata con me perché non funzionava più l’antenna paranoica. A me scappò detto: La prossima volta, invece del tecnico della TV, chiamiamo lo psichiatra. La signora non capì.

Wikipedia ci ricorda che anche le persone che aderiscono alle cosiddette “teorie del complotto” sono definibili come paranoiche. Se nel mitico Sessantotto volevamo l’immaginazione al potere, pazientiamo pochi giorni e avremo la paranoia al potere.

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Posted by on martedì, maggio 15, 2018 in Pillole di Blog |

Stampatori e Visconti

Qualche mese fa ho rivisto uno sceneggiato della mia gioventù, Marco Visconti, di Antongiulio Majano, tratto da un romanzo dell’Ottocento di Tommaso Grossi. Tra i motivi di fascino dello sceneggiato c’era anche l’ambientazione, in un vero castello medievale. Questo castello si trova in provincia di Cremona, a Soncino (una settantina di chilometri da Milano), una buona tappa per una gita fuori porta: ci sono stata sabato scorso con mio marito e due amiche (tra l’altro, nello stesso castello hanno girato un altro film affascinante, Ladyhawke). La cittadina è proprio piccola: oltre alla rocca ci sono due – tre belle chiese. Soprattutto, a Soncino, alla fine del XV secolo, venne realizzata la prima Bibbia ebraica completa a stampa. Una vecchia casa trecentesca, dove, secondo la tradizione, viveva una famiglia di stampatori ebrei aschenaziti, ora ospita un piccolo museo. Qui un simpatico custode vi accoglie ripercorrendo la storia della stampa e degli ebrei soncinesi: nel prezzo del biglietto è compresa una pagina incisa col torchio, che riporta la prima pagina della Genesi col racconto della Creazione. Un comodo biglietto cumulativo di 5 euro consente di vedere la rocca, la casa degli stampatori e altro. Direi che sono cinque euro ben spesi: nella zona, poi, si mangia anche bene.

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Posted by on giovedì, maggio 3, 2018 in Pillole di Blog |

Le mummie di Ferentillo

In Valnerina, a pochi chilometri da Terni, c’è un paese che si chiama Ferentillo. Il nome viene dal latino fera (belva), che è anche il nomignolo della Ternana, la squadra di calcio della mia città (Forza fère! gridano i tifosi allo stadio il sabato). Nella cripta della vecchia di Santo Stefano sono esposte in teche di vetro 24 mummie umane, più 270 teschi e due volatili mummificati. Non si tratta di una succursale di un Museo Egizio, ma di un curioso fenomeno chimico, dovuto al tipo particolare di terreno argilloso in cui erano conservati i corpi, sepolti nella chiesa tra il XVI e il XIX secolo. La cripta è quindi divenuta un museo, dove si viene per un gusto un po’ macabro e pornografico di contemplare i morti. Tra l’altro c’è una coppia di asiatici (probabilmente in viaggio di nozze in occasione del Giubileo del 1750), due soldati dell’esercito napoleonico con segni di torture, il campanaro del paese, e uno strano tipo che sembra tenersi le pudenda. Il tutto corredato, all’ingresso, dalla solita scritta menagramo. Ci sono stata più volte da piccola e da ragazza, ma non lo consiglio se non agli amanti del genere.

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Posted by on sabato, aprile 28, 2018 in Pillole di Blog |

Carne e contorno

Non c’è trippa per gatti, proverbio centro – italiano diffuso in tutto lo Stivale. Indica che qualcosa si è esaurito, o che non ci sono più le risorse per affrontare un progetto, insomma c’è poco da fare. La trippa è tradizionalmente un cibo povero, allestito sulle mense di chi non si è potuto permettere carne di vitello, di manzo, o nemmeno di pollo. Nel passato, in condizioni di ristrettezze economiche, non c’era neppure, spesso, quel semplice piatto, tipicamente invernale, che sosteneva chi doveva affrontare dure giornate di lavoro.

Un contraltare milanese, che ha lo stesso significato, è C’è poco da sfogliar verze. Le verze, nella stagione fredda, spesso erano accompagnate da zampetti di maiale, o erano utilizzate nella più ghiotta cassoeula.

Due mesi dopo le elezioni, non c’è ancora un governo. le promesse elettorali, anche per chi ha votato i partiti vincenti, si sono vanificate. C’è la sensazione che si dovrà tornare al voto in autunno, con prospettive ancora peggiori. Né trippa né verze: forse dovremo mangiarci i gatti.

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