Crea sito
Pages Menu
RssFacebook
Categories Menu

Posted by on domenica, maggio 20, 2018 in Pillole di Blog, Politica | 0 comments

Paranoid

Per paranoia si intende una psicosi caratterizzata da un delirio cronico, basato su un sistema di convinzioni, principalmente a tema persecutorio, non corrispondenti alla realtà. Questo sistema di convinzioni si manifesta sovente nel contesto di capacità cognitive e razionali altrimenti integre. (Tra l’altro, in greco si pronuncia parànoia).

Fin qui la definizione di Wikipedia: nella mia generazione, il termine aveva altre accezioni. Poteva essere legato all’uso di droghe, o era legato a uno stato depressivo conflitttuale. Indimenticabile Eptadone, la canzone degli Skiantos dove il solista esordisce dicendo Ragazzi, sono in para dura. Si diceva anche Quest’esame è stato una paranoia dall’inizio alla fine. Risalgono agli anni Ottanta, invece, due episodi gustosi.

Il primo era successo a una mia coinquilina, ai tempi del precariato, Cettina, che l’anno prima aveva condiviso lo spazio e l’affitto con una laureata in Lettere classiche, ragazza raffinata che usava solo termini dotti. Insegnava alle serali e si lamentava perché sul percorso casa -scuola incontrava sempre una “peripatetica” (non nel senso di seguace di Aristotele). La mia amica Cettina era passata da quelle parti pure lei, una sera, e aveva visto la peripatetica. Ma, non avendo fatto il Classico, non padroneggiava altrettanto bene i termini greci, e mi aveva raccontato così: Sai, l’ho vista anch’io la paranoica.

Sempre in quegli anni, ricordo una vecchia signora “bene”che mi capitava di frequentare, molto benestante ma dalla cultura parecchio approssimativa. Una sera si era lamentata con me perché non funzionava più l’antenna paranoica. A me scappò detto: La prossima volta, invece del tecnico della TV, chiamiamo lo psichiatra. La signora non capì.

Wikipedia ci ricorda che anche le persone che aderiscono alle cosiddette “teorie del complotto” sono definibili come paranoiche. Se nel mitico Sessantotto volevamo l’immaginazione al potere, pazientiamo pochi giorni e avremo la paranoia al potere.

Read More

Posted by on martedì, maggio 15, 2018 in Pillole di Blog | 0 comments

Stampatori e Visconti

Qualche mese fa ho rivisto uno sceneggiato della mia gioventù, Marco Visconti, di Antongiulio Majano, tratto da un romanzo dell’Ottocento di Tommaso Grossi. Tra i motivi di fascino dello sceneggiato c’era anche l’ambientazione, in un vero castello medievale. Questo castello si trova in provincia di Cremona, a Soncino (una settantina di chilometri da Milano), una buona tappa per una gita fuori porta: ci sono stata sabato scorso con mio marito e due amiche (tra l’altro, nello stesso castello hanno girato un altro film affascinante, Ladyhawke). La cittadina è proprio piccola: oltre alla rocca ci sono due – tre belle chiese. Soprattutto, a Soncino, alla fine del XV secolo, venne realizzata la prima Bibbia ebraica completa a stampa. Una vecchia casa trecentesca, dove, secondo la tradizione, viveva una famiglia di stampatori ebrei aschenaziti, ora ospita un piccolo museo. Qui un simpatico custode vi accoglie ripercorrendo la storia della stampa e degli ebrei soncinesi: nel prezzo del biglietto è compresa una pagina incisa col torchio, che riporta la prima pagina della Genesi col racconto della Creazione. Un comodo biglietto cumulativo di 5 euro consente di vedere la rocca, la casa degli stampatori e altro. Direi che sono cinque euro ben spesi: nella zona, poi, si mangia anche bene.

Read More

Posted by on giovedì, maggio 3, 2018 in Pillole di Blog | 0 comments

Le mummie di Ferentillo

In Valnerina, a pochi chilometri da Terni, c’è un paese che si chiama Ferentillo. Il nome viene dal latino fera (belva), che è anche il nomignolo della Ternana, la squadra di calcio della mia città (Forza fère! gridano i tifosi allo stadio il sabato). Nella cripta della vecchia di Santo Stefano sono esposte in teche di vetro 24 mummie umane, più 270 teschi e due volatili mummificati. Non si tratta di una succursale di un Museo Egizio, ma di un curioso fenomeno chimico, dovuto al tipo particolare di terreno argilloso in cui erano conservati i corpi, sepolti nella chiesa tra il XVI e il XIX secolo. La cripta è quindi divenuta un museo, dove si viene per un gusto un po’ macabro e pornografico di contemplare i morti. Tra l’altro c’è una coppia di asiatici (probabilmente in viaggio di nozze in occasione del Giubileo del 1750), due soldati dell’esercito napoleonico con segni di torture, il campanaro del paese, e uno strano tipo che sembra tenersi le pudenda. Il tutto corredato, all’ingresso, dalla solita scritta menagramo. Ci sono stata più volte da piccola e da ragazza, ma non lo consiglio se non agli amanti del genere.

Read More

Posted by on sabato, aprile 28, 2018 in Pillole di Blog | 0 comments

Carne e contorno

Non c’è trippa per gatti, proverbio centro – italiano diffuso in tutto lo Stivale. Indica che qualcosa si è esaurito, o che non ci sono più le risorse per affrontare un progetto, insomma c’è poco da fare. La trippa è tradizionalmente un cibo povero, allestito sulle mense di chi non si è potuto permettere carne di vitello, di manzo, o nemmeno di pollo. Nel passato, in condizioni di ristrettezze economiche, non c’era neppure, spesso, quel semplice piatto, tipicamente invernale, che sosteneva chi doveva affrontare dure giornate di lavoro.

Un contraltare milanese, che ha lo stesso significato, è C’è poco da sfogliar verze. Le verze, nella stagione fredda, spesso erano accompagnate da zampetti di maiale, o erano utilizzate nella più ghiotta cassoeula.

Due mesi dopo le elezioni, non c’è ancora un governo. le promesse elettorali, anche per chi ha votato i partiti vincenti, si sono vanificate. C’è la sensazione che si dovrà tornare al voto in autunno, con prospettive ancora peggiori. Né trippa né verze: forse dovremo mangiarci i gatti.

Read More

Posted by on domenica, aprile 22, 2018 in Pillole di Blog |

Colpo di frusta

Quando si perde, l’umiliazione della sconfitta è spesso accompagnata dalla citazione di proverbi ad hoc. Uno di questi è il proverbio umbro Ha trovato la frusta per il culo suo. Di primo acchito, vengono in mente raffinate immagini sadomaso, ma le stranezze sessuali non c’entrano. In realtà, il proverbio richiama il duro lavoro dei contadini, che erano volentieri trattati come animali. Le punizioni corporali erano parte integrante del “sistema incentivante” dell’epoca, per motivare e stimolare le “risorse umane” a conseguire “obiettivi sfidanti”. Ora ci sono le riunioni. Al posto della frusta, per il culo c’è la sedia (non sempre: conosco persone che, in azienda, devono sorbirsi riunioni di un’ora in piedi).

Read More

Posted by on sabato, marzo 10, 2018 in Pillole di Blog, Politica |

Angeli in bandiera

Quando da piccola combinavo qualche disastro, tipo rompere maldestramente le stoviglie, mia madre commentava: “è passato l’angelo e ha detto Amen.” Lei asseriva di avere avuto una premonizione del fatto. Pochi anni dopo, nel 1969, esordiva al Teatro Sistina di Roma un musical di Garinei & Giovannini chiamato Anegli in bandiera. Parlava di prostitute e sfruttatori, ma finiva nel più borghese dei modi, con regolari matrimoni e redenzione generale (tutti i personaggi trovavano lavori onesti e le donne andavano a fare le casalinghe!). Insomma, un’Irma la dolce de noantri.

Gli “angeli” del titolo erano i papponi, l’espressione “in bandiera” viene dal gergo della malavita e significa “sentirsi in un particolare stato di grazia”. Stato di grazia che non è certo come si sente l’elettore di sinistra dopo il 4 marzo. Direi che la bandiera è a mezz’asta, se non addirittura sotto terra.

E ora che le stoviglie sono rotte, tutti dicono che era una catastrofe annunciata, che è passato l’angelo e ha detto Amen. Se magari qualcuno ce lo diceva prima …

Read More