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Posted by on domenica, luglio 7, 2019 in Pillole di Blog | 0 comments

Il mestiere più antico

Vivere in un quartiere popolare non degradato, ma non ancora gentrificato, ha i suoi vantagg. Uno di questi è che la peggiore minaccia da cui difendersi quando si va a passeggio sono i vecchietti, e soprattutto le vecchiette, intriganti e rompiscatole. Tutte persone che hanno visto nascere mia figlia, mio marito, le mie cognate, mio suocero e forse anche qualche antenato più lontano, e quindi si sentono in dovere di scrutarmi come se fossi appena scesa da un barcone o venuta giù con la pioeuva, come si dice da queste parti. Uno degli ultimi metodi che ho escogitato per levarmele di torno è guardarle con aria professorale (che mi viene bene) e dire in tono calmo Scusi, lei è del mestiere? (variante: Ma è del mestiere, questa?). Ricordavo di avere visto la battuta in qualche frammento di film durante lo zapping, o in un video su YouTube, e sino a poche settimane fa la attribuivo ad Aldo Baglio, quello del trio con Giovanni e Giacomo. Poi ho scoperto che quell’attore pelato era Checco Zalone, nel film Quo Vado? Non sono mai stata una fan di Zalone, ma devo ammettere che la battuta funziona, pur non essendo offensiva. E’ un modo assertivo e scherzoso di mettere a posto certa gente: nel caso specifico (con una vecchietta del mio condominio) ha funzionato, lasciandola ammutolita.

A proposito, il mestiere più antico non è quello a cui verrebbe da pensare: è quello del rompiballe. Risale addirittura all’intrigante Serpente della Genesi. Forse Adamo ed Eva avrebbero potuto cavarsela chiedendogli se era del mestiere.

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Posted by on sabato, giugno 15, 2019 in Pillole di Blog |

La Grande Versilia

Come sapete, questa settimana mia figlia Arianna è in trasferta a Los Angeles, dove il suo pezzo teatrale Extraordinary Aliens (scritto in collaborazione con Flavia Sgoifo e Bianca Waechter) partecipa allo Hollywood Fringe Festival. Tra una rappresentazione e l’altra (la prima è stata lunedì, la seconda sarà stasera) ha ovviamente molto tempo per fare turismo, e osservare l’esotica California, apparentemente molto più aliena di New York ai nostri occhi europei.

La sua prima impressione, confermata sul filo dei giorni, è stata Sembra Forte dei Marmi. Bisogna sapere che, grazie alla famiglia di mio marito che da decenni affitta una casa per l’estate, Arianna ha un’antica consuetudine con la riviera versiliese: Forte dei Marmi – che a me personalmente non entusiasma, preferisco l’Adriatico – è la sua spiaggia del cuore fin dall’infanzia. Ebbene, altro che esotismo: Los Angeles ricorda ad Arianna una Versilia molto più in grande. Palme, sole, spiagge, ville, poca gente in giro, lunghe distanze tra un punto di riferimento e l’altro, tutti in automobile. I film e le canzoni mitizzano un po’ troppo la vita di Los Angeles rispetto a quella di New York. Basti pensare a Io e Annie, con le opposte visioni dei personaggi interpretati da Tony Roberts e Woody Allen. O al brusco inizio della canzone di Randy Newman I Love L.A., dove viene detto a tutte lettere I hate New York City, it’s cold and damp / and all the people dressed like monkeys (Odio New York City, è fredda e umida, e tutti si vestono come scimmie). Ascoltando bene la canzone di Newman – che evoca la South Bay e la East Valley, dove “il sole splende sempre” e “tutti sono molto felici”, qualche dubbio comunque s’insinua: c’è un rapido accenno a “un barbone inginocchiato” che rovina un po’ il quadro di “un altro giorno perfetto”. Tra gli splendori dei Boulevard e degli Studios, Los Angeles ospita anche Skid Row, quartiere centralissimo a est di Main Street, dove vivono tra 5.000 e 8.000 senzatetto. Si sa che, al contrario che in Europa, in molte città statunitensi la povertà è in centro (Downtown) e l’agio in periferia (Suburbs). E, se New York è la città che non dorme mai, Los Angeles, dopo il tramonto, anche nelle zone più belle e curate, si desertifica pericolosamente. Per una donna sola non è certo l’ideale e, in difetto di mezzi pubblici, affidarsi ai taxi (che in California significa Uber) è praticamente obbligatorio. In Versilia basterebbe la bicicletta …

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Posted by on domenica, dicembre 30, 2018 in Pillole di Blog, Politica |

Addio Diciotto

Passate le feste di Natale, siamo in modalità “Anno Vecchio / Anno Nuovo”. Giorgio Guelmani propone due sestine augurali, nella speranza di un Diciannove migliore del Diciotto.

Vladimir Putin, Trump e Bolsonaro,

LePen, Duterte, Orbàn, Macrì, Salvini:

ogni paese ha avuto il suo Cazzaro

pronto a incitare all’odio i cittadini.

Gridando “Tiro dritto” e “me ne fotto”

Hanno impazzato per tutto il Diciotto.

Per non parlar di Conte, Toninelli,

Fontana, Grillo e Crimi con Meloni,

Casalino, Di Battista e Castelli,

Di Maio e il sempiterno Berlusconi.

Se il Popolo continua ad esser Bove

Ci allieteranno ancor nel Diciannove.

 

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Posted by on martedì, dicembre 25, 2018 in Fede, Pillole di Blog, Politica |

Red Christmas Playlist 3 – E’ nato, si dice

Terza puntata del canzoniere natalizio alternativo a cura di Giorgio Guelmani. Le prime due puntate sono state postate il 23 e il 24 dicembre.

In questa rivisitazione alternativa della figura di Gesù e del Natale, ci può stare anche una canzone italiana (almeno, mi risparmio la fatica della traduzione). Una scelta ovvia sarebbe ricorrere a una delle tracce di La buona novella, il disco che nel 1970 Fabrizio De André ha dedicato al Maestro di Nazaret. Devo ammettere che, pur riconoscendo i grandi meriti del disco, e apprezzandone alcune canzoni (le mie preferite sono Maria nella bottega del falegname e Il testamento di Tito), non lo ritengo il meglio che il grande Faber abbia fatto, anche in tema di rapporto conflittuale con la spiritualità e il divino (Smisurata preghiera, opera più tarda, è molto meglio). In particolare trovo insopportabile tutta la prima metà dell’album, dedicata alle figure di Giuseppe e Maria. Quel che mi convince meno è quell’idea da vecchia sinistra un po’ superficiale secondo cui i Vangeli apocrifi sarebbero più interessanti e progressistri di quelli “canonici”. Se ne potrebbe discutere per ore.

Meglio allora riscoprire qualcosa di meno conosciuto: questa “canzone natalizia sotto mentite spoglie” realizzata da Pierangelo Bertoli (1942 – 2002), grande cantautore emiliano, popolare ma non populista. E’ nato, si dice fa parte di Eppure soffia (1976), il primo suo album a grande distribuzione. Direi che il testo, nella sua denuncia dell’ipocrisia della cultura dominante, parla da solo.

I’m dreaming of a White Christmas…
Natale! Natale! Natale!

Allora è arrivato Natale, Natale la festa di tutti,
si scorda chi è stato cattivo, si baciano i belli ed i brutti
si mandan gli auguri agli amici, scopriamo che c’è il panettone
bottiglie di vino moscato e c’è il premio di produzione.

È nato si dice poi fu crocifisso,
aveva diviso il mondo in due parti
e quelli che l’hanno trattato più male
son quelli che hanno inventato il Natale

C’è l’angolo per il presepio e l’albero per i bambini
i magi, la stella cometa e tanti altri cosi divini
i preti tirati a parata la legge racconta che è onesta
le fabbriche vanno più piano, insomma è un giorno di festa.

È nato si dice poi fu crocifisso,
aveva diviso il mondo in due parti
e quelli che l’hanno trattato più male
son quelli che hanno inventato il Natale, Natale, Natale

È festa persino in galera e dentro alle case di cura
soltanto che dopo la festa la vita ritornerà dura
ma oggi baciamo il nemico o quelli che passano accanto
o l’asino dentro la greppia: Natale è il giorno più santo.

(Astro del ciel, pargol divin, mite agnello re…
Natale! Natale! Natale!)

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Posted by on domenica, novembre 18, 2018 in Fede, Pillole di Blog |

Il Cristo mietitore

Come sappiamo, nominare il nome di Dio invano è vietato da un apposito comandamento, e con buone ragioni. Ma la saggezza popolare rende volentieri Gesù Cristo protagonista di molti proverbi. Tra Umbria, Lazio e Abruzzo è diffuso il detto Hai truàtu Cristu a mète e a Madonna a còje a spiga, ovvero hai trovato Cristo a mietere e la Madonna a raccogliere la spiga (variante: a fà lu varzu). Si riferisce a quelle persone che, come si direbbe più a settentrione, han trovato la pappa fatta, cioè, per privilegio di nascita, capacità manipolative o semplice botta di culo, hanno sempre trovato chi lavorasse per loro, appianando le difficoltà, risolvendo i problemi. E magari hanno pure la faccia tosta di lamentarsi più degli altri. Nella Marsica, a raccogliere è San Pietro invece di Maria: l’immaginazione popolare, con più acutezza di certa teologia devozionale, vede Pietro e Maria come collaboratori principali di Gesù, più che irrigidirli nelle categorie del Vicario e della Madre.

Un detto meno noto è A questo Cristo nun je ce sa. Non gli ci sa, ovvero non gli ha dato il ben dell’intelletto. Tremendamente attuale oggi: se volete esempi a cui applicarlo, vi basta prendere l’elenco di ministri e sottosegretari del Governo in carica. Come quel tale, che non nominerò, che festeggia l’approvazione di un decreto legge (che con la scusa della ricostruzione di Genova condona gli abusi a Ischia) agitando incongruamente il pugno chiuso in Parlamento.

Braccia, anzi, pugni, rubati all’agricoltura …

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Posted by on domenica, ottobre 28, 2018 in Pillole di Blog |

Il babbino e il catino

Una sera decidemmo di andare a un teatrino Off-Off per vedere una riproposta dell’Antigone di Sofocle di cui ci avevano detto un gran bene. La biglietteria era a livello del suolo, mentre lo spettacolo si teneva in una sala sotterranea. Solo che le sale erano più di una, e le indicazioni assai lacunose. Così entrammo nella più vicina e ci predisponemmo ad attendere l’inizio della recita. Non c’era molta gente e ci vergognavamo a chiedere indicazioni. Dopo un’attesa interminabile, salì sul palco un tizio dall’aria distinta che tenne un breve discorso in greco moderno. Seguì un grassone, che prese il microfono e cantò una languida ballata sentimentale, nella stessa lingua, a noi ignota in quanto nessuno di noi ha fatto il classico e non siamo mai stati in Grecia. Mentre ancora ci stavamo rimettendo dalla sorpresa, apparve una bella donna sui trent’anni, che intonò con voce da soprano O mio babbino caro. Piccola parentesi: proprio quest’anno è il centenario del Gianni Schicchi, l’opera di Puccini di cui fa parte tale aria. Mio marito disse: Ah, quella di Mr Bean! In effetti, nel film Mr Bean’s Holiday, il personaggio interpretato da Rowan Atkinson gira la Francia in compagnia di un bambino russo, e nella piazza di Avignone canta la suddetta aria per raccattare qualche soldino. Solo che la canta con indosso un velo nero che lo fa sembrare una piagnona del Sud, e tenendo in braccio il bambino che fa “il morto”. Da qui mio marito, poco esperto di opera lirica, si era fatto l’idea che l’aria si chiamasse in realtà O mio bambino caro, e descrivesse il dolore di una madre per la morte del suo piccino. Dissipato l’equivoco, fummo attanagliati da un dubbio ben più atroce: e se avessimo sbagliato sala? In effetti nulla faceva presagire che, dopo l’introduzione in greco, il crooner ellenofono e l’opera lirica, arrivasse ciò per cui avevamo pagato. Mio marito, troppo timido per chiedere, stava per farsi prendere dal panico, quando, per fortuna, arrivò la salvezza: sul palco vidi un catino. Ricordai che l’amica che mi aveva consigliato lo spettacolo aveva insistito in particolare sul ruolo del catino, in cui a turno tutti i personaggi si lavavano le mani, scelta di regia che aveva suscitato particolare scalpore. Mi tranquillizzai subito e cercai di comunicare tale sicurezza a Giorgio, che non si calmò fin quando non apparve il Coro.

Il resto andò liscio: il catino svolse la sua brava parte nella vicenda, e ci godemmo anche un lungo monologo in greco antico dell’indovino Tiresia, interpretato per l’occasione dall’anziana madre del regista. Nessuno, però, mi ha spiegato cosa c’entrassero i due numeri introduttivi, in particolare l’aria pucciniana. Anche se il babbino di Antigone era un certo Edipo, e quindi una vaga attinenza c’era.

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