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Posted by on venerdì, luglio 20, 2018 in Politica |

L’ultimo prima delle vacanze

20 luglio 2001. Per le strade di Genova, una protesta variopinta, pacifica, contro la globalizzazione neoliberista, venne repressa con botte, torture, un morto.  Oggi avanza una protesta populista, razzista, nazionalista. Non avete dato ascolto alle Tute bianche, alla rete Lilliput, ai popoli indigeni, neanche ai Bauman e agli Stiglitz. Oggi dovete fare i conti con i Trump, i Putin, i Salvini, Al prossimo anniversario in cifra tonda – speriamo di non dovere attendere il cinquantesimo, come per il Sessantotto – scoprirete che – facendo la tara di tutte le immaturità. gli errori, gli estremismi – avevamo sostanzialmente ragione noi. Speriamo non sia troppo tardi per invertire la rotta.

E dopo il predicozzo, il blog se ne va in vacanza. Arianna è tornata da New York per farsi una ventina di giorni in famiglia, e ne approfitto per un po’ di stacco.

Ci si risente tra un mese e qualcosa, quando cominceranno a incombere le scadenze di agosto.

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Posted by on mercoledì, luglio 18, 2018 in Politica |

L’algoritmo ipocrita

La pagina Facebook I Sentinelli di Milano è stata chiusa dal social network dopo aver pubblicato video e foto di uno degli ultimi naufragi nel Mediterraneo. Una barca con 158 migranti è stata intercettata dalla Guardia costiera libica al largo di Khoms: sono stati recuperati e riportati in un campo profughi (cioè, nell’inferno da cui erano fuggiti). Tutti? No, due donne e un bambino sono stati lasciati a bordo della nave che affondava e recuperati successivamente da una nave della ONG spagnola Proactiva Open Arms. Una delle donne è sopravvissuta, il bambino (cinque anni circa) e l’altra donna no. Video e foto dei loro corpi privi di vita sulle assi di legno di un gommone distrutto hanno fatto il giro della Rete. Immagini forti, che anche la pagina dei Sentinelli aveva riportato (seppure coperte con l’avvertenza Questo video potrebbe mostrare immagini forti o violente).

A parte le prevedibili reazioni (orrore e dolore da parte di chi ha conservato un briciolo d’umanità, negazione dell’evidenza da parte dei libici e del nostro Ministro degli interni, commenti di ogni genere), quello che ha stupito – e indignato – è la decisione di Facebook. Le immagini crude – ma vere – sono state prese come pretesto per oscurare la pagina. Una pagina laica, democratica, antifascista, pro – diritti LGBT, la cui passione e ironia molte/i di noi conoscono e apprezzano. Tutto questo mentre infinite pagine razziste, fasciste, antifemministe e omofobe vivono e prosperano, mentre moltissime donne e uomini sono minacciati impunemente di morte o stupro, senza che alcun algoritmo o amministratore muova un dito. Lo stesso Luca Paladini, animatore della pagina dei Sentinelli, ha subito più volte minacce in rete.

Chi può e vuole scriva all’indirizzo mail [email protected] protestando e richiedendo il ripristino della pagina.

(Aggiornamento delle 14.30: la pagina dei Sentinelli di Milano è stata sbloccata. Paradossalmente, i suoi amministratori restano bloccati, chi per poche ore, chi per molti giorni. Se andate a visitarla, scoprirete che ora Sua Maestà l’algoritmo ha bloccato non un’immagine porno o sanguinolenta, ma IL LOGO dell’associazione. Vedere per credere).

 

Poi bisognerà riflettere su questi strani standard di Facebook. Con grande ipocrisia, oggi il social network ci saluta all’ingresso con la celebrazione del centenario di Nelson Mandela. Ma se Madiba avesse dovuto contare sui social per diffondere il suo messaggio anti-apartheid, forse sarebbe rimasto a marcire in galera.

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Posted by on sabato, giugno 9, 2018 in Politica |

E adesso per chi tifiamo?

Sono pesantemente impegnata negli scrutini: per oggi cedo il timone a mio marito Giorgio Guelmani, che vi intratterrà sui prossimi Mondiali di calcio (maschile).

Già, e adesso per chi tifiamo? Come spesso accade, Michele Serra (sul Venerdì di Repubblica dell’8 giugno) si pone la domanda giusta, ma la risposta annega in un giulebbe di cromatismi e nostalgia. Eppure, a suo modo, il primo Mondiale di calcio da sessant’anni senza la Nazionale italiana (eliminata ingloriosamente agli spareggi dalla Svezia) è un evento storico e raro. Peraltro, siamo in illustre compagnia: mancheranno anche l’Olanda (tre volte finalista) e gli USA (effetto Trump?). Non ci mancheranno per niente le piazze e i pub strapieni di tifosi accalcati davanti ai maxischermi, né le urla belluine a ogni episodio che spezzano il silenzio delle serate estive, e ancora meno i caroselli di auto strombazzanti, i bagni nelle fontane, l’ossessionante e vetusto inno nazionale. Non sentiremo il grido “Forza Italia!”. Nessun governo – tantomeno la neonata coalizione nazicomplottara – potrà intestarsi vittorie dei “nostri ragazzi”, né dar la colpa alle gestioni precedenti per le sconfitte. Quella che fino a quattro anni fa era una bizzarria da anticonformisti – la ricerca di un’Altra Patria per cui tifare – ora è quasi una necessità, se vogliamo emozionarci un minimo per la grande telenovela monosessuale che sta arrivando, e non guardarla col solo occhio del tecnico dilettante che analizza moduli e schemi, e prenota giovani talenti per il Fantacalcio dell’anno prossimo. Approfitto, quindi, dello spazio offertomi dalla titolare del blog per proporre – in base ai miei personali criteri di correttezza politica – una suddivisione delle 32 finaliste in 4 fasce di tifo.

Quarta fascia. Manco se mi pagano.

Arabia Saudita, Egitto, Messico, Polonia, Iran, Croazia, Russia. Oscurantisti religiosi, dittature, primatisti di femminicidi, omofobi, integralisti e sovranisti assortiti.

Terza fascia. Preferirei di no.

Perù, Panama, Marocco, Costarica, Colombia, Giappone, Serbia, Belgio, Danimarca, Nigeria, Australia, Brasile, Argentina.  Paesi con governi più o meno conservatori, corrotti, nazionalisti. Guest star: Germania. Non per particolare avversione politica, ma perché vincono sempre loro e quindi stanno antipatici per default.

Seconda fascia. Si potrebbe anche fare.

Spagna, Svezia, Corea del Sud, Tunisia. Paesi con governi più o meno progressisti. Casi particolari: Svizzera e Francia. Governi non particolarmente illuminati (basti pensare cosa succede a Mentone o a Bardonecchia) ma Nazionali tradizionalmente multietniche. Caso particolarissimo: Inghilterra. Non per il governo attuale (conservatore), ma per quello futuribile (laburista). Classe operaia in paradiso e birra a fiumi. Guest star: Senegal. Gioia e orgoglio di molti immigrati. Da vuccumprà we are the champions, non sarebbe male.

Prima fascia: Daje!

Portogallo (unico governo dell’area Euro con dentro tutta la sinistra). Islanda (unico paese d’Europa guidato dalla sinistra ecologista), Uruguay (il paese di Pepe Mujica e della cannabis legalizzata).

E se proprio vogliamo tifare Italia, c’è il Mondiale di calcio femminile in Francia, l’anno prossimo.

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Posted by on martedì, giugno 5, 2018 in Politica |

Pleonasmo rafforzativo

Dal greco pleonasmos (esagerazione) significa introdurre in una frase parole o elementi grammaticali inutili, in quanto non necessari per chiarire un qualcosa già evidente. Tipo uscir fuori, o porco maschio. Il porco maschio entra in un’espressione dialettale non solo umbra – diffusa anche a Rieti e altrove – ovvero (scusate gli asterischi) – inc**ata a porco maschio. Può avere significato proprio (pratica sessuale anale non gradita), o traslato (fregatura, imbroglio). Qui il pleonastico è anche rafforzativo: non si tratta di una semplice inc**ata, ma chi la fa ci mette un surplus di rabbia, protervia, voglia di far male all’altro. Vien da visualizzare un maiale in calore che, per soprammercato, attenta anche alle tue parti basse e sporca dappertutto.

Qualcosa di più di una bella fregatura: è la sensazione che, a parer mio, dovrebbero provare tutti coloro che – partendo da posizioni di sinistra – hanno votato Cinquestelle a marzo, nel trovarsi ora i propri beniamini al governo – e in posizione subalterna, nonostante avessero il doppio dei voti – con la Lega. Ruspe, flat tax, omofobia, e via dicendo. Pensavamo che – con la Casaleggio & Associati – i Cinquestelle ci avrebbero trascinato in un nuovo 1984, e invece – tanto per restare con Orwell – ci hanno regalato la Fattoria degli Animali.

Coi maiali al governo, e che si scatenano a porco maschio.

 

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Posted by on domenica, maggio 27, 2018 in Politica |

The Croppy Boy

La Rivoluzione Francese ha portato la voglia di libertà a tutti i popoli europei, in particolare in quelli oppressi da poteri stranieri, come gli irlandesi. Nel 1798, sulla scia delle idee libertarie, scoppiò una rivolta contro gli inglesi nel nord dell’isola. La ribellione venne repressa duramente. I ribelli venivano chiamati croppy boys, forse per il taglio di capelli corti, che richiamava i costumi della Roma repubblicana. In questa feroce repressione vennero spezzate molte giovani vite: molti di loro erano rinnegati e sconfessati dai loro stessi genitori, perché le famiglie temevano le ritorsioni degli occupanti. E’ quello che succede al protagonista della famosa ballata – intitolata appunto The Croppy Boy, che viene tradito dal cugino e rinnegato dal padre. Di questa ballata esistono numerosissime varianti. La dedico ovviamente a tutti i giovani riobelli. E la pubblico nel giorno in cui gli irlandesi – e soprattutto le irlandesi – festeggiano l’abrogazione per via referendaria dell’arcaico Ottavo Emendamento della Costituzione che vietava l’aborto in qualunque circostanza.

It was early early all in the spring,
The birds did whistle and sweetly sing,
Changing their notes from tree to tree,
And the song they sang was old Ireland free.

It was early early all in the night,
The yeoman cavalry gave me a fright;
The yeoman cavalry was my downfall,
And taken was I by Lord Cornwall.

As I was walking up Wexford Hill,
Who could blame me to cry my fill?
I looked behind and I looked before,
But my aged mother I shall see no more.

As I was walking up Wexford Street
My own first cousin I chanced to meet;
My own first cousin did me betray,
And for one bare guinea sold my life away.

As I was mounted on the platform high,
My aged father was standing by;
My aged father did me deny,
And the name he gave me was the Croppy Boy.

It was in Dungannon this young man died,
And in Dungannon his body lies;
So all good people who do pass by
Just drop a tear for the Croppy Boy

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Posted by on domenica, maggio 20, 2018 in Pillole di Blog, Politica |

Paranoid

Per paranoia si intende una psicosi caratterizzata da un delirio cronico, basato su un sistema di convinzioni, principalmente a tema persecutorio, non corrispondenti alla realtà. Questo sistema di convinzioni si manifesta sovente nel contesto di capacità cognitive e razionali altrimenti integre. (Tra l’altro, in greco si pronuncia parànoia).

Fin qui la definizione di Wikipedia: nella mia generazione, il termine aveva altre accezioni. Poteva essere legato all’uso di droghe, o era legato a uno stato depressivo conflitttuale. Indimenticabile Eptadone, la canzone degli Skiantos dove il solista esordisce dicendo Ragazzi, sono in para dura. Si diceva anche Quest’esame è stato una paranoia dall’inizio alla fine. Risalgono agli anni Ottanta, invece, due episodi gustosi.

Il primo era successo a una mia coinquilina, ai tempi del precariato, Cettina, che l’anno prima aveva condiviso lo spazio e l’affitto con una laureata in Lettere classiche, ragazza raffinata che usava solo termini dotti. Insegnava alle serali e si lamentava perché sul percorso casa -scuola incontrava sempre una “peripatetica” (non nel senso di seguace di Aristotele). La mia amica Cettina era passata da quelle parti pure lei, una sera, e aveva visto la peripatetica. Ma, non avendo fatto il Classico, non padroneggiava altrettanto bene i termini greci, e mi aveva raccontato così: Sai, l’ho vista anch’io la paranoica.

Sempre in quegli anni, ricordo una vecchia signora “bene”che mi capitava di frequentare, molto benestante ma dalla cultura parecchio approssimativa. Una sera si era lamentata con me perché non funzionava più l’antenna paranoica. A me scappò detto: La prossima volta, invece del tecnico della TV, chiamiamo lo psichiatra. La signora non capì.

Wikipedia ci ricorda che anche le persone che aderiscono alle cosiddette “teorie del complotto” sono definibili come paranoiche. Se nel mitico Sessantotto volevamo l’immaginazione al potere, pazientiamo pochi giorni e avremo la paranoia al potere.

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