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Posted by on lunedì, giugno 10, 2019 in Streghe | 0 comments

Extraordinary Aliens go West!

Dopo New York, Arianna, Bianca e Flavia si esibiranno con il loro Extraordinary Aliens allo Hollywood Fringe Festival, lunedì 10 e sabato 15 giugno.Ve ne ho già parlato nel post del 23 marzo http://artimarzialiwurstelestre.altervista.org/wp-admin/post.php?post=2825&action=edit

Scusate se il post è in inglese, ma l’orgoglio materno mi spinge a riportare la locandina ufficiale. Se non vi capita di passare per Los Angeles sabato, potete sempre andarvi a rivedere la performance newyorkese su YouTube.

“Extraordinary Aliens” is headed to the Hollywood Fringe Festival!

The highly successful one-act play that opened in NYC on March 15th at NYU Casa Italiana Zerilli-Marimò will perform on the West Coast in June.
How hard does a foreign actor have to work to stay in the country? How much does it cost to apply for a working visa? And is it true that looking for the right Immigration attorney is as complicated as dating?
Many of these questions (and more!) will be answered in the comedy “Extraordinary Aliens”, with the following performances:Preview: Monday June 10 2019, 8:30 PM
Opening: Saturday June 15 2019, 10:00 PMVenue:
Asylum at Studio C
6448 Santa Monica Blvd
Los Angeles, CA 90038″Extraordinary Aliens” is the incredible story of Fabianna – a foreign actress whose dream is to work in the United States. Unfortunately, dreams are a little harder to achieve once you have to worry about types of visas, deadlines, immigration fees and an attorney who seems more messed up than you.Fabianna will soon find that trouble are always around the corner – but she might find herself not completely alone along the way. With the help of two creatures, the VISAs, Fabianna will soon discover that everything happens for a reason. The Play is based on true events.

It was written by Arianna Wellmoney, Flavia Sgoifo and Bianca Waechter.

The trio also stars in the show, with Flavia Sgoifo as a director.

Tickets are available at: https://www.hollywoodfringe.org/projects/5947?tab=tickets

For more information about the play, including cast, trailers and future performances, check out the official website: https://www.extraordinaryalienstheplay.com/

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Posted by on sabato, aprile 13, 2019 in Streghe |

Madama Lappala

Dice la leggenda, che probabilmente risale al Medioevo, che sulla strada tra Terni e Miranda, di notte, c’era una figura femminile vestita di bianco che fermava i viandanti, specialmente su giovani maschi. Poi li seduceva, li invitava a fare l’amore con lei, e alla fine dell’atto li strangolava, come la mantide religiosa che si dice divori il maschio dopo l’accoppiamento. La strada fra Terni e Miranda in effetti è brutta anche oggi, in passato non mancava la possibilità di cattivi incontri con briganti o bestie feroci. Questo fantasma veniva chiamato Madama Lappala, nome di cui si ignora l’origine. Una ricerca su Google mostra che Lappala è una regione della Finlandia orientale, ed anche un cognome. Ma sembra improbabile pensare a contatti tra l’Umbria profonda e la lontana Scandinavia nel Medioevo. Il mito di Lappala ricorda quello greco delle Lamie, mostri o fantasmi femminili che rapivano i bambini e seducevano i giovani uomini, allo scopo di divorarne la carne e berne il sangue. Come sempre, questi miti hanno una loro funzione nella cultura patriarcale, fungono da ammonimento per i maschi perché evitino le donne fuori dagli schemi, troppo indipendenti: dietro ogni donna che prende l’iniziativa e ragiona con la propria testa può esserci una pericolosa vampira seduttrice. Ogni epoca e ogni luogo ha le sue: a Milano, nell’Ottocento, furoreggiava la leggenda della Dama in Nero del Parco Sempione, fantasma velato che dopo l’amplesso si toglieva il velo rivelando un teschio con le orbite vuote.

Nota finale: si pronuncia Lappàla, e non Làppala, che potrebbe essere un imperativo rivolto a un gatto quando gli si dà la ciotola di latte.

 

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Posted by on sabato, marzo 16, 2019 in Streghe |

Rita contro Greta

Nella fiaba originale dei fratelli Grimm, la matrigna di Biancaneve muore in modo sottilmente sadico: durante il matrimonio di Biancaneve col principe, qualcuno la costringe a indossare un paio di pantofole di ferro arroventato. Molti hanno visto in questo una metafora, il simbolo della vecchiaia che viene consumata dall’invidia per la giovinezza altrui. Mi è venuto in mente questo leggendo delle aspre critiche postate da Rita Pavone contro Greta Thunberg. la cosa che sorprende di più, per le donne della mia generazione, è che la cantante (oggi naturalizzata svizzera) negli anni Sessanta incarnava una femminilità spigliata e anticonvenzionale – ma al contempo romantica – che rompeva coi vecchi stereotipi. La delusione è quindi ancora più cocente, come se Janis Jolpin o Jim Morrison fossero sopravvissuti agli eccessi giovanili per divenire, da vecchi, entusiasti sostenitori di Trump. Il personaggio Pavone, comunque, già da anni aveva esternato su posiizoni molto conservatrici (l’anno scorso se l’era presa coi Pearl Jam, rei di avere sostenuto la campagna Aprite i porti). ma stavolta è ancora più grave, perché da donna se l’è presa col corpo di un’altra donna, non criticando Thunberg per il merito delle sue posizioni, ma deridendo la bimba con le treccine che lotta per il cambio climatico e paragonandola a un personaggio da film horror. Forse dovevamo già sospettarlo cinquant’anni fa, quando Rita cantò una cover della famosa If I had a hammer di Pete Seeger. Quello che era un inno della lotta per i diritti civili divenne una canzone banalotta in cui la protagonista voleva prendere a martellate una rivale in amore: guarda caso, sempre donna contro donna. Gianburrasca stava già per trasformarsi in Grimilde …

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Posted by on domenica, febbraio 3, 2019 in Streghe |

La Pluma

Nel 2003 nasceva, tra Milano e l’hinterland, il gruppo di scrittura creativa femminile La Pluma. L’idea era quella di creare racconti, leggerli e commentarli tra noi, partendo ogni volta da un tema differente e fantasioso. L’esperimento ha regalato a noi partecipanti parecchi momenti di divertimento, di commozione, di aiuto reciproco. Nel 2007 alcune di noi (Carola, Cristina, Konni e Tiziana) hanno partecipato, proponendo racconti propri ma frutto del lavoro del gruppo, alla raccolta Sabato sera a casa da noi, pubblicata da ZOE Edizioni e ora purtroppo quasi introvabile. Racconti erotici, ironici, commoventi, inquietanti. Dopo oltre dieci anni, il gruppo è andato un po’ in crisi, soprattutto per l’accumularsi di cambiamenti, impegni, problemi personali nella vita di tutte noi.

Con l’anno nuovo (l’avevo messo tra i buoni propositi in un post) abbiamo deciso di tornare a vederci e di ripartire col gruppo. Anche il blog (che negli anni eroici della Pluma non c’era) potrà servire a rilanciare il gruppo, aprendolo ai contributi di tutte.

Barbara, Carla, Caterina, Cristina, Giovanna, Konni, Magda, questo spazio è anche vostro!

Con affetto,

Tiziana

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Posted by on domenica, gennaio 6, 2019 in Streghe | 1 comment

Tutte le feste le porta via

Il 6 gennaio è, a modo suo, un’altra piccola vigilia di Capodanno. Anche se solo insegnanti e studenti godono della lunga pausa di due settimane a cavallo dei due anni solari, per tutti quanti è vissuto come la viglia del vero e proprio Ritorno al Lavoro e a tutte le attività più o meno connesse. Nei Paesi di tradizione ortodossa, il cui anno liturgico resta agganciato al Calendario giuliano, il 6 gennaio è la Viglia di Natale. Per gli altri, il 6 gennaio è la ricorrenza della visita – con gli iconici regali di Oro, Incenso e Mirra – dei Re Magi al piccolo Gesù. Solo da noi, o quasi, si festeggia la Befana.

Le interpretazioni sull’origine di questa figura sono varie e probabilmente si integrano, più che contraddirsi, l’una con l’altra. La voce italiana di Wikipedia le elenca un po’ alla rinfusa. Si parla di: 1) riti propiziatori celtici legati all’inverno boreale; 2) credenze antico -romane secondo cui nella dodicesima notte dopo il solstizio invernale figure femminili (Diana? Satia? Abundia?) volavano sui campi per propiziare la fertilità dei futuri raccolti; 3) l’antica festa, sempre romana, di Giano e Strenia (da cui “strenna”), durante la quale ci si scambiavano regali; 4) richiamo alla figura celtica di Perchta, nota come Berchta nell’area alpina: una personificazione al femminile della natura invernale, rappresentata come una vecchia gobba con naso adunco, capelli bianchi spettinati e piedi abnormi, vestita di stracci e scarpe rotte, che aleggiando sopra i campi e terreni di notte ne propizia la fertilità, e viene festeggiata nei 12 giorni che seguono il Natale. Com’è come che non è, il cattolicesimo si appropriò gradualmente di questa figura – come di altre. Il teologo Epifanio di Salamina, nel IV secolo, propose l’istituzione della festa dell’Epifania, alla dodicesima notte dopo il Natale, recuperando così anche l’antica simbologia numerica pagana. Resta il dubbio: se si fosse chiamato Bartolomeo, avrebbe istituito la Bartolomea? Befana è, ovviamente, deformazione popolare di Epifania.

Già nel XIII secolo si comincia a parlare di “feste per la Befana” con fuochi, canti e balli; nel Cinquecento le “Befane” sono figure stregonesche che spaventano i bambini, e nel Seicento si riducono a due (la Befana buona e la Befana cattiva). Solo più tardi si comincia a parlare di un’unica Befana, buona coi bimbi buoni e severa coi cattivi a cui porta il carbone (in alcune varianti l’aglio). La tradizione popolare ha cercato anche di inserire la Befana nei Vangeli dell’infanzia, inventando la figura di una vecchia scorbutica, a cui i Magi chiesero aiuto per trovare la strada di Betlemme. Rifiutò dicendo che aveva troppo lavoro da fare. Poi si pentì e andò a cercarli, ma troppo tardi. Allora cominciò a fermare tutti i bambini che incontrava, offrendo loro un regalo perché le dicessero la strada. E così farebbe da oltre duemila anni.

Come a Rovaniemi (Finlandia) per Babbo Natale, a Urbania (provincia di Pesaro) è ufficialmente situata la Casa della Befana. Come tutte le tradizioni, anche questa è inventata e recente: la cittadina marchigiana l’ha istituita poco più di vent’anni fa. Nonostante le ascendenze celtiche e le analogie con figure come Santa Lucia, la Befana non ha mai sfondato fuori dai confini italiani: nelle altre lingue non esiste neanche una traduzione del nome. Assai più che il presepe (condiviso in tutta l’area mediterranea e alpina), l’albero di Natale (troppo nordico) o lo stesso Babbo Natale (che sarà anche San Nicola di Bari, ma fa troppo America), la Befana è una vera icona sovranista. Non a caso, nel 1928, Mussolini istituì la Befana Fascista, festa in cui si elargivano regalini ai bambini delle classi meno abbienti (tanto per far dimenticare la perdita delle libertà politiche e civili). Una sorta di “manovra del popolo” dell’epoca: per ora, la Befana Sovranista del 2019 sembra aver portato solo carbone (di pessima qualità, oltretutto).

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Posted by on sabato, novembre 17, 2018 in Streghe |

La leggenda della sora Laura

La sora Laura era una donna di umili origini, forse una gitana, che divenne l’amante di Alessandro Vitelli (1500-1554), conte di  Montone, signore di Amatrice e Città di Castello. Questo Alessandro Vitelli era figlio naturale del fratello del più noto Vitellozzo, la cui trucida fine fu immortalata in un famoso saggio breve del Machiavelli. Visto che nelle famiglie nobili i nomi si ripetono spesso, Alessandro pensò bene di chiamare Vitellozzo, come lo zio, uno dei suoi dieci figli, che fece una discreta carriera ecclesiastica divenendo cardinale. Alessandro lasciò la moglie per la bella Laura, ma la sua vera passione erano le guerre. Mentre Alessandro combatteva una guerra dopo l’altra (Italia, Germania, persino Ungheria), Laura rimaneva reclusa nella residenza di famiglia, Palazzo Vitelli alla Cannoniera. Per ovviare alla propria solitudine, la donna adescava i più bei giovani della città, lanciando fazzoletti ricamati con merletti dalla finestra del palazzo. Dopo qualche folle notte d’amore, il giovane veniva invitato a lasciare il palazzo da un’uscita secondaria, che in realtà conduceva alla botola di un pozzo profondissimo e a un trabocchetto irto di lame, quindi a morte quasi certa. Questo perché Laura non poteva permettere che il marito venisse a sapere delle sue tresche (si era nel Cinquecento ed evidentemente la cintura di castità non era più di moda). Finché Laura fu in vita, le sparizioni di giovani ragazzi continuarono: una vera e propria serial killer d’epoca, sempre che la leggenda sia veritiera. Si dice che la moglie di Alessandro, presa dall’odio e dalla gelosia, abbia fatto uccidere l’insaziabile Laura, il cui fantasma vagherebbe ancora per le sale di Palazzo Vitelli.

Sta di fatto che nel Palazzo, oggi sede della Pinacoteca di Città di Castello, si può ancora ammirare il cosiddetto “affresco della sora Laura”, dove si vede una donna a cavallo di un uomo. Alcuni ipotizzano, però, che non si tratti di Laura e Alessandro, ma della stessa Angela de’ Rossi, la moglie tradita, che si sarebbe consolata dominando Stefano Filodori, vescovo di Città di Castello all’epoca. Il che renderebbe la storia ancora più piccante, trasformandola da triangolo a quadrangolo.

In ogni caso, una Laura ben diversa dalla più famosa omonima che ispirò Petrarca …

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