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Posted by on giovedì, maggio 24, 2018 in Streghe | 0 comments

L’albero

Una mia zia aveva una situazione familiare abbastanza complicata. C’erano di mezzo matrimoni successivi, sia suoi che dell’ultimo marito, figli di primo e secondo letto, cuginanze incrociate, e così via. Una parente della zia aveva cercato di spiegarmi i complicati intrecci, a voce – allora non c’erano le presentazioni in PowerPoint – durante un pranzo di nozze. Mamma mia, come si fa a orientarsi?

Lei rispose: Eh sì, ci vuole l’albero ginecologico.

Dovetti fare un grande sforzo per non ridere. Chi dice che ai matrimoni ci si annoia?

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Posted by on domenica, maggio 6, 2018 in Streghe | 0 comments

Giovannino e suor Virginia

Questa poesia, tratta dai Primi poemetti di Giovanni Pascoli, si chiama Suor Virginia. Il pensiero non può che andare alla manzoniana Monaca di Monza (suor Virginia de Leyva), che non era certo un esempio edificante. Ci si aspetta un poemetto piccante. Niente di tutto questo. La storia è ambientata a Sogliano al Rubicone (provincia di Forlì), nello stesso collegio di suore dove da piccole avevano studiato le sorelle del Poeta, Maria e Ida.

Il compito di suor Virginia nel collegio – un po’ come quello degli staffisti ai campi cadetti di Agape – era quello di controllare, di notte, che tutte le educande fossero nelle rispettive camere. A un certo punto, tornata a letto, sente bussare alla porta Tum tum tum (classica onomatopea pascoliana). Chi è che bussa?

Tornò, comprese. Avea bussato il Santo. Quindi, Virginia comprende che a bussare non è stata un’educanda che aveva mal di pancia, ma il Santo. Quale Santo? La nota a piè di pagina ci spiega che trattasi di san Pasquale Bailon, ovvero lo spagnolo Pascual Bailòn Yubero, ardente difensore della dottrina cattolica della transustanziazione, feroce polemista contro gli ugonotti, e a tempo perso inventore dello zabaione. (Che ci faceva in Romagna? Vallo a sapere …). La sua festa è il 17 maggio ed è onorato come “protettore delle donne” (nel senso di patrono, non di magnaccia). Pascoli non poteva prevedere che nel 1976 sarebbe stato realizzato un filmetto con Lando Buzzanca dal titolo San Pasquale Bailonne protettore delle donne.

Sentendo bussare san Pasquale, Virginia si rende conto che sta per morire (cose che capitano), e prende il rosario. Ma la bella serata non finisce qui. Improvvisamente, senza neanche bussare, ma probabilmente entrando attraverso il muro come fantasmi, chi arriva? E vennero le morte undicimila / vergini con le lampade fornite / e l’olio odoroso camminando in fila. Le “morte undicimila” sono le famose Undicimila Vergini, martirizzate a Colonia, secondo la leggenda, insieme a Orsola (figlia di un sovrano bretone), dal famigerato Attila re degli Unni. Il numero esagerato deriva da un errore di trascrizione: secondo alcuni la sigla M. (martiri) è stata presa per mila (e quindi le Vergini erano undici). Mica facile radunare insieme undici vergini (figuriamoci undicimila): forse al posto del solito Scapoli – Ammogliati, qualcuno aveva organizzato una partitina Vergini – Vedove.

Torniamo al poemetto: le Undicimila, guidate da Sant’Orsola, passano in fila, una per una, davanti a Virginia, mostrando ciascuna su le bianche stole / l’orma di sangue della sua tortura. Un rapido calcolo ci mostra che, se anche ne fosse passata una al secondo, ci avrebbero messo 11.000 secondi, cioè più o meno 3 ore e 3 minuti: interminabile! Dopo lo stillicidio splatter, Orsola picchia per terra con un bastone a forma di giglio, e solo a questo punto termina l’agonia di Virginia, che muore sentendo quei colpettini al grande uscio del cielo. Dalla camerata, una delle educande, forse svegliata da tutti questi colpi, si alza spaventata, anche perché vede un uomo in corridoio (che poi è il solito san Pasquale, rimasto a godersi lo spettacolo), e bussa alla porta di suor Virginia, invano: Ella non venne più.

Insomma, quando si sente bussare alla porta c’è sempre il rischio di incontri macabri.

Termino su una nota più leggera. Quattro anni fa, verso le sette di sera di un bel giorno di primavera, eravamo tutti e tre in casa e, sentendo bussare, mio marito andò alla porta. Al suo Chi è? una voce cavernosa rispose SONO LA MORTE (almeno così gli parve). Terrorizzato ma fatalista, mio marito aprì la porta temendo di trovarsi davanti il Tristo Mietitore in persona. Si trattava di un’anziana vicina del terzo piano, la signora Forte (da cui l’equivoco acustico) che ci comunicava di aver trovato sul suo balcone un nostro calzino, caduto dallo stendino della biancheria. Meno male che non si era portata dietro le Undicimila, il salotto di casa nostra non è abbastanza capiente.

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Posted by on domenica, aprile 8, 2018 in Streghe, Wurstel |

Serata fallica

Nell’ultimo numero del Venerdì di Repubblica siamo informati che in India una corrente dell’Induismo, il Lingayat (adoratori del pene del dio Shiva), con circa undici milioni di aderenti, è stata riconosciuta ufficialmente a fine marzo dal governo dello Stato del Karnataka. In India, le diverse componenti religiose rappresentano strati significativi di popolazione e spostano voti e consensi. Questo gruppo sembra particolarmente progressista: ricerca un contatto diretto con la Divinità senza mediatori, offre spazi di meditazione aperti a tutti, e soprattutto combatte il sistema delle caste. Molti fedeli portano il lingam (fallo) al collo, un po’ come noi protestanti la croce ugonotta. E’ chiaro che il culto del fallo richiama a noi occidentali culti priapei più antichi o, più banalmente, dà luogo a giochi di parole e facezie. In italiano la parola fallo ha almeno tre – quattro significati: anatomico – sessuale; verbo all’imperativo (Devo farlo? Fallo! – c’era anche una rivista underground negli anni Settanta che si chiamava così, col punto esclamativo); calcistico -sportivo (l’arbitro vede un fallo); e religioso (fallo nel senso di peccato). Nel vecchio Innario Cristiano in dotazione alle chiese evangeliche c’era un inno di tradizione americana (Così qual sono), dove nella seconda strofa il credente si rivolge a Gesù con le parole A te che togli il fallo mio. Un amico di mio marito cantava sempre questo verso con voce da castrato, in falsetto, rovinando l’effetto della confessione di peccato. Ora, nella nuova versione, è diventato, più opportunamente, Tu togli l’empio peccato mio.

Non posso scordare quanto successo una decina di anni fa, con una mia lontana parente, andata un po’ fuori di testa per problemi familiari. La signora in questione ostentava di volersi dedicare agli amori saffici, e si era comprata un dildo, che teneva in borsetta, di cui parlava spesso, ma che, fino allora, non aveva mai mostrato a nessuno. Ma quella sera, a una riunione informale di donne, complice forse qualche bicchierino di troppo, nel colmo dell’euforia aveva tirato fuori l’oggetto, facendone la Sacra Ostensione. Tutte ci eravamo guardate negli occhi, abbastanza imbarazzate (compresa una probabile fidanzata), e avevamo cercato di buttarla sullo scherzo, per farla rientrare in sé. Io ero rimasta scioccata, non per moralismo (chi mi conosce sa che non sono una bacchettona), quanto perché l’oggetto in questione, di ragguardevoli dimensioni, era troppo verosimile, e sembrava essere stato amputato di fresco a qualche poveretto. Ho saputo poi che la mia lontana parente ha intrapreso un percorso di psicoterapia, e sta andando meglio. Significativo il commento di mia cugina, a cui avevo raccontato l’episodio: Che serata del cazzo!

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Posted by on martedì, marzo 6, 2018 in Streghe |

Leghe mentali

Verso la fine della peggior campagna elettorale degli ultimi tempi (non parliamo per ora dei risultati, che sono ancora sotto shock), il capataz leghista Matteo Salvini, stufo di prendersela con gli immigrati, i buonisti, l’Islam e Laura Boldrini, ha improvvisamente deciso di rivolgere i suoi strali contro una delle più potenti multinazionali del mondo: la Disney. Rea di progettare (o almeno di non escludere) che Elsa, la protagonista del cartone Frozen, possa – nel seguito previsto in uscita nel novembre 2019 – avere una relazione sentimentale con una donna. Anatema! Tuoni e fulmini! Si sono aperte per pochi giorni le cateratte dell’omofobia nazionale. Siamo certi che gli sceneggiatori Disney non mancheranno di consultare telefonicamente Don Matteo S., prima di concretizzare nuovi sviluppi narrativi.

Certo, ha il suo fascino (perverso) vedere leader politici in campagna elettorale che si occupano non dei problemi reali, ma di quelli immaginari, anzi, dell’immaginario. Che noia fare promesse, programmi, proposte su scuole, ospedali, lavoro, povertà, pace … quando invece è molto più divertente, da bravi fan, discutere di coppie e shipping.

Proviamo a immaginare i politici del passato a farsi queste seghe (pardon leghe) mentali:

2007, Tony Blair: “Sia chiaro, Hermione Granger deve mettersi con Harry Potter!”

1983, Ronald Reagan: “Skywalker deve dar retta a suo padre e unirsi all’Impero.”

1965, Charles De Gaulle: “Perché non danno mai la pozione magica a Obelix?”

1942, Franklin Delano Roosevelt: “Non è giusto che Ilsa se ne vada con Laszlo invece di rimanere con Rick.”

1923, Giacomo Matteotti: “Zeno, ti sbrighi o no a smettere di fumare?”

1844, Karl Marx (nota a margine dei Manoscritti economico-filosofici): “Povera Constance! La dialettica storica preferirebbe che si sposasse con D’Artagnan!”

1827, Papa Leone XII (motu proprio): “Ma perché non dicono mai il nome dell’Innominato?”

1774, Giuseppe d’Asburgo: “Werther, ma che t’ammazzi a fare? Con tutte le belle ragazze che ci sono in giro!”

1615, Filippo II di Spagna: “Volevo leggere altre avventure di Don Chisciotte, perché farlo morire?”

1597, Elisabetta d’Inghilterra: “Romeo e Giulietta devono vivere per sempre felici e contenti!”

E così via …

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Posted by on domenica, febbraio 25, 2018 in Streghe |

Il suffragio

Si ritiene che la prima donna a rivendicare il diritto di voto nel mondo anglosassone sia stata Margaret Brent, nel 1647, proprietaria terriera single del Maryland. Nel 1818 (esattamente duecento anni fa) il filosofo Jeremy Bentham, più noto come esponente dell’Utilitarismo, scrisse A Plan for Parliamentary Reform, in cui sosteneva il suffragio femminile. Tra i movimenti “suffragisti” quello più presente al nostro immaginario è quello inglese, grazie anche al ricordo d’infanzia del film Mary Poppins. Come ricorderete senz’altro, uno dei primi numeri musicali del film mostra la madre dei terribili bimbi Banks di ritorno da una manifestazione suffragista di piazza, mentre tenta di mobilitare la servitù femmibnile di casa al canto di Sister Suffragette (Suffragette, a noi! in italiano), canzone composta per l’occasione dei fratelli Sherman. Sul Manifesto – Alias del 17 febbraio, un bell’articolo di Simona Frasca ha ricostruito la storia, anche musicale, del suffragismo americano e inglese. Se volete, potete andare a cercare su YouTube canti come The March of the Women o Columbia’s Daughters, composti sull’aria di canzoni folk o di inni di chiesa, dalle musiche e dai testi ancora trascinanti. E fu proprio cent’anni fa, il 6 febbraio 1918, che il Representation of the People Act diede alle donne inglesi il diritto di voto, per il momento limitato alle ultratrentenni con almeno 5 sterline di proprietà: pur sempre 8 milioni di donne. Non fu il primo paese europeo a dare il diritto di voto alle donne (Finlandia e Danimarca lo fecero qualche anno prima) ma l’importanza simbolica di questo centenario non va sottovalutata. Anche oggi, troppo spesso, le donne che fanno politica (un nome su tutte: la Presidente della Camera uscente) sono sottoposte ad attacchi e prese in giro degne di secoli più bui.

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Posted by on martedì, febbraio 20, 2018 in Politica, Streghe |

L’anno del Cane

Secondo l’oroscopo cinese, il 16 febbraio è iniziato l’Anno del Cane. Come tutti sanno, infatti lo Zodiaco cinese è annuale e non mensile: l’Anno del Cane, come gli altri, torna ogni 12 anni (il precedente era del Gallo, il prossimo del Maiale). Persino il nostro caro vecchio Pokémon Go si è adeguato e per qualche giorno ha reso più facile incontrare e catturare Pokémon  dall’aspetto canino come Growlithe o Snubbull. L’oroscopo cinese sostiene che i nati nell’anno del Cane sono persone leali su cui si puà fare sempre affidamento. Pensateci se conoscete gente nata nel 1934, 1946, 1958, 1970, 1982, 1994, 2006. I candidati ideali da votare, visto che siamo in anno elettorale. Basta che non ci capiti l’Anno dello Sciacallo.

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