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Posted by on sabato, ottobre 3, 2020 in Fede, Pillole di Blog |

Ceci preziosi

Tutti conoscono le proprietà nutrizionali dei legumi (fagioli, lenticchie, piselli, carrube, cicerchie, ceci …), cibo economico dal prezioso apporto proteico e buona alternativa all’eccesso di carne nella nostra dieta. Moltissimi conoscono il detto di Gesù (Matteo 7: 6) che invita a “non gettare le perle ai porci”,  ovvero a non dare cose preziose a chi non è in grado di apprezzarle. C’è anche un ammonimento contro lo spreco.

Cosa c’entrano i porci coi legumi? In Umbria, fin da piccola, ho sentito spesso dire di nun gettà li cici a li purchi, ovvero “non gettare i ceci ai porci”.

I ceci, non le perle. E qui c’è qualcosa di strano. Perché nessun contadino con la testa sulle spalle darebbe da mangiare – anche se le avesse – perle ai propri maiali, pena rovinarne la salute e compromettere la possibilità di macellarli. Ma, al contrario, i ceci, prima dell’avvento dei mangimi industriali, erano ritenuti un ottimo cibo per i maiali. In un’altra regione agricola, la Lucania, ai porci si davano ceci, ghiande, favette, castagne, più un pastone fatto con la crusca e la sciacquatura dei piatti. Molti sostengono che “alimentati con questo ben di Dio, i maiali crescevano sani e robusti, e soprattutto la loro carne era ben più soda di quella dei maiali che si mangiano oggi”.

E allora il detto umbro ci riporta a una realtà dove, evidentemente, la povertà era tale che persino gli umili ceci erano sprecati se dati ai maiali, perché ne aveva bisogno la famiglia umana e non poteva permettersi di farne a meno. Un po’ come il Figliol Prodigo della famosa parabola (Luca 15: 16) che, ridotto in miseria, aspirava invano alle carrube con cui si nutrivano i maiali.