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Posted by on domenica, marzo 29, 2020 in Scuola e dintorni |

Cinque settimane nel pallone

Volevo fare alcune considerazioni e un piccolo bilancio, dopo cinque settimane di didattica a distanza (scelta obbligata data la ben nota pandemia).

Praticandola concretamente, abbiamo imparato molte cose rispetto a quando la didattica a distanza era auspicata, favoleggiata, messa su un piedistallo. Abbiamo capito che la scuola a distanza non è vera scuola, che una videolezione o un webinar (almeno per la scuola primaria e secondaria) non potrà mai sostituire la lezione frontale, in presenza. Ci vuole volta attenzione a che gli estranei non si infiltrino nelle lezioni – o apparendo per dire parolacce, come succedeva le prime volte – oppure aiutando o suggerendo. Diamo i compiti, ma non possiamo essere sicuri che dall’altra parte non vengano copiati o non ottengano degli aiutini. Diamo i compiti e molti alunni per decine di giorni non rispondono. D’altra parte, è vero che qualcosa si riesce a fare. Le difficoltà tecniche, la scarsa alfabetizzazione informatica, la complessità delle procedure, sono superabili. Io stessa, che non sono tecnologica, ormai riesco a fare otto videolezioni alla settimana.

I limiti, semmai, non stanno nella capacità tecnologica (chiunque da noi sa usare un computer o un cellulare), ma nelle risorse. Ci sono famiglie che possono permettersi una connessione più stabile o un hardware migliore, e famiglie che non ce la fanno. A Milano siamo fortunati come copertura di rete, ma ci sono intere zone d’Italia connesse male.

Non è vera scuola, ma almeno è un sostegno ai ragazzi, che hanno bisogno di vedere che i loro docenti ci sono ancora.

Un effetto collaterale positivo è che l’epidemia ha spazzato via, per quest’anno, le cose peggiori della scuola post-Gelmini e post-107: l’INVALSI, l?Alternanza Scuola-Lavoro obbligatoria, l’ossessione della valutazione, molte pesantezze burocratiche che stavano mandandoci in burn-out.

L’emergenza ci ha ricordato che quel che conta nella scuola è il rapporto coi ragazzi e le ragazze e il resto dovrebbe essere solo contorno. Amnche quelle/i che in classe sono più spavaldi o menefreghisti, li abbiamo visti spaventati e disorientati: dobbiamo esserci per loro, nel modo che ognuna/o di noi ritiene migliore.

Per fortuna non ci è stata imposta un’unica modalità: forse al tempo di Renzi l’avrebbero fatto.

Dopo cinque settimane andiamo ancora avanti e non sappiamo come andrà a finire.