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Posted by on domenica, dicembre 2, 2018 in Fede, New York |

Due cose che non faccio a New York

Avendo la figlia che ci vive, a New York sono stata già nove volte, e ci sono due cose (tra quelle che tutti ritengono irrinunciabili) che non ho mai fatto e non ho intenzione di fare. La prima è fare una fila di ore e spendere cinquantasette dollari a cranio per vedere la città dall’alto del 102° piano dell’Empire State Building. Non sono un’appassionata di viste aeree, ma volendo ci sono un sacco di alternative a prezzo più basso (ad esempio, dal tetto del Whitney Museum, o da qualche rooftop bar), col vantaggio che puoi vedere, se vuoi, anche l’Empire stesso (e poi io preferisco il Chrysler Building, sulla cui cima comunque non si può salire).

La seconda è recarsi a Harlem per assistere a una cosiddetta “messa gospel”. Intendiamoci, sono credente protestante e la domenica non mi dispiace recarmi in chiesa, in qualsiasi parte del mondo, per prendere parte a un buon culto (le mie preferite a New York sono la Sunnyside Reformed Church, vicino a dove vive Arianna e, a Manhattan, la Madison Avenue Baptist Church). Ma un culto è un culto, appunto: un’occasione per lodare il Signore e ascoltare la sua Parola, non un’attrazione turistica per sentire il calore di un’esplosione di fede che si accende in una musica coinvolgente, dove poderose voci e sensazionali armonie sfociano in una frenesia collettiva che incendia le anime e si trasforma in un vero e proprio spettacolo. Più o meno, come nel culto officiato da James Brown nei Blues Brothers (che però stanno a Chicago) durante il quale John Belushi “vede la luce”.

In tutte le chiese protestanti di New York, bianche o nere che siano, la musica di tipo spiritual o gospel ha un suo posto nella liturgia domenicale, maggiore che in Italia: ma se voglio un “vero e proprio spettacolo” me ne vado in un vero e proprio teatro. Non mi vedrete mai, quindi, tra le file di bianchi che sciamano per Harlem ad ammirare i neri e le nere che si esibiscono ad uso dei turisti, o peggio ad ammirare le black ladies con i loro look elegante, acconciature elaborate e imprevedibili cappellini. Tutti questi entusiasti turisti, tornati alla base, non penserebbero mai a varcare le soglie di una chiesa evangelica, protestante o pentecostale di casa propria. Certo, le grandi comunità dove ogni domenica alle undici si replica lo spettacolo non disdegnano le offerte a pagamento dei turisti, e le usano, lodevolmente, per progetti diaconali e di assistenza nel proprio quartiere. Ma anche ai culti domenicali normali c’è la colletta, e per me è un elemento della partecipazione, non il prezzo dello show.

Un’ultima osservazione, che spesso mi fa litigare, specie in Rete, con altri italiani, e che mi ha regalato una fama di rompiscatole. Il termine inglese Gospel service viene tradotto in italiano come Messa gospel, ma ribadisco che questa traduzione è errata e fuorviante. Come dovrebbe sapere ogni cittadino di un paese che si dice cattolico, la Messa è il termine che indica esclusivamente il culto cattolico. Requisiti indispensabili perché un culto sia una Messa sono la celebrazione da parte di un sacerdote regolarmente ordinato da Santa Madre Chiesa e la celebrazione dell’Eucarestia nelle forme dovute (quindi con il rito che trasforma gli elementi, il pane e il vino, nel corpo e sangue di Gesù, la cosiddetta transustanziazione). Non sono elementi essenziali, viceversa, né il sermone o omelia che dir si voglia, né la presenza di una comunità riunita: tant’è vero che i sacerdoti cattolici celebrano anche messe private. Le celebrazioni a Harlem, o in qualsiasi chiesa protestante, quindi non sono messe in quanto il celebrante (che talora – orrore – può anche essere una donna) non è un ministro ordinato da una chiesa con regolare successione episcopale; e, inoltre, pane e vino restano quel che sono e non diventano corpo e sangue di Gesù: il sacrificio di Cristo non viene riprodotto o ripetuto; gli elementi rappresentano o commemorano. Sarebbe meglio, ma molto meglio, dire (con termine genericio che va bene per qualsiasi cerimonia religiosa, anche non cristiana), culto.

Proponetemi pure, se volete, un culto gospel a Harlem. Tanto non ci verrò lo stesso.