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Posted by on sabato, giugno 9, 2018 in Politica | 0 comments

E adesso per chi tifiamo?

Sono pesantemente impegnata negli scrutini: per oggi cedo il timone a mio marito Giorgio Guelmani, che vi intratterrà sui prossimi Mondiali di calcio (maschile).

Già, e adesso per chi tifiamo? Come spesso accade, Michele Serra (sul Venerdì di Repubblica dell’8 giugno) si pone la domanda giusta, ma la risposta annega in un giulebbe di cromatismi e nostalgia. Eppure, a suo modo, il primo Mondiale di calcio da sessant’anni senza la Nazionale italiana (eliminata ingloriosamente agli spareggi dalla Svezia) è un evento storico e raro. Peraltro, siamo in illustre compagnia: mancheranno anche l’Olanda (tre volte finalista) e gli USA (effetto Trump?). Non ci mancheranno per niente le piazze e i pub strapieni di tifosi accalcati davanti ai maxischermi, né le urla belluine a ogni episodio che spezzano il silenzio delle serate estive, e ancora meno i caroselli di auto strombazzanti, i bagni nelle fontane, l’ossessionante e vetusto inno nazionale. Non sentiremo il grido “Forza Italia!”. Nessun governo – tantomeno la neonata coalizione nazicomplottara – potrà intestarsi vittorie dei “nostri ragazzi”, né dar la colpa alle gestioni precedenti per le sconfitte. Quella che fino a quattro anni fa era una bizzarria da anticonformisti – la ricerca di un’Altra Patria per cui tifare – ora è quasi una necessità, se vogliamo emozionarci un minimo per la grande telenovela monosessuale che sta arrivando, e non guardarla col solo occhio del tecnico dilettante che analizza moduli e schemi, e prenota giovani talenti per il Fantacalcio dell’anno prossimo. Approfitto, quindi, dello spazio offertomi dalla titolare del blog per proporre – in base ai miei personali criteri di correttezza politica – una suddivisione delle 32 finaliste in 4 fasce di tifo.

Quarta fascia. Manco se mi pagano.

Arabia Saudita, Egitto, Messico, Polonia, Iran, Croazia, Russia. Oscurantisti religiosi, dittature, primatisti di femminicidi, omofobi, integralisti e sovranisti assortiti.

Terza fascia. Preferirei di no.

Perù, Panama, Marocco, Costarica, Colombia, Giappone, Serbia, Belgio, Danimarca, Nigeria, Australia, Brasile, Argentina.  Paesi con governi più o meno conservatori, corrotti, nazionalisti. Guest star: Germania. Non per particolare avversione politica, ma perché vincono sempre loro e quindi stanno antipatici per default.

Seconda fascia. Si potrebbe anche fare.

Spagna, Svezia, Corea del Sud, Tunisia. Paesi con governi più o meno progressisti. Casi particolari: Svizzera e Francia. Governi non particolarmente illuminati (basti pensare cosa succede a Mentone o a Bardonecchia) ma Nazionali tradizionalmente multietniche. Caso particolarissimo: Inghilterra. Non per il governo attuale (conservatore), ma per quello futuribile (laburista). Classe operaia in paradiso e birra a fiumi. Guest star: Senegal. Gioia e orgoglio di molti immigrati. Da vuccumprà we are the champions, non sarebbe male.

Prima fascia: Daje!

Portogallo (unico governo dell’area Euro con dentro tutta la sinistra). Islanda (unico paese d’Europa guidato dalla sinistra ecologista), Uruguay (il paese di Pepe Mujica e della cannabis legalizzata).

E se proprio vogliamo tifare Italia, c’è il Mondiale di calcio femminile in Francia, l’anno prossimo.

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