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Posted by on martedì, maggio 22, 2018 in Wurstel |

Giovannino e i pisani

Non c’è solo un Pascoli morbosamente cattolico – punitivo, evocatore di schiere di vergini o di feti che accompagnano l’agonia: c’è anche un Pascoli bucolico, che idealizza la vita di campagna come un Paradiso perduto. Un esempio è la serie di poemetti dedicata alla vita e e al lavoro di una famiglia di contadini di Barga, con personaggi che, come nelle serie televisive, ricorrono da una composizione all’altra (Dore, Rosa, Viola, Rigo, il cane Po …). Poemetti dai titoli come L’alba, Nei campo, Il bucato, Accestisce, riuniti in sezioni come La sementa, L’accestire, La fiorita, La mietitura.

Tra buoni sentimenti, paesaggi campestri, lavoro duro senza che alcuno si lamenti o si stressi, casti sguardi tra giovani, non mancano versi indimenticabili come Or essi / siedono su la porca assai contenti. Qui va precisato che la porca non è una maiala – su cui sarebbe difficoltoso sedere contenti – ma una “striscia di terreno compresa tra due solchi”.

Ancora più enigmatico l’inizio della poesia Accestisce. Il titolo è la terza persona singolare del verbo accestire, che significa arricchirsi di steli alla base del fusto formando un cesto (roba che succede normalmente alle piante erbacee come il grano, difficile che capiti di dire a uno Non accestire quando sei a tavola).

Il poemetto è in terzine dantesche, e la prima suona così: Egli parlava, e vennero i pisani / presero Dore, adagio, su le braccia / Vi si riporterà, gente, domani!

Sappiamo che Dore è il più piccolo della famiglia. Ma che c’entrano i pisani? Leggendo alla lettera, sembrerebbe che “i pisani” a portino via il povero Dore, mentre un non ben precisato “Egli” parla, promettendo beffardamente di restituirlo ai suoi cari il giorno dopo. Dobbiamo pensare a faide tra comuni, visto che Barga è in provincia di Lucca e tra lucchesi e pisani non corre buon sangue? (Anche Dante Alighieri, contro i pisani, ci andava giù pesante). Il curatore dei Grandi Libri Garzanti, dalla cui edizione attingo, mette in nota che l’Egli che parla è il Capofamiglia, mentre per vennero i pisani spiega lo dicono le mamme quando i loro figli hanno sonno.

Un vero peccato che di tale detto – compulsando i motori di ricerca – non si trovi altro riscontro che il poemetto stesso. Forse il detto faceva parte dell’intimo Lessico familiare del clan Pascoli? A me questo “e vennero i pisani”, ricorda le vecchie vignette del Vernacoliere, mensile satirico prodotto a Livorno dove i pisani fan regolarmente la figura dei contadini un po’ stolidi, o il trucido proverbio Meglio un morto in casa che un pisano all’uscio.

Forse l’Eden di Pascoli nasconde un’oscura guerra etnica tra pisani e lucchesi, dove non si arretra neanche di fronte al rapimento di bambini?