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Posted by on domenica, luglio 11, 2021 in Libri |

Il Poeta Laurato

Per festeggiare il settecentenario dantesco, niente di meglio che fare una cosa originale e rileggersi il Petrarca. In particolare, la lettura del Canzoniere (366 tra sonetti, canzoni, ballate e sestine) è ancora oggi godibile, anche se leggersi tutti i componimenti uno dopo l’altro può dare un effetto di saturazione, visto che – a parte le incursioni di polemica politica o ecclesiastica (Italia mia benché il parlar sia indarno, o le invettive contro il papato avignonese) l’opera del Nostro è monotematica. Ovvero, Laura e solo Laura, prima da viva e poi da morta. Alcuni critici sostengono che Laura non sia mai esistita, che il suo sia un nome fittizio per simboleggiare il lauro (alloro) poetico, la pianta sacra ad Apollo e per consentire omofonie con l’aura. Altri l’hanno identificata con Laura de Noves (1307-1348), nobildonna sposata al marchese de Sade (Ugo de Sade, non quell’altro!). Ammetto che è ghiotta l’idea di una Laura antenata del Divin Marchese, specialmente perché nella prima parte del Canzoniere Francesco Petrarca la accusa di essere gratuitamente crudele nello sprezzare il suo amore.

Comunque, pur spasimando per la sua Laura reale o immaginaria, Petrarca – che aveva preso gli ordini minori -non disdegnava i piaceri della carne, visto che anche le più pudiche biografie accennano a suoi figli naturali (senza parlare però di compagne o concubine, come se li avesse generati in provetta). A riprova della scarsa fantasia nell’onomastica del tempo, Francesco Petrarca trascorse i suoi ultimi anni assistito dalla figlia Francesca e dal genero Franceschino (Franceschiello aveva da fare a Napoli).

Come che sia, da insegnante di Lettere ho imparato a stare attenta nel citare la più famosa delle canzoni del Poeta, Chiare fresche e dolci acque. Una vocale sbagliata, o solo masticata, ed ecco che colei che sola a me par donna si trasforma in colei che solo a me par donna. Ovvero, da bellezza sublime che offusca le altre, Laura si trasforma in uno scorfanetto in cui solo il Poeta discerne qualcosa di vagamente somigliante alla femminilità. Quindi: mai spiegare il Petrarca a bocca piena!

Varie sono le citazioni citabili che ho riscoperto e che, piazzate a proposito (o meglio a sproposito) in una conversazione, assicurano una bella figura e qualche risata:

  • maliziosa: e duro campo di battaglia il letto
  • politica: io son sì stanco sotto il fascio antico
  • un bell’elenco di fiumi da recitare senza prendere fiato: Tesin, Po, Varo, Arno, Adige e Tebro, Eufrate, Tigre, Nilo, Ermo, Indo e Gange, Tana, Istro, Alfeo, Garona e ‘l mar che frange, Rodano, Ibero, Ren, Sena, Albia, Era, Ebro
  • quiz con cui impegnare gli amici: cos’è mai Baldacco? (spoiler: è Bagdad)
  • infine, per i patiti dello sport nazionale: Voi siete or qui: pensate alla partita.