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Posted by on sabato, giugno 19, 2021 in Scuola e dintorni |

Invalsi, voce del verbo invalidare

INVALSI: sigla orribile che starebbe per Istituto Nazionale per la VALutazione della Scuola Italiana o roba simile. In realtà, l’ho sempre considerato un passato remoto: come “avvalsi” viene da “avvalere”, così “invalsi” dovrebbe derivare da “invalere” o “invalidare”: nomen omen.

Ho vissuto anni eroici in cui si dovevano passare ore e ore a scuola a correggere manualmente i test a crocette svolti dagli sventurati studenti. Oltretutto dovevamo tirare a indovinare, perché la griglia con le risposte giuste non ci veniva messa a disposizione. Da lì ho capito che le prove, oltre ad essere una faticaccia improba, erano una trappola: più che valutare gli studenti, servivano a cogliere in fallo gli insegnanti.

Stranamente, all’inizio degli anni Dieci le prove INVALSI sembravano avere un perverso legame con le slitte. Per due anni di seguito, infatti, il testo d’italiano da “comprendere” (con una batteria di domande che vanno dal banale alla critica letteraria profonda) erano a tema invernale. Prima Sulle nevi di gennaio di Mario Rigoni Stern, poi Uno scherzetto di Anton Pavlovic Cechov. Due racconti diversissimi, ma accomunati dalla descrizione di un flirt tra un giovane uomo e una giovane donna in mezzo a neve, ghiaccio e slitte. Proprio quel che ci vuole per me, che sono freddolosa e adoro il mare (negli anni successivi la coincidenza non si è ripetuta: forse il compilatore amante della montagna è andato in pensione?).

INVALSI, come pure competenze, autonomia scolastica, Alternanza Scuola Lavoro (ora PCTO), aziendalizzazione della scuola e altre piacevolezze, sono state un regalo di una certa sinistra che negli ultimi vent’anni si è adoperata, mano nella mano con la destra (al di là delle contrapposizioni di facciata) a rovinare la scuola pubblica italiana.

Complice anche l’esperienza pandemica, qualcuno ha cominciato a dire che il troppo è troppo. Ho firmato convintamente il Manifesto per la nuova scuola pubblicato sul sito di Micromega e promosso da intellettuali come Tomaso Montanari, Alessandro Barbero, Luciano Canfora, altre e altri. Finalmente trovo qualcuno che dice ciò che ho sempre pensato. Tipo che:

  • La scuola si occupa delle persone in crescita, non di entità astratte scomponibili e riducibili a una serie di “competenze”
  • L’idea che la scuola possa essere incentrata sulla semplice acquisizione di “competenze” è profondamente sbagliata, sia perché applica a un ambito, quello scolastico, categorie nate in tutt’altro ambito, quello cioè dell’azienda e della produttività lavorativa, sia perché esclude appunto la dimensione integralmente umana, centrale nella scuola e nei processi lunghi e non lineari dell’apprendimento e della crescita
  • Poiché la scuola pubblica ha come finalità l’istruzione e la formazione umana e culturale delle persone in crescita, i decisori politici, prima di ipotizzare qualunque “riforma”, dovrebbero interloquire con gli esperti della trasmissione culturale e quelli dell’età evolutiva – insegnanti, psicoanalisti, intellettuali, educatori – e non con i rappresentanti di associazioni private
  • occorre eliminare ciò che non è apprendimento e insegnamento:– via  gli inutili percorsi di “alternanza scuola-lavoro” (ora PCTO), da sostituire semmai con stage sensati e non obbligatori, se e quando ne valga la pena, fuori dall’orario scolastico e su decisione dei consigli di classe;

    – via i test INVALSI, che sottraggono settimane di tempo all’attività scolastica senza che se ne siano mai chiariti il senso, la funzione e l’utilità;

    – via i progetti non indispensabili

    – via insomma tutte le attività burocratiche inutili che sottraggono tempo, attenzione ed energie agli insegnanti, che devono dedicarsi esclusivamente all’insegnamento.

  • diminuire nettamente il numero di studenti per classe, in modo che gli insegnanti possano davvero dedicare tempo e attenzione alle esigenze di ogni studente, operazione oggi più fattibile grazie ai previsti finanziamenti europei.

Il problema è: si troverà qualcuno disponibile a tradurre politicamente queste belle parole d’ordine?

Nel frattempo potete leggere qui il manifesto: https://www.micromega.net/manifesto-per-la-nuova-scuola/

e, se vi va, firmare qui: http://chng.it/pLRQ47qfX9