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Posted by on sabato, settembre 19, 2020 in Scuola e dintorni, Wurstel |

La brutta parola

Quando Arianna era piccola, tra le sue letture preferite c’era un libro illustrato (di cui ho dimenticato il titolo) che insegnava ai bambini ad affrontare frustrazioni di vario genere (gelato caduto, rimproveri da parte dei genitori, litigi coi coetanei ecc.). Ricordo un’illustrazione in cui una dolce bimba con la lacrimuccia diceva Carlo mi ha detto anche LA BRUTTA PAROLA … lasciando alla fervida immaginazione dei giovani lettori quale mai fosse questa parola così orribile.

Nella vita di tutti i giorni ci sono sempre brutte parole, anche se non sono quelle etichettato come bestemmie o parolacce, parole che danno fastidio a noi o agli altri. Io ho sempre odiato, ad esempio, parole come mangia-e-bevi (un tempo comunissima) o apericena. La famigerata legge 107 (nota anche come Buona Scuola) ha introdotto altre parole tossiche, tra cui una di quelle che odio di più è la parola dipartimento. Questa parola ha sostituito, in certe accezioni, l’usuale parola materia (ad esempio, le riunioni di materia sono diventate riunioni di dipartimento). Vuole scimmiottare l’università, ma fa ridere i polli.  Per questo cerco di evitarla il più possibile. L’anno scorso (prima della pandemia) mi capitò di dire ci vediamo oggi alla riunione di materia e una collega arcigna quanto sempre pronta a piegarsi alle superiori disposizioni mi rimproverò con aria professorale (in senso negativo): “Ma si dice dipartimento!!!”. Forse, se avessi bestemmiato, si sarebbe scandalizzata di meno.

Quando sento la brutta parola. mi viene in mente la gag ricorrente in Frankenstein Junior: ogni volta che qualcuno nomina l’austera e temibile Frau Blucher, subito si sente un nitrito di cavalli imbizzarriti.

Vista la difficile situazione, auspicherei che le riunioni di materia  si trasformassero piuttosto in riunioni di spirito: ce ne sarebbe un gran bisogno.