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Posted by on sabato, aprile 21, 2018 in Fede |

La fede e la credenza

In mancanza di meglio, il Venerdì di Repubblica del 20 aprile ci ammannisce (è il caso di dirlo) il lieto annuncio di una nuova serie televisiva scritta dal romanziere ex-cannibale Niccolò Ammanniti. Otto episodi dall’8 maggio su Sky, si chiamerà Il Miracolo e parlerà di una statuetta della Madonna. Un bell’oggettino di plastica di due chili e mezzo che, rinvenuta nel bunker di un boss della ‘ndrangheta, produce (o emette, non si capisce bene) la bellezza di 90 litri di sangue al giorno. Avete capito bene, novanta litri: più o meno quanti ce ne stanno in 15 esseri umani medi. Spunto appassionante se lo si sviluppa bene: dove metteranno tutto quel sangue? di che gruppo è? e l’AVIS che ne dice?

Ma altro è l’interesse dell’articolista del Venerdì ,che proclama Non c’è limite a ciò che può succedere quando si è disposti a crederlo. Scrittori e registi la chiamano sospensione della realtà, i religiosi la chiamano fede. Anche Ammanniti, del resto, associa tranquillamente chi crede e le persone di fede con gli eventi inspiegabili e i miracoli. Mi chiedo perché perdiamo tempo a sfruculiare chi crede nelle Scie Chimiche e nei Rettiliani. E il sociologo Marino Niola rincara la dose: questi record celesti (sarebbero i miracoli, da Padre Pio a Lourdes a Santa Rita) sono la prova del nove della credenza. E senza di loro la religione si riduce alle pallide astrazioni della teologia.

Francamente, mi cadono le braccia. Da qualche anno faccio parte di un gruppetto di protestanti milanesi – il Circolo Riforma – che s’interroga e riflette su come formulare e comunicare, oggi, il nostro essere credenti. Abbiamo riscritto le 95 Tesi di Lutero, e rivisitato i “Cinque Sola” della Riforma, e abbiamo altre cosette in cantiere … Ma tutto questo, a quanto pare, sono pallide astrazioni, quel che conta sono madonnine sanguinanti o grazie ricevute. E tutto il bell’ambaradan messo su per il Cinquecentenario della Riforma? Il pensoso interrogarsi su cos’era la fede per Lutero, per i suoi contemporanei, per noi oggi? Fatica vana, bastava una gita a San Giovanni Rotondo. La chiesa cattolica – seppur lentamente – si evolve, e non punta più – salvo eccezioni localistiche – sul grand guignol miracolistico. Tutta la rivelazione si è conclusa in Gesù Cristo, quindi non si devono inseguire nuovi segnali, così viene riportata la posizione ufficiale cattolica. Amen. Sono i laici, purtroppo, che sono rimasti agli anni Cinquanta, che quasi rimproverano il Vaticano per i suoi eccessi di prudenza, al limite dello scetticismo estremo. Per gli Ammanniti, i Niola, e compagnia cantante, fede, credenza, sospensione della realtà, credulità e creduloneria sono praticamente la stessa cosa.

A me, comunque, le statue che sanguinano hanno sempre fatto un po’ schifo …