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Posted by on sabato, agosto 29, 2020 in Mentre Vivo |

La fresca frasca

Al giorno d’oggi, il termine frasca non è più tanto usato. Al massimo si dice saltare di palo in frasca, a indicare chi passa in modo sconclusionato da un argomento all’altro. Ma, con il declino della civiltà contadina, chi lo dice spesso non ha la minima idea di cosa sia una frasca, e pensa che il palo sia quello della luce (se non quello della lap dance). Frasca, termine attestato sin dal Trecento e di etimo incerto, in senso proprio sta per ramoscello con foglie, fronda, o anche, con valore collettivo, insieme di ramoscelli o rametti che si recidono per darli in pasto (freschi o secchi) ad animali da pascolo quali ovini o caprini. Da “frasca” viene anche il nome della città di Frascati. I dizionari riportano anche i principali usi traslati della parola: 1) fronzolo o ornamento superfluo (il buon vino non ha bisogno di frasche); 2) persona frivola, leggera, incostante (dato il maschilismo della nostra cultura, specialmente donna); 3) ciancia o frottola (e qui potremmo accontentare i puristi della lingua, utilizzando il termine come traduzione dell’abusato fake news, tipo La Bestia di Salvini diffonde frasche). 

Come sempre, nella mia natale Terni ci distinguiamo dal resto del mondo,  e frasca è termine collettivo per designare bambini o minori, più o meno innocenti. Quindi, se senti dire Attento, c’è la frasca!, non ti sto segnalando il pericolo di inciampare in un rametto frondoso, né la presenza di una persona vanesia o incostante. L’avvertimento si applica quando gli adulti, dimentichi della presenza dei pargoli, rischiano di dire o fare qualcosa di inappropriato (discorsi su temi imbarazzanti, eccessive effusione di innamorati eccetera). In questi casi si usa dire anche I figli e i polli sporcano casa.

Magari un Gesù ternano avrebbe detto Lasciate che la frasca venga a me, ma qualche discepolo non della zona avrebbe frainteso, portandogli dei rametti frondosi.