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Posted by on sabato, Giugno 25, 2022 in Streghe |

La gnefra e lo gnefro

Quando ero piccola, mia mamma mi rimproverava spesso Non fare la gnefra!  Il termine (che era usato anche al maschile) è quello che tecnicamente si definisce eufemismo per metatesi. Ovvero, si spostano due lettere e così – pur intendendo proprio quella parola – si evita di dire la parola fr*gna, uno dei tanti modi con cui si designa l’organo sessuale femminile. Applicato alle persone, di solito fr*gno/a (soprattutto con gli accrescitivi fr*gnone/a) vuol dire stupido, babbeo, minchione. Ma a Terni la fr*gna – o meglio gnefra – è una persona lagnosa, lamentosa, manipolativa: tipologie di persone (soprattutto donne) che ho incontrato in abbondanza nella vita lavorativa. C’era anche la gnefra alla riunione? e ci capiamo subito.

Inoltre, proprio nel ternano lo gnefro è una creatura leggendaria che ama vivere in gruppi numerosi lungo la Nera e presso la cascata delle Marmore. La creatura assomiglia a uno gnomo o folletto alto meno di un metro, appare specialmente di notte e ama fare dispetti ai viandanti solitari. Altri li considerano più benigni e protettori delle case. L’iconografia mostra gnefri di tutti i tipi: possono assomigliare a bambini piccoli con pelle ruvida e cresposa, a elfi domestici stile Harry Potter o a Pokémon evolutisi male.

Post scriptum: non confondere lo gnefro con lo gnegno. Anche quest’ultimo è una sorta di nano o gnomo, ma è stato inventato da David Riondino nella canzone omonima per parodiare lo stile Branduardi.