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Posted by on sabato, novembre 30, 2019 in Wurstel |

La rinuncia alle pompe

Per migliorare il mio inglese, spesso mi siedo a letto col mio tablet sulle ginocchia e mi sottopongo a maratone di serie televisive in lingua originale con sottotitoli. Una delle mie preferite è l’americana Gilmore Girls, inopinatamente tradotta in italiano col mogoliano Una mamma per amica. Ambientata in un paesino del New England (Star’s Hollow, vicino a Hartford), la serie segue le avventure, sentimentali e professionali, di una poco convenzionale coppia madre -figlia. Nella sesta stagione, quarto episodio, le due devono far da madrine di battesimo a due gemelli di pochi mesi, figli di un’amica. Le due sono molto impacciate, soprattutto perché non hanno la minima dimestichezza con chiese e religione in generale (da cui varie divertenti gag). Dall’abito del celebrante e dal contesto si può ritenere che la cerimonia sia officiata con rito anglicano (o meglio, trattandosi degli USA, episcopale). A un certo punto, alle madrine viene chiesto di “rinunciare a Satana e a tutte le forze spirituali che si ribellano contro Dio”. Come si può immaginare, le risposte sono assai imbarazzanti, anche se la più divertente è quella del padrino del terzo battezzato (un adulto) che risponde baldanzosamente Satan can kiss my ass. Dopo il 2016, il rito anglicano ha eliminato il riferimento a Satana, trasformandolo in una più generica “rinuncia al male”.

Da quando frequento la chiesa valdese e metodista, ho assistito a vari battesimi, di bambini, giovani e adulti (tra cui anche quello di mia figlia), ma da noi questa formula non c’è, né con Satana, né senza. Nella liturgia valdese, i battezzandi o i genitori pronunciano una confessione di fede e impegno, che non cita né Satana né rinunce.

Per questo, vedere in un film o un telefilm un battesimo con questa formula mi dà sempre un senso di straniamento, come se si trattasse di un rito esotico. Ovviamente, chiunque abbia visto la saga di Amici miei (quando ancora il cinema italiano era degno di essere visto), ricorda benissimo la scena del battesimo di Rambaldo Melandri, nel film Amici miei – atto secondo. Interpretato da Gastone Moschin, il personaggio è un ateo impenitente, che s’innamora della bigottissima sorella di un prete, ed è costretto a battezzarsi per poterla sposare. Tra una supercazzola e l’altra, al centro del rito sta la domanda fatidica: Rinunci a Satana e alle sue pompe? Il Melandri e gli amici capiscono poppe, da cui altri equivoci e risate (ma anche le pompe si prestano a doppi sensi che non voglio citare, poiché sono una signora).

Nel rito cattolico attuale, le “pompe” sono state sostitute dalle “seduzioni del male”, concetto meno equivoco. La parola “pompa” viene dal greco pompè, letteralmente “scorta”, per estensione anche “corteo” o “processione”: da qui l’aggettivo “pomposo”, i termini “pompa magna” o “pompe funebri”. Fin dalla chiesa antica, quindi, ai catecumeni si chiedeva di rinunciare al lusso e all’appariscenza delle cerimonie idolatriche. Potremmo rivalutarlo come una presa di posizione a favore della sobrietà e dell’essenzialità nel rendere a Dio il culto dovuto. Alcuni predicatori, però, moralizzarono troppo il concetto fino a raggiungere le vette retoriche della Catechesi mistagogica di Cirillo di Gerusalemme (313-386):

Sono pompe del diavolo la passione per il teatro, le corse all’ippodromo, la caccia nel circo e tutte le vanità simili, da cui il santo prega di essere da Dio liberato (…).  Non lasciarti prendere dalla passione del teatro, dove contempli la scorrettezza dei mimi con tutti i loro insulti e le loro trivialità e le danze sciocche e pazze di uomini effeminati; non lasciarti prendere dalla pazzia di coloro che nei circhi si espongono alle fiere per soddisfare il loro misero ventre. Per fornire cibo al loro ventre, essi in realtà si offrono in cibo al ventre delle fiere o, per esprimermi con più esattezza, per il ventre, che è il loro Dio, gettano in precipizio, con una strana lotta, la loro vita. Fuggi anche le gare negli ippodromi, spettacolo pazzo che manda in precipizio le anime. Tutte queste sono pompe del diavolo.

Per concludere, la “pompa” nel senso di “macchina idraulica”, ha un’etimologia del tutto diversa. Il termine viene infatti dall’olandese pompe, che a sua volta ha una derivazione onomatopeica. Perché proprio dall’olandese? Perché fu con le pompe che gli olandesi, nei secoli, hanno – letteralmente – strappato la loro terra al mare.

Da un lato, quindi, l’esibizione superflua e vana; dall’altra, il paziente lavoro quotidiano per la sopravvivenza. C’è pompa e pompa.