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Posted by on domenica, novembre 3, 2019 in Wurstel |

La scuola dei gladiatori

Sabato mattina abbiamo completato il nostro weekend lungo d’arte visitando, a Palazzo Reale, la mostra su Giorgio De Chirico. Anche questa altamente consigliabile, nonostante l’esoso biglietto di quattordici euro (dodici per gli insegnanti). Devo confessare che il De Chirico più conosciuto, quello metafisico, quello delle piazze geometriche e deserte, dei manichini, delle muse inquietanti, mi ha sempre un po’ angosciato. Per fortuna, nella mostra non c’è solo questo, ma c’è un’antologia cronologica e abbastanza completa della lunga carriera dell’artista, nato a Volos (Tessaglia) e per lunghi periodi residente a Parigi e New York. Un esempio di intellettuale non provinciale, non legato al paesello, quelli che preferisco. Ho apprezzato particolarmente i quadri del cosiddetto “Ciclo dei Gladiatori”, realizzati a Parigi tra il 1926 e il 1929. Commissionate dal mercante d’arte francese Léonce Rosenberg, queste opere sono state abbastanza trascurate dalla critica. Chi le ha analizzate le ha trovate di difficile interpretazione (un vecchio articolo trovato in rete si chiama Dèi o gay?). Non sono un’esperta, ma da semplice osservatrice li ho trovati divertenti e dissacranti. I corpi dai muscoli a salsicciotto, le ammucchiate, le espressioni facciali poco serie mi sembrano una salutare presa di distanza dal mito della classicità, della romanità, dei corpi perfetti che tanto piacevano al Regime dell’epoca. Nonostante le sue simpatie filosofiche per Nietzsche (e le sue collaborazioni con giornali di destra nel secondo dopoguerra) il De Chirico dei Gladiatori ci trasmette, forse involontariamente, un sano messaggio antifascista, del quale c’è più che mai bisogno.