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Posted by on domenica, gennaio 20, 2019 in Wurstel |

L’oliva e il cotone

In occasione di una manifestazione pro-TAV tenutasi a Torino il 12 gennaio, il sindaco di Ascoli Piceno (Guido Castelli di Forza Italia) ha rilasciato alle telecamere di Porta a Porta un’illuminante dichiarazione per dimostrare l’importanza strategica della Grande Opera tanto avversata dai valsusini. Queste le sue parole: Se un’oliva tenera ascolana vuole arrivare a Lione ha bisogno di arrivarci presto, bene, e a condizioni economiche ridotte”. Ammiriamo l’audacia poetica nel voler attribuire all’Oliva Tenera Ascolana (da qui in poi OTA) la volontà di recarsi alla confluenza del Rodano e della Saona: per il resto (riprendo un articolo di Pier Paolo Flamini su Piceno Oggi) ci sarebbero alcuni dettagli da far notare.

1) Il treno passeggeri più rapido disponibile a oggi collega Ascoli a Torino in 7 ore e 11 minuti (partenza 6.30, arrivo 13.41). Con la prima coincidenza (alle 16.11 a Porta Susa) un passeggero arriverebbe a Lione alle ore 20.28. Quindi il tempo totale, attesa a Torino compresa, sarebbe di 13 ore e 58 minuti.

2) La TAV farebbe risparmiare, a regime (cioè tra almeno 20 anni) da 20 a 40 minuti di collegamento ferroviario: cioè si passerebbe da 13 ore  e 58 a 13 ore e 18, con un risparmio di tempo del 4,77%.

3) Il progetto TAV attualmente in discussione riguarda solo il traffico merci. Ebbene, al momento attuale – e per scelta di Trenitalia – non risulta possibile spedire merci da Ascoli Piceno, né dagli scali vicini di Porto d’Ascoli o San Benedetto del Tronto. Tutto il trasporto di OTA, attualmente, si svolge esclusivamente su gomma. Il prodotto viene spedito fresco alle destinazioni più vicine (Lazio o Umbria) e congelato per le distanze maggiori. Anche la salvifica TAV non potrebbe apportare alcun beneficio, seppur minimo, ai produttori di OTA, in assenza di interventi meno esotici e costosi, come il ripristino della tratta merci Ascoli – San Benedetto, o l’istituzione di un collegamento (merci ma anche passeggeri) tra Ascoli e Roma.

Finiamola lì con gli aspetti tecnici: tutto questo dibattito mi ha fatto venire in mente uno scioglilingua che, chissà come e perché, sta facendo furore tra i miei studenti poco più che quattordicenni:

Andavo a Lione cogliendo cotone / Tornavo correndo cotone cogliendo.

Certo, il cotone evoca più le piantagioni del Sud statunitense schiavista che i paesaggi alpini, ma tra l’idea di cogliere cotone correndo e quella di trasportare olive ad alta velocità non so quale sia più assurda. Almeno lo scioglilingua consente di farsi quattro risate (provate a ripetere ad alta velocità – non ferroviaria – una decina di volte cotone cogliendo e capirete).  Postilla finale: un sito di tradizioni popolari suggerisce che il nostro scioglilingua è la libera traduzione di una filastrocca lucana che così recita:

iemmu u’ iumu cugliennu buttuni, iennu vnennu buttuni cugliemmu, ovvero Andiamo al fiume cogliendo bottoni, andando venendo bottoni cogliamo.

Fatto il doveroso omaggio alla nuova Capitale Europea della Cultura (peraltro unico capoluogo di provincia dove non arriva nessuna linea ferroviaria – neanche a bassa velocità), vi lascio con una domanda: chissà se anche i bottoni lucani desiderano arrivare a Lione in meno tempo?