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Posted by on sabato, maggio 29, 2021 in Midrash |

Omaggio a Bob Dylan – Desolation Row (ottava strofa)

Ancora una volta, Giorgio Guelmani commenta – strofa per strofa – la canzone Desolation Row di Bob Dylan. 

1   Now at midnight all the agents
And the superhuman crew
Come out and round up everyone
That knows more than they do
5   Then they bring them to the factory
Where the heart -attack machine
Is strapped across their shoulders
And then the kerosene
Is brought down from the castles
10  By insurance men who go
Check to see that nobody is escaping
To Desolation Row

1-4. Ora a mezzanotte gli agenti e la ciurma superumana escono, e fanno la retata di tutti quelli che ne sanno più di loro. Mentre gli ignari abitanti del Vicolo della Desolazione si preparano alla festa (strofa precedente) dall’esterno arrivano, come truppe occupanti in un paese invaso, agenti e “ciurma sovrumana” a fare una retata. Evidente ed esplicito il richiamo all’FBI (il cui programma segreto COINTELPRO – attivo dal 1957 al 1971 – includeva azioni di infiltrazione, sorveglianza, sabotaggio a danno del Movimento in senso lato, da Martin Luther King agli hippies, dalle Pantere Nere ai comunisti). Era anche il periodo della coscrizione forzata per inviare la gente in Vietnam. La “ciurma sovrumana” fa allusione ai supereroi stile Marvel (non ancora approdati al cinema, ma già popolarissimi grazie ai fumetti), ma non è escluso che Dylan pensi anche al Superuomo nietzschiano. Bersaglio della repressione non sono i marginali, ma “quelli che ne sanno di più”, cioè l’intellettualità diffusa: studenti, artisti, creativi, liberi pensatori. Il Potere teme e perseguita chi usa la propria testa. C’è un po’ di paranoia in questa visione, che si ritrova anche in opere coeve di Philip K. Dick e innumerevoli altri? Indubbiamente, ma, come diceva quel tale, “il fatto che tu sia paranoico non implica che non ci sia, là fuori, qualcuno che ce l’ha con te”. E nel 1965 era così.

5-7. Poi li portano alla fabbrica, dove la macchina per l’infarto viene loro applicata alle spalle. I prigionieri sono forzati al lavoro di fabbrica, e sottoposti all’applicazione di una non meglio precisata “macchina per l’infarto”, probabilmente un ulteriore mezzo per controllarli. Forse scatena un infarto a comando appena percepisce un desiderio di ribellione. Un incubo ultra-fordista, con suggestioni dei Tempi Moderni di Chaplin. La traduzione DADG preferisce introdurre riferimenti al Golgota e al nazismo: “I prigionieri vengon trascinati / su un calvario improvvisato lì vicino / e il caporale Adolfo li ha avvisati / che passeranno tutti dal camino”, mentre la più recente RDG è più fedele all’originale. Una particolarità: mentre quasi tutte le altre quartine della canzone sono autonome, in questa il quarto verso (And than the kerosene) è legato alla successiva (tecnicamente, un enjambement).

8-12. E poi il kerosene è portato giù dai castelli, da assicuratori che vanno a controllare che nessuno fugga verso il Vicolo della Desolazione. A cosa servirà mai questo kerosene? A sterminare i prigionieri – che però sono stati messi al lavoro forzato e la cui obbedienza, semmai, è assicurata dal deterrente della macchina per l’infarto? O a distruggere tutto il Vicolo della Desolazione, a far pulizia del ghetto pieno di anomalie sociali e anacronismi? O, più prosaicamente, ad alimentare la fabbrica e la sua insensata produzione? Quel che sappiamo è che il Kerosene viene dai castelli (quelli dove stanno Loro, i potenti, i Masters of War), ed è portato da assicuratori (simbolo di un lavoro burocratico, pienamente integrato nel Sistema, che della vita e della morte fa calcolo matematico e attuariale). Sia il Castello che l’Assicuratore, ovviamente, sono richiami ad un altro famoso ebreo visionario, Franz Kafka, che per sbarcare il lunario lavorava per l’imperialregio equivalente dell’INAIL. Oltre a trasportare il kerosene, gli Assicuratori devono verificare che nessuno dei prigionieri tenti di scappare verso il Vicolo della Desolazione: in senso letterale, di recuperare la libertà perduta. Ma anche in senso metaforico: il Vicolo della Desolazione è duro, inospitale, popolato di gente strana e pericolosa, eppure è più vero e autentico dell’America square e perbenista, quella degli agenti FBI e degli assicuratori. Si tratta di garantire la disciplina produttiva: la macchina del Sistema deve continuare a funzionare e a nessuno è concesso evadere verso altri mondi.