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Posted by on lunedì, maggio 17, 2021 in Midrash |

Omaggio a Bob Dylan – Desolation Row (prima strofa)

Come promesso nel post del 16 maggio, Giorgio Guelmani vi conduce in un viaggio attraverso una delle più famose ed enigmatiche canzoni di Bob Dylan, Desolation Row. Allacciate le cinture, si parte!

They’re selling postcards of the hanging
They’re painting the passports brown
The beauty parlor is filled with sailors
The circus is in town
5       Here comes the blind commissioner
They’ve got him in a trance
One hand is tied to the tight-rope walker
The other is in his pants
And the riot squad they’re restless
10    They need somewhere to go
As Lady and I look out tonight
From Desolation Row

1-4. Vendono cartoline dell’impiccagione, dipingono di marrone i passaporti. Il salone di bellezza è pieno di marinai, il circo è in città.

L’autore ci porta subito nel mezzo dell’azione: sta succedendo qualcosa di anormale. L’impersonale They in inglese può tradurre il nostro si passivante, ma anche il generico Loro riferito a Coloro che Stanno in Alto. Qui si fa riferimento a un fatto ben preciso. Il 15 giugno del 1920 a Duluth (Minnesota), città natale di Bob Dylan,  Elias Clayton, Elmer Jackson e Isaac McGhie, tre inservienti di un circo itinerante allora in città (the circus is in town), furono accusati di avere violentato una ragazza del luogo, e impiccati da una folla inferocita dopo un processo sommario. Ovviamente, i bravi cittadini in cerca di giustizia fai-da-te erano bianchi, e i malcapitati capri espiatori erano neri. A maggior spregio delle vittime, cartoline rappresentanti l’impiccagione vennero commercializzate come souvenir turistici. Abraham Zimmermann, padre di Dylan, all’epoca aveva dieci anni e abitava nei pressi. Perché il salone di bellezza (RDG: il bagno turco) è pieno di marinai? Duluth era, ed è, un’importante città portuale: non sul mare, ma sul Lago Superiore. Perché i passaporti vengono dipinti di marrone (dettaglio eliminato da DADG)? Secondo alcuni commentatori *, i nazisti dipingevano di marrone i passaporti degli ebrei; secondo altri, il marrone si riferisce alla divisione delle persone in razze, o alla spersonalizzazione che cancella l’identità del singolo (RDG: girano passaporti senza foto). Come accadrà altrove nella canzone, si allude esplicitamente a un Potere malevolo e totalitario, che può prendere le forme del nazifascismo europeo, o del volto più oscuro dell’America stessa (dai linciaggi al maccartismo, allo strapotere dell’FBI). Infine, si noti che la canzone è l’ultima traccia dell’album Highway 61 Revisited, e la Highway 61 (che parte dal confine canadese) ha termine proprio a Duluth.

5-8. Arriva il commissario cieco, l’hanno messo in trance; ha una mano legata all’equilibrista, e l’altra la tiene nei calzoni.

Il “commissario cieco” dovrebbe rappresentare la giustizia delle istituzioni, che, di fronte alla violenza razzista, non solo è cieca, ma addirittura “in trance”, cioè completamente alla mercé del Potere, non si sa se inconsapevole o complice (TSJ: gli si è procurata un’ipnosi). La giustizia ha, letteralmente “le mani legate” (all’equilibrista, “colui che cammina sulla corda tesa”), forse per indicare i salti mortali che il discorso pubblico fa per giustificare l’ingiustificabile e conciliare l’inconciliabile (l’uguaglianza e il razzismo, le garanzie di libertà e il linciaggio). Ma l’accenno alla “mano nei calzoni” (assente in DADG e RDG), ovvero alla masturbazione, fa pensare che il commissario non solo sia subalterno e complice, ma addirittura che goda della situazione. C’è un aspetto pornografico, nel peggior senso della parola, nella violenza.

9-12. E la squadra antisommossa è instancabile, ha bisogno di qualche posto dove andare. Mentre io e la Signora ci affacciamo stanotte dal Vicolo della Desolazione.

La “squadra antisommossa” (riot squad potrebbe essere anche, al contrario, la Squadra Sommosse) rappresenta le ronde di “bravi cittadini” alla ricerca di niggers o altri “diversi” a cui insegnare le buone maniere a suon di botte o peggio. “Hanno bisogno di un posto dove andare”: se non c’è un’”emergenza sicurezza” o un’infrazione da punire in modo esemplare, se la inventano. Poi il poeta, finalmente, introduce se stesso nella storia. Succederà solo altre due volte: un breve accenno nella quarta strofa (dedicata a Ofelia), e nell’ultima, riprendendo le fila del discorso. Qui “Io” e “La Signora” ci affacciamo (su Duluth, o sull’America razzista) dal “Vicolo della Desolazione”. Di chi e di cosa stiamo parlando? “Io” è Bob Dylan (alias Robert Zimmermann) in persona, e su questo non ci piove. “La signora” (Lady) potrebbe essere Joan Baez (nel 1965, la loro relazione amorosa volgeva al termine). Il personaggio Lady, però, non ritorna più nella canzone (a meno che non sia il “TU” a cui si fa riferimento nell’ultima strofa): tutti sanno che, invece, Dylan amava disseminare le sue canzoni di velenose allusioni alle sue ex, ree di non aver capito il suo desiderio di libertà e autonomia (vedi Don’t think twice, it’s all right).  Per questo, alcuni sostengono che “Lady” sia un omaggio a Billie Holiday (1915-1959), la grande cantante jazz, soprannominata Lady Day. Infatti nel 1939 Billie Holiday portò al successo Strange Fruit, straziante canzone contro l’orrore dei linciaggi composta da Abraham Meeropol. Interpretazioni più fantasiose identificano Lady con Maria di Nazareth (per cattolici e anglicani Our Lady), o addirittura con la Lady del film animato di Walt Disney Lady and the Tramp (noto da noi come Lilli e il Vagabondo).

Infine, Desolation Row. La maggior parte dei commentatori vede nel nome una fusione tra Cannery Row (romanzo del 1945 di John Steinbeck, ambientato in un fittizio vicolo di Monterey, California), e Desolation Angels (romanzo semi-autobiografico di Jack Kerouac, pubblicato nel 1965). Si può vedere anche un richiamo al poema The Waste Land (La terra desolata) di Thomas S.Eliot, e alla misteriosa abominazione della desolazione di cui si parla in Daniele 9:27 (probabile riferimento all’erezione di un altare a Zeus nel Tempio di Gerusalemme da parte di Antioco Epifane) e in Matteo 24:15 (discorso apocalittico di Gesù). Lo stesso Dylan, intervistato il 3 dicembre 1965 a San Francisco, disse genericamente che Desolation Row era un qualche posto in Messico, vicino al confine, famoso per la sua fabbrica di Coca-Cola **. Al Kooper, che suonò la chitarra elettrica in una delle prime incisioni del brano, suggerisce che Desolation Row si trovi a New York, nel Greenwich Village, dalle parti dell’Ottava Avenue, un’area (allora, prima di essere gentrificata) infestata da bordelli, bar loschi e supermercati porno, completamente senza possibilità di rinnovamento o redenzione.

Come vedremo nelle prossime strofe, Desolation Row (Vicolo della Desolazione, ho scelto di tradurre), è un posto strano, duro, pieno di gente poco raccomandabile. Ma questa prima strofa ci dice che è nell’America “normale”, quella delle tante Duluth, che accadono le cose più mostruose. Dylan e Lady si affacciano a vedere l’orrore da fuori, from Desolation Row. Il mese prossimo, analizzando la seconda strofa, entreremo nel Vicolo Desolazione vero e proprio.

*Commentatori: esistono molti siti (soprattutto in inglese) dedicati all’esegesi della produzione dylaniana. Fare tutti i nomi e i eiferimenti significherebbe trasformare questi modesti post in un piccolo Talmud.

** Ma tutti sanno che l’Uomo di Duluth è poco attendibile come biografo e interprete di sé stesso.