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Posted by on sabato, marzo 17, 2018 in Wurstel |

I pozzi di San Patrizio

A San Patrizio, che il calendario cattolico propone per oggi 17 marzo, si associa il vestire di verde, la parata sulla Quinta Avenue a New York, le offerte speciali nei pub per gonfiarsi di birra. Si usa molto meno di una volta, invece, il detto “pozzo di San Patrizio”. Non ho il pozzo di San Patrizio (oppure Non sono il pozzo di San Patrizio), diceva la persona sottoposta a richieste continue e incessanti, tipo la madre di fronte ai figli che chiedono Iphone, Ipod, Ipad, motorino e vestiti firmati; o il tesoriere della Corona pressato dal sovrano che vuole finanziare guerre, palazzi di lusso e falconeria; o il lavoratore alle prese con l’azienda che pretende dedizione illimitata e mal retribuita.

Nel mondo esistono almeno due “pozzi di San Patrizio”. Uno, quello più antico, si trova a Station Island (attenzione, non Staten Island!), isoletta in mezzo al Lough Derg, lago situato nella contea irlandese del Donegal. In inglese si chiama in realtà St Patrick’s Purgatory (Purgatorio di San Patrizio). Si tratta di una caverna (nella figura riportata, una mappa del 1666, è chiamata Caverna Purgatory). Dicono le leggende che nel quinto secolo Patrizio, nato in Inghilterra (forse in Cumbria), figlio di un decurione (a sua volta figlio di un prete: il celibato ecclesiastico non era ancora obbligatorio), dopo una vita avventurosa (sei anni prigioniero di pirati irlandesi, poi studi di teologia ad Auxerre), si recò in Irlanda per evangelizzarla, sulle orme di Palladio, primo vescovo dell’Irlanda. Secondo alcuni studiosi, Palladio (che era stato inviato in Irlanda da papa Celestino I, per combattere l’eresia pelagiana), si chiamava Patrizio di secondo nome e avrebbe compiuto lui almeno metà delle prodezze poi attribuite al Patrizio più noto (cosiddetta “Teoria dei due Patrizi”). In ogni caso, il nostro Patrizio si scontrò presto con lo scetticismo degli irlandesi, che chiedevano prove sostanziali per credere alla sua predicazione. In risposta alle sue preghiere, Cristo (o addirittura Dio stesso), gli fece trovare un pozzo nel terreno, chiamato Purgatorio. Guardando nel fondo della caverna, la gente poteva vedere (nello splendore del Technicolor, si sarebbe detto millecinquecento anni dopo), le pene e i tormenti destinati ai peccatori nell’Inferno (e, secondo alcune varianti, anche le gioie del Paradiso). La caverna divenne meta di pellegrinaggio, sino a quando, nel 1497, papa Alessandro VI impose la chiusura della grotta e la distruzione degli edifici sull’isola. Fu riaperta, non molto tempo dopo, e di nuovo chiusa nel 1632 ad opera di Sir James Balfour e Sir James Stewart per conto del governo irlandese. Infine, la caverna fu aperta per la terza volta sotto il regno di Giacomo II e chiusa per l’ultima volta nel 1780.

Il secondo Pozzo di San Patrizio si trova nientemeno che ad Orvieto, in Umbria. L’opera, commissionata ad Antonio da Sangallo il giovane nel 1527, fu voluta da papa Clemente VII, per assicurare acqua alla città in caso di assedio. Ultimato nel 1537 sotto papa Paolo III, inizialmente si chiamava Pozzo della Rocca, in quanto prossimo alla rocca Albornoz. Una grande opera di ingegneria, l’orgoglio della città di Orvieto. Al contrario del sito irlandese, inaccessibile almeno quanto la potteriana Camera dei Segreti (ma come tutti sanno, in Irlanda, grazie a San Patrizio, non ci sono serpenti), quello umbro è visitabile al modico prezzo di cinque euro. E, come per la Fontana di Trevi, una leggenda promette un felice ritorno ad Orvieto, se si prende la precauzione di gettare una monetina in fondo al pozzo.