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Posted by on sabato, settembre 1, 2018 in Mentre Vivo | 0 comments

Preferisco fare lo jodel

Ho passato otto giorni di vacanza, a metà agosto, in Tirolo, con base a Mutters, paesino collinare (818 metri s.l.m.) non lontano da Innsbruck. Soggiorno riposante, aria buona e fresca, belle passeggiate. Ma, fra le tante cose, una mancava: lo jodel, la musica tipica delle aree germanofone alpine. Nata come richiamo per il bestiame, caratterizzata dal passaggio improvvisio della voce dal tono normale al falsetto, insomma il ben noto Yolilili-yolilili-yolilili-u-u… che avrete sentito in qualsiasi pubblicità di formaggi tipici o di caramelle rinfrescanti. Bestiame ce n’era (in un altro post, se volete, parlerò dei miei incontri ravvicinati con le mucche), ma evidentemente nessuno aveva bisogno di richiamarlo in modo tradizionale.

Finché, il venerdì sera, ecco l’occasione: spettacolo folkloristico (gratuito) in piazza! Si presenta sul palco una nutrita orchestrina di amatori, tutti del luogo, in costume tradizionale. Il direttore, dopo un breve discorso di circostanza, agita la bacchetta e parte il primo pezzo. Dopo trenta secondi, mio marito lo riconosce: è l’inno sovietico! Tantantatanta, tantatantatanta, tatantantantantatttattattata… ricordo, però, che Putin l’ha riciclato come inno della Santa Russia cambiando solo appena le parole. Seguono sigle di telefilm, canzoni pop internazionali, evergreen di jazz … ma niente Jodel. Verso la fine, una vigorosa ed epica marcia. “La Cavalcata delle Valchirie?” chiede Giorgio, che di musica classica capisce quanto io di fisica quantistica. “No, Star Wars,” rispondo sottovoce. Uno spettatore, magro dai capelli grigi, si alza e fa il pugno chiuso. Un sostenitore dell’Alleanza Ribelle o un filosovietico dai riflessi lenti? La serata finisce con qualche bis, tra cui il Boogie Woogie, ma niente Jodel. E neanche canzoni da Tutti insieme appassionatamente (per gli anglofoni, The Sound of Music) che pensavo fosse la colonna sonora locale (poi ho verificato che è più della zona di Salisburgo). Delusione.

Domenica mattina, causa lavori sulla linea ferroviaria ci tocca prendere il bus sostitutivo tra Innsbruck e il Brennero. Sui bus c’è sempre la radio accesa: e la radio del conducente trasmette Jodel non-stop. Finalmente! Quarantacinque minuti di quella stupenda musica che Sir Walter Scott definiva una variazione sul tema del raglio di un somaro. Ma i britannici sono solo invidiosi perché la loro vetta più alta raggiunge appena appena la quota della terza casetta di Agape …

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