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Posted by on martedì, marzo 13, 2018 in Politica |

Quelli della mascherpa

Stavolta rendo omaggio alla mia città d’adozione con un tipico detto lombardo. Restare come quelli della mascherpa equivale a restare basiti, a bocca aperta. Andando in Rete, si incontrano millanta ipotesi su cosa fosse questa mascherpa. Per alcuni era una compagnia teatrale, per altri una ditta che produceva orologi. C’è chi parla di una ricca famiglia che viveva nelle remote campagne a Nord di Pavia, i cui ultimi eredi (Pietro il furbo, Tommaso il tonto, Giulino l’inconcludente e l’avida Giuseppa) erano male assortiti e combinavano poco. Ma è più probabile che il detto abbia a che fare con la mascherpa (o mascarpa), un prodotto caseario che si ottiene con il siero di vacca e di capra e, a volte, una piccola quantità di latte nella ragione massima del 5-10%. Il peso delle forme è compreso fra 0,5 kg e 1,5 kg. La pasta è di colore bianco o biancastro e pastosa, con tessitura grumosa e grassa, friabile, cedevole e deformabile. Rispetto alla ricotta è caratterizzata da profumi e sapori leggermente più marcati. Insomma, un formaggio, imparentato col più noto mascarpone. “Quelli della mascherpa” erano quindi i contadini del Lodigiano o del Pavese, che facevano chilometri e chilometri per andare a vendere il loro prodotto ai mercati delle città più grandi, Milano compresa. Comprensibilmente, di fronte alle meraviglie del capoluogo restavano stupiti e strabuzzavano gli occhi, donde il detto. L’aveva già descritto Dante Alighieri: Non altrimenti stupido si turba / lo montanaro, e rimirando ammuta / quando rozzo e salvatico s’inurba (Purgatorio XXVI, 67-69).

Variante, più triste, della storia, come la dicono nella Bassa Lomellina: Si racconta che un garzone incaricato di portare il formaggio a Milano per venderlo al mercato, vuoi per il viaggio (da Lodi a Milano, 32 Km), vuoi per il fatto che il ragazzo si era fermato più volte a chiacchierare… quando arrivò a Milano la sua cesta di vimini era completamente vuota perché, con il caldo, il formaggio si era completamente sciolto colando attraverso le maglie della cesta: figuriamoci come rimase il ragazzo! (qui la fonte: http://bardugh.blogspot.it/2007/04/mascherpa-e-mascarpon_23.html  ).

Quelli della mascherpa è come ci sono rimasti molti di noi di sinistra dopo il 4 marzo, al vedere i risultati elettorali. In particolare, questa immagine del formaggio che poco a poco si scioglie mi ricorda il destino di una lista nata con grandi speranze di risultato a due cifre, a lungo attestata nei sondaggi sul sei per cento, e finita, all’apparir del vero, poco sopra il tre.

A me, il mascarpone mi è sempre rimasto sullo stomaco.