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Posted by on sabato, marzo 16, 2019 in Streghe |

Rita contro Greta

Nella fiaba originale dei fratelli Grimm, la matrigna di Biancaneve muore in modo sottilmente sadico: durante il matrimonio di Biancaneve col principe, qualcuno la costringe a indossare un paio di pantofole di ferro arroventato. Molti hanno visto in questo una metafora, il simbolo della vecchiaia che viene consumata dall’invidia per la giovinezza altrui. Mi è venuto in mente questo leggendo delle aspre critiche postate da Rita Pavone contro Greta Thunberg. la cosa che sorprende di più, per le donne della mia generazione, è che la cantante (oggi naturalizzata svizzera) negli anni Sessanta incarnava una femminilità spigliata e anticonvenzionale – ma al contempo romantica – che rompeva coi vecchi stereotipi. La delusione è quindi ancora più cocente, come se Janis Jolpin o Jim Morrison fossero sopravvissuti agli eccessi giovanili per divenire, da vecchi, entusiasti sostenitori di Trump. Il personaggio Pavone, comunque, già da anni aveva esternato su posiizoni molto conservatrici (l’anno scorso se l’era presa coi Pearl Jam, rei di avere sostenuto la campagna Aprite i porti). ma stavolta è ancora più grave, perché da donna se l’è presa col corpo di un’altra donna, non criticando Thunberg per il merito delle sue posizioni, ma deridendo la bimba con le treccine che lotta per il cambio climatico e paragonandola a un personaggio da film horror. Forse dovevamo già sospettarlo cinquant’anni fa, quando Rita cantò una cover della famosa If I had a hammer di Pete Seeger. Quello che era un inno della lotta per i diritti civili divenne una canzone banalotta in cui la protagonista voleva prendere a martellate una rivale in amore: guarda caso, sempre donna contro donna. Gianburrasca stava già per trasformarsi in Grimilde …