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Posted by on domenica, maggio 5, 2019 in New York |

The Boss and The Voice

Il titolo non si riferisce a boss malavitosi, né al Boss per antonomasia nel rock, Bruce Springsteen. Siamo pur sempre nel New Jersey, e la città è Hoboken, patria del Boss delle Torte (The Cake Boss). Come chi guarda più televisione di me sa benissimo, Il Boss delle Torte è un reality show statunitense, in onda dal 19 aprile 2009, incentrato sulle quotidiane vicende della pasticceria Carlo’s Bake Shop, situata su Washington Street, il vialone principale di Hoboken. Nel corso della nostra annuale settimana a New York, quando andiamo a trovare Arianna, siamo passati anche dall’iconica pasticceria (il cui Boss non si chiama Carlo, ma Bartolo Valastro detto Buddy). Niente da dire: biscotti e dolci buoni, e prezzi onesti, tenendo conto della fama mediatica del luogo.

Altro punto d’interesse (landmark) è il monumeto alla nascita del baseball: si dice che, dove c’era un campo chiamato Elysian Fields e ora uno spartitraffico, si giocò, il 19 giugno 1846, la prima partita ufficiale del national pastime, tra New York Nine e New York Knickerbocker Club. Perché non una, ma ben due squadre dovessero attraversare lo Hudson, in un’epoca in cui non c’era la PATH a rendere il viaggio breve e comodo, per giocare una partita di baseball, francamente mi sfugge…

Come già la gemella e rivale Jersey City (su cui vi ho intrattenuto nel post dell’8 aprile 2018, vedi il link), Hoboken sta sul fiume Hudson, davanti a Manhattan. E infatti una delle cose più belle da vedere è il waterfront, il lungofiume da cui ci si gode la skyline dei grattacieli. Proprio qui fu girato, nel 1954, il film di Elia Kazan Fronte del porto, con Marlon Brando (il titolo originale è On the waterfront, cioè un meno epico Sul lungofiume). Rispetto a Jersey City, Hoboken è più piccola (solo 50.000 abitanti), con vialoni alla francese e case coi tetti alla tedesca (non a caso, cent’anni fa era soprannominata Littele Brema). Poi arrivarono gli italiani (molti da Molfetta). E un italiano famosissimo, nato a Hoboken nel 1915, è Frank Sinatra, detto The Voice. 

Stranamente (o forse no) Hoboken non onora quanto si riterrebbe il suo figlio più illustre. Certo, c’è Sinatra Drive, ma è un vialone come gli altri. C’è il Frank Sinatra Park, un bel parco pubblico che si affaccia su uno stadio da baseball e sul Waterfront (proprio davanti alle ex Twin Towers) ma la statua che vi troneggia è quella di un generale della Guerra Civile. Sul web troverete scritto che al 415 di Monroe Street, là dove stava la casa natale del crooner, sul marciapiede campeggia una stella commemorativa a cinque punte, dedicata a Frank Albert Sinatra. Ci siamo andati, deviando qualche isolato dalla strada principale, e abbiamo avuto la deludente sorpresa di trovare, adagiata sul marciapiede, una grande betoniera (senza dedica). C’erano lavori di restauro in corso, e la stella era coperta dal cemento. Magari non c’è troppo da stupirsi: come Guccini con Modena (e, più modestamente, la sottoscritta con Terni), Frank, per spiccare le ali veramente, dovette lasciare la piccola città, bastardo posto dove era nato, senza voltarsi indietro. Magari se avesse interpretato una New Jersey, New Jersey, o una Autumn in Hoboken, almeno un busto nel parco giel’avrebbero messo.

 

Passando all’altra riva