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Posted by on domenica, gennaio 6, 2019 in Streghe | 1 comment

Tutte le feste le porta via

Il 6 gennaio è, a modo suo, un’altra piccola vigilia di Capodanno. Anche se solo insegnanti e studenti godono della lunga pausa di due settimane a cavallo dei due anni solari, per tutti quanti è vissuto come la viglia del vero e proprio Ritorno al Lavoro e a tutte le attività più o meno connesse. Nei Paesi di tradizione ortodossa, il cui anno liturgico resta agganciato al Calendario giuliano, il 6 gennaio è la Viglia di Natale. Per gli altri, il 6 gennaio è la ricorrenza della visita – con gli iconici regali di Oro, Incenso e Mirra – dei Re Magi al piccolo Gesù. Solo da noi, o quasi, si festeggia la Befana.

Le interpretazioni sull’origine di questa figura sono varie e probabilmente si integrano, più che contraddirsi, l’una con l’altra. La voce italiana di Wikipedia le elenca un po’ alla rinfusa. Si parla di: 1) riti propiziatori celtici legati all’inverno boreale; 2) credenze antico -romane secondo cui nella dodicesima notte dopo il solstizio invernale figure femminili (Diana? Satia? Abundia?) volavano sui campi per propiziare la fertilità dei futuri raccolti; 3) l’antica festa, sempre romana, di Giano e Strenia (da cui “strenna”), durante la quale ci si scambiavano regali; 4) richiamo alla figura celtica di Perchta, nota come Berchta nell’area alpina: una personificazione al femminile della natura invernale, rappresentata come una vecchia gobba con naso adunco, capelli bianchi spettinati e piedi abnormi, vestita di stracci e scarpe rotte, che aleggiando sopra i campi e terreni di notte ne propizia la fertilità, e viene festeggiata nei 12 giorni che seguono il Natale. Com’è come che non è, il cattolicesimo si appropriò gradualmente di questa figura – come di altre. Il teologo Epifanio di Salamina, nel IV secolo, propose l’istituzione della festa dell’Epifania, alla dodicesima notte dopo il Natale, recuperando così anche l’antica simbologia numerica pagana. Resta il dubbio: se si fosse chiamato Bartolomeo, avrebbe istituito la Bartolomea? Befana è, ovviamente, deformazione popolare di Epifania.

Già nel XIII secolo si comincia a parlare di “feste per la Befana” con fuochi, canti e balli; nel Cinquecento le “Befane” sono figure stregonesche che spaventano i bambini, e nel Seicento si riducono a due (la Befana buona e la Befana cattiva). Solo più tardi si comincia a parlare di un’unica Befana, buona coi bimbi buoni e severa coi cattivi a cui porta il carbone (in alcune varianti l’aglio). La tradizione popolare ha cercato anche di inserire la Befana nei Vangeli dell’infanzia, inventando la figura di una vecchia scorbutica, a cui i Magi chiesero aiuto per trovare la strada di Betlemme. Rifiutò dicendo che aveva troppo lavoro da fare. Poi si pentì e andò a cercarli, ma troppo tardi. Allora cominciò a fermare tutti i bambini che incontrava, offrendo loro un regalo perché le dicessero la strada. E così farebbe da oltre duemila anni.

Come a Rovaniemi (Finlandia) per Babbo Natale, a Urbania (provincia di Pesaro) è ufficialmente situata la Casa della Befana. Come tutte le tradizioni, anche questa è inventata e recente: la cittadina marchigiana l’ha istituita poco più di vent’anni fa. Nonostante le ascendenze celtiche e le analogie con figure come Santa Lucia, la Befana non ha mai sfondato fuori dai confini italiani: nelle altre lingue non esiste neanche una traduzione del nome. Assai più che il presepe (condiviso in tutta l’area mediterranea e alpina), l’albero di Natale (troppo nordico) o lo stesso Babbo Natale (che sarà anche San Nicola di Bari, ma fa troppo America), la Befana è una vera icona sovranista. Non a caso, nel 1928, Mussolini istituì la Befana Fascista, festa in cui si elargivano regalini ai bambini delle classi meno abbienti (tanto per far dimenticare la perdita delle libertà politiche e civili). Una sorta di “manovra del popolo” dell’epoca: per ora, la Befana Sovranista del 2019 sembra aver portato solo carbone (di pessima qualità, oltretutto).

1 Comment

  1. Interessante. Certo i tempi sono proprio cambiati: anziché dare (il dare della Befana ma penso anche al famoso dare metà del proprio mantello), ora si toglie, vedi gli ultimi tristi eventi di Trieste ma anche la politica di Macron. How sad!