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Posted by on domenica, settembre 6, 2020 in Scuola e dintorni |

Un pomeriggio di ordinaria follia

Ennesima circolare: il Collegio Docenti è convocato dalle 15.30 alle 17.30 in data primo settembre eccetera eccetera. Che poi rimane solo la data: le ore si accavallano e lievitano, lasciando tutti frastornati e storditi. Quando scatta l’ora X tutti devono collegarsi. Fremono le chat di ogni gruppo: “Non mi è arrivato il link, oddio, per favore me lo giri?”, e via tutti quanti a smanettare.

Poi si apre il collegamento, ma alcuni Google Meet non li gradisce e li sbatte fuori. Prova microfono: quando quattro anni fa ho comprato il mio computer desktop col Bonus Docenti, non potevo immaginare che avremmo fatto questa fine. Parlarci attraverso uno schermo, decidere e votare il lavoro di un anno con una scheda impersonale che non ti permette di dire veramente la tua. Provo e riprovo a parlare: niente. Mesi di DAD e aggiornamenti di Windows 10 hanno messo a dura prova la videocamera e l’audio del mio PC.

Posso ascoltare quello che la Preside e gli altri dicono, ma non posso parlare. Meno male che mio marito, finito il proprio lavoro da remoto, con abili manovre riesce a installare Google Meet sul tablet, ma ormai la riunione è finita, sarà per un’altra volta.

Molti interventi sono fuori luogo. C’è chi non ha capito bene come si vota, chi non riesce a inviare il proprio voto. Chi viene continuamente ributtato fuori dal sistema, chi può usare solo la chat perché non vede e non sente gli altri.

La chat, altra spina nel fianco. C’è chi la usa per chiedere come stanno i figli o il cane, chi suggerisce rimedi omeopatici da applicare nelle classi quando torneremo, chi fa errori ortografici (ho visto scrivere colleggio). C’è pure chi insulta o sfotte quei pochi che intervengono: siamo arrivati anche a questo, commenteremo dopo, affrante, nella chat del nostro gruppo di materia.

Le votazioni si susseguono, scheda dopo scheda. Chi proprio non riesce a votare aggiunge il voto in chat (è considerato valido, per ora).  Il tutto è estremamente faticoso. Dalle due ore previste, si arriva a tre ore e quaranta minuti. Ci salutiamo mezzi rimbambiti, fino al prossimo collegamento.

Certo, non si poteva fare altrimenti causa COVID eccetera, ma è chiaro che la partecipazione va a farsi benedire.

Che tristezza.