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Posted by on sabato, marzo 7, 2020 in Casoretto e dintorni |

Werner Fugazza e il business delle mascherine

Il Coronavirus non aveva cambiato molto la vita di Werner Fugazza, che non aveva bisogno di ordinanze e divieti per tenersi lontano da scuole, chiese, musei, cinema, teatri, palestre, luoghi della cultura in generale, e da anni e anni si vedeva tutte le partire di campionato a casa su piattaforme a pagamento abilmente piratate. Nell’ufficio postale di via Stazio il lavoro proseguiva come sempre, solo i Gestori Finanziari erano costretti a relazionarsi coi clienti a distanza. Per la gioia generale (molto poco dissimulata), le Riunioni Motivanti del lunedì erano state abolite, e sostituite dai Messaggi Motivanti dell’Amministratore Delegato in persona, il leggendario Carlino Molossi, detto anche L’Uomo nell’Alto Castello. Alle tredici di ogni giorno dispari, qualunque operazione o applicazione in corso sul monitor di ogni computer spariva e veniva sostituita dall’inquadratura di un maestoso castello quattrocentesco (situato, secondo alcuni, su un’isoletta del Lago Maggiore, secondo altri in Scozia). Pian piano la camera si avvicinava sino a rivelare Molossi in persona, seduto su una specie di Trono di Spade in vesione Ikea, con alle spalle una biblioteca di libri finti e un’arrugginita armatura pseudo-rinascimentale. Pacato, la mano destra intenta ad accarezzare un maestoso gatto persiano grigio, Molossi in cinque minuti esponeva gli Obiettivi e il Budget, ammanniva generiche parole di conforto e incitamento e salutava invitando tutti a “farsi digitali”. Il lento sfumare del Castello nella nebbia era il segnale dell’inizio dell’intervallo del pranzo. Benedicendo il virus che aveva spazzato via le scomodissime riunioni del lunedì, Werner Fugazza impiegava metà dell’intervallo a girare per il quartiere vendendo mascherine protettive, di cui cittadini e cittadine avevano cominciato a fare grande uso.

“Me le ha procurate un amico, sono solo cinque euro.”

“Ma sono sicure?”

“Certo, mi ha garantito che sono di fabbricazione siriana, e lì se ne intendono.”

“Siriana?”

“Ma certo, resistenti anche ai gas tossici e alle armi chimiche. Del resto, hai mai sentito parlare di focolasi di virus a Idlib o ad Aleppo?”.

Colleghi, vicini, semplici passanti si facevano convincere e compravano. Werner Fugazza, che le aveva comprate a due euro ciascuna, accumulava piccoli guadagni e già si sentiva (o si sarebbe sentito se avesse visto la serie) come il Walter White del Casoretto.

Poi venne quel giovedì. Dopo settimane e settimane che non cadeva una goccia d’acqua, verso mezzogiorno si scatenò una fortissima pioggia. Uscendo bel bello per andare a pranzo alla Norcineria del Blueprint, Werner Fugazza si vide segnato a dito da tutti, poi assediato da decine di uomini e donne bagnati, infuriati, ognuno delle quali teneva in mano una strana poltiglia bianco-grigia.

“Guarda cos’è successo alle tue mascherine siriane!”

“Basta un po’ di pioggia e si dissolvono in poltiglia!”

“Adesso ci ridai i soldi, fino all’ultimo centesimo!”

Non disponendo di superpoteri, Werner fu costretto a risarcire sull’unghia tutti i truffati, senza evitare che qualcuno gli lanciasse in faccia quelle che erano state delle mascherine, insultandolo pesantemente. Brutta giornata per il Giustiziere di via Falloppio, che si riscosse prontamente, dicendosi “Adesso vado da quel truffatore che me le ha vendute e mi faccio ridare quel che gli ho pagato!”

Qualche ora dopo, l’ingegner Scannabue riposava tranquillamente nel suo lindo salotto. Sul tavolo aveva accumulato centinaia di monetine da uno e due euro, frutto della sua ultima idea geniale.

“Adesso che c’è la paura del virus, finalmente ho trovato come liberarmi di questo stock di vecchie mascherine che mi avevano rifilato su Sirio al tempo della Guerra dell’Orsa Maggiore. Per fortuna le mascherine siriane, progettate per resistere agli attacchi chimici a base di radon e di gallio radioattivo, non hanno effetti collaterali negativi sulla fisiologia terrestre. Tutti soldini ben guadagnati …”

S’interruppe, sentendo bussare alla porta. Lui non lo sapeva, ma noi sappiamo: a bussare era Werner Fugazza, venuto a reclamare indietro quanto aveva pagato per quel centinaio di mascherine ormai ridotte in poltiglia.