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Posted by on domenica, gennaio 26, 2020 in Casoretto e dintorni |

Werner Fugazza e la giustizia citofonica

La triscognata Pacomia era stata recisa, al telefono: “Sabato vengo a Milano per i saldi, ho un coupon della Groupoff da spendere. Tu mi devi tenere Raoul per il pomeriggio.”

Click.

E così il sabato pomeriggio di Werner Fugazza era bell’e che deciso. Alle quattordici Pacomia, parcheggiata l’auto sul marciapiede di via Accademia, consegnò il piccolo (ormai undicenne) a Werner, raccomandando semplicemente ai due di non mettersi nei guai. Raoul non si era portato dietro la Playstation ed era agitatissimo. Dopo mezz’ora aveva fatto tutto il disordine possibile nell’appartamentino da scapolo di Werner, senza trovare nulla che catturasse il suo interesse. Poi il suo sguardo s’illuminò. “Prozio Werner,” esordì, “è vero che tu sei un Giustiziere?”

“Certo. Giustiziere di via Falloppio, per la precisione”.

“Andiamo in giro per il quartiere a seminare Giustizia e ad arrestare i Cattivi? Ce l’hai il mantello? E la cabina telefonica per trasformarti?”

“Non sono un supereroe: non ho né il mantello né la cabina, qui si usano solo gli smarfon. Però possiamo fare una piccola spedizione, tanto devo anche portare a spasso il cane.”

Così, il Giustiziere di via Falloppio – che per l’occasione sfoggiava una mascherina di carnevale, di quelle che si trovano nei corn flakes, il bispronipote e il cane uscirono per il quartiere.

“Dove sono i Cattivi? Ci sono supercriminali, scienziati pazzi, serial killer, alieni col raggio della morte?”

“C’è di tutto,” disse Werner, “ma soprattutto Spacciatori di Droga. Ci spostiamo nel vialone d’angola, la leggendaria via Ampère, e vedi quanti ne troviamo. L’altro giorno ho visto un video dove c’era il Capitano che ne beccava uno al Pilastro.”

“Cos’è il Pilastro?”

“E chi lo sa, un posto pericoloso. Ma il metodo è semplice: vedi un cognome che non ti sconfiffera, suoni al citofono e chiedi se lì c’è qualcuno che spaccia.”

Werner si diresse deciso verso un condominio dall’aria moderna, e indicò un cognome. “Vedi, Famiglia Canicattì. Sono sicuramente dei terroni.”

“E’ vero, anche nel videogioco Inforkalterùn 3.0 c’è un mafioso coi baffoni e la coppola che si chiama così, al sesto livello.”

Werner suonò il citofono. “Scusi, lei spaccia?” chiese con la sua voce più eroica.

“Mènchia, cu fu? Uora uora m’appinnicai, cu rumpi i cabbasissi?” rispose una cavernosa voce maschile.

“Vedi, li abbiamo beccati al primo colpo! Tutti gli spacciatori hanno un loro linguaggio in codice.”

“E poi che si fa?”

“Niente, si fa la foto al citofono e si posta nella pagina Spacciatori beccati. Così il Popolo saprà che qui si sp …”

Non finì la frase. Un getto di acqua gelida gli cadde sulla testa. Alla finestra del secondo piano un omone baffuto gridò incomprensibili fonemi in canicattese stretto.

“Proviamo questo, prozio Werner!” disse Raoul suonando a un altro portone.

Rispose una debole voce femminile. “Chi è?”

“Scusi, lei spaccia?” disse Raoul con la voce dell’innocenza.

“Vuole la carta straccia?”

“No, ho detto: lei spaccia?”

“Chi va a caccia?”

“No, ho detto: L-E-I-S-P-A-C-C-I-A???””

“Cos’ho in faccia?”

Il dialogo tra sordi avrebbe potuto continuare a lungo, così Werner si permise di interrompere lo zelante ragazzino. “Lascia stare, è la vedova Deiola. Suo figlio Carlo piazza erba in Piazza Carlo Erba, ma attualmente è in trasferta a San Vittore. Proviamo quest’altro palazzo.”

“Scusi, lei spaccia?”

“Certo,” rispose una voce distinta. “Interessa l’articolo? Venga pure su, terzo piano.” E gli aprì il portone.

“Resta qui a pianterreno, potrebbe scorrere il sangue. Basteremo io e la mia fedele unità cinofila per avere ragione dello spacciatore,” disse Werner baldanzosamente.

Dopo dieci interminabili minuti tornò giù, con le mani piene di riviste e opuscoli, tra cui La torre di guardia, Svegliatevi! e Uncinetto oggi.

“Sono stati più bravi loro,” disse Werner intimando il silenzio a Raoul. Si allontanò di mezzo isolato, poi gettò tutte le riviste nell’immondizia generica (una delle sue frasi celebri era La raccolta differenziata è roba da culattoni).

“Io mi annoio, prozì. Torniamo a casa?”

“Va bene, un’ultima e via. Guarda questa palazzina a un solo piano, non l’avevo mai vista.”

“Sul citofono c’è scritto F. ALDEBARAN.”

“Tipico cognome da arabi, Al-Debaran. Se non sono spacciatori questi … Riprendimi bene, mentre li incastro.”

E così, mentre Raoul gli reggeva il cellulare, Werner pronunciò, scandendo perfettamente le parole, con la sua voce meglio impostata:
“Scusi, lei spaccia?”. Un attimo di silenzio all’altro capo della comunicazione. Poi una voce tremante, dall’accento indefinibile:

“Può ripetere?”

“Scusi, lei spaccia?”

“Ma ne è davvero sicuro? Dobbiamo proprio?”

“Ma che, gioca a non capire? Ho detto e ripeto: SCUSI, LEI SPACCIA?”.

Si interruppe la comunicazione. Con grande stupore Werner e Raoul videro scoperchiarsi il tetto della palazzina, e decollare verso il cielo del Casoretto quello che sembrava un missile.

“Ma cos’era, prozì?”

“Maledetti tunisini, adesso usano anche i droni per trasportare la droga. Mi sa che è meglio tornarsene a casa.”

Di ritorno in via Falloppio, i due incontrarono l’ingegner Scannabue, il vicino di pianerottolo di Werner Fugazza. Dopo le cortesi presentazioni reciproche, Raoul prese lo smartphone e disse all’ingegnere: “Guardi che forza il mio prozione, gliele ha cantate chiare a quei tunisini.”

E gli mostrò il breve video in cui Werner ripeteva per tre volte Scusi, lei spaccia? al citofono della misteriosa palazzina, e la spettacolare partenza del missile-drone. L’ingegner Scannabue impallidì, biascicò un saluto di circostanza e corse a perdifiato verso via Ampère.

“Ma che gli è preso?” chiese Raoul.

“Quello è tutto strano,” sentenziò Werner, “per me anche lui spaccia.”

Cominciava a far freddo, e passarono le ultime due ore prima del ritorno di Pacomia in casa, a guardare la collezione di DVD autoprodotti da Werner. Raoul apprezzò particolarmente il pornosoft La consulente finanziaria e la breve compilation I migliori pareggi dell’Internazionale FC negli anni Ottanta. Comunque gli rimase il dubbio su come fosse possibile catturare gli spacciatori di droga via citofono.

Nel frattempo, un vertice d’emergenza tra l’imgegner Scannabue e la Luogotenente Ywaraah’sle aveva fermato appena in tempo il Supermissile Sperimentale dei vomitevoli Furetti di Aldebaran. Attivato incautamente dalla triplice ripetizione del mantra Scusi, lei spaccia?, non si sa cosa avrebbe potuto provocare (le simulazioni degli esperti prevedevano un qualcosa a metà tra l’esplosione delle fogne di Milano Est e l’estinzione della razza umana). Per fortuna siamo ancora qui per raccontarvelo.