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Posted by on domenica, febbraio 2, 2020 in Mentre Vivo |

Follie e fobie metropolitane

Basta uscire un quaranta minuti prima, la domenica, per trovare la metropolitana piena. Magari c’entrava anche la domenica senz’auto, misura drastica causata dal persistente inquinamento da polveri sottili, e che a Milano non veniva presa da anni. Percorriamo un passaggio sotterraneo abbastanza lungo alla stazione di Loreto, ed ecco che siamo deliziati dall’ascolto di una conversazione al cellulare. Dietro di noi avanza con passo regolare un signore di bassa statura che urla all’apparecchio in uno strano grammelot italo -arabo. Le frasi che distinguiamo (ripetute più e più volte perché il tizio dall’altra parte dell’apparecchio deve essere sordo o di scarso comprendonio) sono “Italia – spaghetti – buono” e “Cina – carne – schifo”. Passiamo i tornelli e il tizio non ci segue più. In compenso, sulla vettura della Rossa che porta in centro, a dare spettacolo è una signora dai capelli bianchi. Questa inveisce violentemente – seppure con poca coerenza argomentativa – contro i cinesi, rei di mangiare cani e serpenti. Per rendere meglio l’idea ogni tanto abbaia. La gente, tra cui molti abituali utenti del mezzo privato poco adusi alla metropolitana, guarda nel vuoto senza abbozzare alcun tipo di reazione (la signora, oltretutto, ha un tono di voce che in certi momenti si abbassa pericolosamente sino a ricordare la ragazzina posseduta dal demonio dell’Esorcista). Ne concludiamo che finalmente potremo raccontare a nostra figlia che abbiamo assistito a scene folli in metropolitana che possono quasi competere con quel che accade ogni giorno a New York. E inoltre, che abbiamo assistito, per la prima volta dal vivo, a episodi di sinofobia. Per ora gli attori erano pazzarielli certificati, ma certi virus si estendono facilmente a contagiare anche gente apparentemente sana e razionale.

Dopotutto, come ci insegna il Manzoni, a Milano la tradizione del “dagli all’untore” è secolare.