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Posted by on domenica, aprile 7, 2019 in Wurstel |

La capitale devastata

La settimana scorsa, io e mio marito abbiamo trascorso il weekend a Torre Pellice, ridente cittadina piemontese, nota più che altro per essere “la capitale dei valdesi” (la Ginevra italiana, disse Edmondo De Amicis un secolo e mezzo fa). Città che, normalmente, compare sui quotidiani nazionali solo una settimana all’anno, quando a fine agosto si tiene il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste. E invece quest’anno Torre Pellice è stata citata anche fuori stagione, e per motivi non attinenti alla Valdesia. Infatti, nella notte tra il 25 e il 26 marzo – proprio pochissimi giorni prima che arrivassimo – alcuni vandali hanno devastato il centro storico. Hanno rotto gli specchietti di quattro automobili parcheggiate tra via Mazzini e viale Trento, prendendone a calci la carrozzeria; sono entrati nei dehor della trattoria Al Vecchio Piemonte e del Bar Master rovesciandone i vasi; hanno strappato la tenda parasole di un negozio di abbigliamento in via Repubblica. Non c’è stato bisogno né del commissario Montalbano né di Don Matteo (peraltro, visto il luogo, sarebbe stato più appropriato un pastore) per individuare i colpevoli: in meno di ventiquattr’ore, grazie anche alle telecamere di sicurezza, i locali Carabinieri hanno messo le mani su cinque ragazzi italiani tra i 15 e i 18 anni. Se avete sentito parlare poco della vicenda, è perché, non essendoci immigrati coinvolti, il nostro ubiquo Ministro dell’Interno non l’ha ritenuta degna di attenzione (peccato, l’avrei visto bene in costume valdese – s’intende femminile). I cinque (di cui tre minorenni) hanno subito confessato, e si sono giustificati dicendo che si annoiavano e l’avevano fatto per gioco.

Come vi dicevo, sono capitata sui luoghi del misfatto pochi giorni dopo. Mio marito era impegnato in attività ecclesiastiche e io ho avuto tempo a disposizione per vedere il nuovo Museo Valdese (consigliatissimo!), incontrare un’amica e girare il piccolo centro del paese. Dalla lettura delle notizie mi aspettavo di trovare, non dico Ground Zero, ma almeno qualche traccia di devastazione. Invece, i danni erano stati riparati e la vita della cittadina, dopo l’effimera fiammata di violenza, era ripresa regolarmente. Erano passati pochi giorni e si era tornati a parlare nei bar dell’elezione del pastore e dei successi della ValpEagle (la locale squadra di hockey).

Unica cosa buona: ad altre latitudini, gruppi di giovani maschi che si annoiano finiscono prima o poi per picchiare un immigrato o stuprare una donna, nella capitale valdese si limitano a prendersela con tende parasole e specchietti. Meglio così, ma, cari ragazzi: se vi annoiate c’è sempre PokémonGo, il simpatico giochino per cellulare che rende più varie le interminabili vasche per il paese. E invece, niente: tanto che sono riuscita a piazzare i miei mostriciattoli nelle locali palestre (tra cui una presso un pub abbastanza frequentato) senza che la gioventù del loco intervenisse a scacciare l’invasore. Tanto che i miei Pokémon erano ancora lì ancora due-tre giorni dopo, quando ero già tornata a casa. Al Casoretto, dopo due ore sono già venuti a scacciarteli dalla palestra.