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Posted by on sabato, ottobre 31, 2020 in Scuola e dintorni |

La cocozza e il cucuzzaro

Arriva Halloween, ricorrenza ostracizzata da molti fondamentalisti di tutte le risme, e da sempre associata all’immagine di un particolare frutto, la zucca. Anche se – parentesi – la mia generazione, grazie al traduttore dei Peanuts, ha creduto per decenni che Halloween fosse la festa del Grande Cocomero.

Zucca, nel Centro-Sud, si dice cocozza (con le varianti cocuzza e cucuzza);  e così, per una volta, sono in grado di proporvi un detto conosciuto al di là della campagna ternana.

Esiste, infatti, in molte regioni, il gioco del cucuzzaro (varianti: cocozzaro e cocuzzaro). Un semplice quanto antico gioco da bambini: uno di loro viene designato come capogioco e chiamato cucuzzaro. Il suo compito è assegnare agli altri partecipanti (le cocozze) un numero, e metterli in cerchio.

Poi si comincia: il cocozzaro pronuncia la frase Sono andato nell’orto e ho raccolto xxx cocozze (xxx = numero compreso tra 1 e il numero dei bambini in cerchio).

Il partecipante designato (es. il numero due) risponde E perché due cocozze? Il cocozzaro ribatte e allora quante? 

Il numero due replica chiamando in causa un altro giocatore (esempio dice Tre cocozze), o addirittura ributtando la palla al cucuzzaro stesso (Tutto il cucuzzaro). Chi è stato così apostrofato deve rispondere secondo lo stesso schema. Chi non risponde a tono, si impappina, risponde al posto di un altro,  è eliminato, finché, come gli Highlander, ne rimane solo uno. Per i maniaci della grammatica, si noti che cucuzzaro assume la doppia valenza di nome di mestiere (il venditore di cocozze) e di nome collettivo (l’insieme delle cocozze).

Da qui il detto, in cui “tutto il cucuzzaro” significa “e tutti quanti” (tipo: “ho invitato Esuperanzia alla festa, ed è venuta tutta la sua compagnia, così mi sono dovuta sorbire tutto il cucuzzaro”).

Gran bel gioco, di un’epoca in cui per tenere occupati i virgulti non occorrevanno schermi, giga e cavetti, gioco che poteva facilmente degenerare nella violenza cieca o nel nonsense surreale (provate voi a ripete per ore le parole cocozza e cucuzzaro).

Gioco che, tra le altre cose, insegna l’arte di rispondere a tono e soprattutto quella di schivare le responsabiltà e di passare ad altri la patata bollente (Due cocozze? E perché non quattro, cinque, o addirittura tutto il cucuzzaro?).

A vedere certi colleghi, certi dirigenti, certi ministri o altro, viene da pensare che da ragazzi fossero i campioni regionali della specialità.