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Posted by on sabato, febbraio 1, 2020 in Arti Marziali |

La settimana di Sanscemo

Passati i Giorni della Merla (mai così caldi), passata la Candelora, torna “quel” periodo dell’anno. La settimana colonizzata dal Festival della Canzone Italiana, ovvero – come lo chiamiamo nel nostro lessico familiare – il Festival di Sanscemo. Da martedì a domenica possono accadere epidemie, guerre, tsunami, disastri aerei: l’Italia si ferma per le canzonette. Come diceva Sergio Caputo, la radio mi pugnala con il festival dei fiori. E non solo quella: giornali, televisioni, rete e social network. Persino la grande telenovela monosessuale, il Campionato di Calcio, renderà omaggio al Festival: come ben sa mio marito, le dirette radiofoniche degli anticipi del sabato sono soppiantate e vampirizzate dalla diretta delle canzoni. Anche i politici più attivi sulla rete si adattano al palinsesto: sbarchi di profughi, efferati delitti, malefatte della Casta non fanno notizia, conta di più chi vince la kermesse (l’anno scorso la vittoria di un tal Mahmood rispetto al favoritissimo Ultimo scatenò la rabbia dei sovranisti che la additarono come prova della Sostituzione Etnica in atto e dell’attuazione del famigerato Piano Kalergi). Per tenere buona la sinistra, basta un ospite che cita Gramsci o fa un appello umanitario, e sembra si sia realizzato il socialismo. In mancanza di meglio, c’è sempre la solita e strapagata comparsata di un Benigni sempre più trombonesca ombra del grande trasgressore che fu (ma guai a dirlo, che si fa il gioco degli haters della destra). E le canzoni, che dovrebbero essere il core business della faccenda? Tutte dimenticabili, fatte con lo stampino: le poche che meritano qualcosa, le ascoltiamo qualche giorno dopo in Rete (e prima c’era Blob, c’era la radio …) e in genere non vincono mai (tipo La terra dei cachi, o Vita spericolata che ottenne un epico venticinquesimo posto).

Quest’anno tira molto l’invito a boicottare Sanremo. Due sono i buoni motivi: il primo è il vetero-maschilismo del neo-direttore artistico Amadeus, divenuto noto per l’elogio delle “belle donne” che “sanno tenersi un passo indietro rispetto al loro uomo”. Il secondo è la presenza tra i concorrenti del rapper Junior Cally, nel cui curriculum figurano testi inneggianti alla violenza sulle donne. Ottimi motivi, ma io Sanremo lo boicotto da sempre. Sono decenni che non fermo il telecomando sul concorso canoro (e poi c’è il Prefestival, il Dopofestival, il Dietro le Quinte, i Commenti degli Esperti, manca solo la moviola), anche perché due sere la settimana vado in palestra. Francamente, c’è di meglio da fare nella vita che sparapanzarsi davanti a uno spettacolo mediocre, e poi lamentarsi col mondo intero di quanto era mediocre.