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Posted by on sabato, aprile 6, 2019 in Scuola e dintorni |

Questo questionario non s’ha da fare!

Insegnare al biennio, al Liceo delle Scienze Coreutiche Lucas Stephen Grabeel (per gli amici LSC LSG), aveva due grandi vantaggi. Il primo è che non ci si doveva preoccupare di portare i ragazzi e le ragazze all’Esame di Stato, il cui format cambiava ogni volta che un paio di nuove chiappe s’assideva al MIUR. In secondo luogo, e soprattutto, si era esentati dall’Alternanza Scuola Lavoro obbligatorio (in sigla ASL, forse perché i malcapitati colleghi a cui toccava ne uscivano bisognosi di trattamenti sanitari urgenti e massicci), dono avvelenato degli ultimi Governi di centrosinistra, riservato agli sventurati del triennio. Il prezzo da pagare, per chi aveva le seconde, si chiamava Promessi Sposi. Ovvero la sfida impossibile di tenere svegli e attenti venticinque adolescenti in tempesta ormonale, delle più svariate etnie e d’ambo i sessi, in crisi d’astinenza da smartphone dopo cinque minuti. E farli interessare a un romanzo-fiume scritto nell’Ottocento e ambientato nel Seicento (secolo che notoriamente non vende, diceva la buonanima di Umberto Eco), pieno di strizzatine d’occhio dell’Autore e di digressioni su trending topics quali le grida, la peste, la Provvidenza.

Ogni docente aveva la sua formula per risvegliare l’interesse dei giovani discenti. Il professor Lefrattaglie era specializzato in radiodrammi. Divideva gli studenti in gruppi e assegnava a ciascun gruppo un capitolo da drammatizzare. Perdeva tutti i suoi weekend a convertire, scaricare, ascoltare file audio in cui ragazze vispe e ragazzi indiavolati leggevano con voce legnosa e monocorde come certi vecchi predicatori, ma nel complesso la cosa funzionava. La professoressa Schiappacasse, appassionata di trekking urbano e interurbano, amava portare gli studenti sui luoghi dell’azione, per fargli ammirare dal vivo Quel Ramo Del Lago Di Como, Pescarenico, il castello di Colui-che-non-deve-essere-nominato, o fargli ripercorrere avanti e indietro le peregrinazioni di Renzo Tramaglino tra Piazza Cordusio e Porta Orientale (oggi Porta Venezia). Il giovane precario Fuffaro, di concerto con la docente di Danza Classica, trasponeva in balletto gli episodi più rilevanti: il pezzo forte era La morte del Griso (sulla musica del Lago dei cigni).

La professoressa Bruscagin, infine, dopo lunghe ricerche tra gli innumerevoli Saggi-Omaggio che intasavano il suo sgabuzzino aveva trovato il libro ideale. Pubblicato da una sconosciuta casa editrice del grossetano da poco fallita, per ogni capitolo dell’opera manzoniana offriva un’ampia batteria di esercizi, combinando la classica domanda aperta (Perché Don Abbondio non riesce a dormire quella notte?), il questionario all’americana (Chi era l’Azzeccagarbugli? a) un frate; b) un avvocato; c) un arrotino), la comprensione delle immagini e la stesura di grafici. L’ultima fetta dell’esercizio, la preferita degli studenti, si chiama Scrivila come Manzoni: partendo da una foto, bisognava scrivere “in stile” la storia del personaggio ivi raffigurato. Memorabile fu la volta che lo studente Orazio Pastrazio interpretò male la foto di un gentiluomo in abito d’epoca, dall’aria a dire il vero alquanto efebica, e scrisse una storia al femminile chiamandolo Perla. O quando la dolce e timida Fiori Rosa attribuì allo stesso gentiluomo la professione di mafioso e fece terminare la sua storia con una precipitosa fuga a New York, con acrobatico anacronismo. Del resto, la Bruscagin – non usa alla frequentazione dei siti di fan fiction – non poteva sapere che, con lo pseudonimo di Pink Flowers, la quindicenne Fiori Rosa aveva scritto un crossover – slash di quattrocento pagine in cui Albus Silente e Vegeta Super Sayan, uniti da un torbido rapporto di amore-odio, andavano alla caccia del tesoro dei Pirati dei Caraibi nella terra di Mordor. Dal canto suo, lo studente Hussein Barak, rimasto impressionato da una recente uscita didattica al Museo del Novecento, cercava di infilare in tutte le risposte la Merda d’Artista, sinceramente convinto che il suo autore fosse lo stesso Manzoni dei Promessi Sposi.

Nonostante tutto, in un modo o nell’altro gli studenti arrivavano alla sufficienza, e così a fine anno scolastico erano pronti per affrontare le sfide e le sfighe del Triennio. Padroneggiare i Promessi Sposi li temprava e li preparava al Grande Fantasy Italiano, la Divina Commedia. Dopo l’Inferno dell’Alternanza e il Purgatorio dell’Esame di Stato, il Liceo Grabeel li avrebbe diplomati, puri e disposti a salire alle stelle.