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Posted by on domenica, aprile 14, 2019 in Politica |

Sali e tabacchi

Chi era ragazza negli anni Settanta ricorda i caroselli della Ferrero, con le avventure animate del malvagio Jo Condor che angariava un bucolico villaggio di contadini e montanari. Poi interveniva il Gigante Buono a mettere tutto a posto, punendo il cattivo. Il quale, quando progettava le sue malefatte con il sodale Secondor, ripeteva a ogni episodio il suo tormentone E che, ci ho scritto Jo Condor? puntandosi il dito alla fronte (dove, ovviamente, ce l’aveva scritto). I decenni sono passati e non ci ricordiamo più se il carosello pubblicizzava la Nutella, il Mon Chéri o gli ovetti, ma il tormentone non l’abbiamo scordato. Nel 2013 addirittura l’allora primo ministro Letta lo riesumò, polemizzando con Berlusconi. Ovviamente, l’origine del motto di Jo Condor sta nel famoso E che, ci ho scritto Giocondo in fronte?, diffuso in tutta Italia (ma pare di origine fiorentina), equivalente a Ehi tu, non prendermi per scemo. Viene a sua volta dal significato popolare toscano del nome Giocondo, equivalente a sciocco o balordo.

Tenderei a escludere, invece, che i creativi della Ferrero si siano ispirati al Metastasio, e al suo celebre Se a ciascun l’interno affanno / si leggesse in fronte scritto …

Meno noto e più raro è il motto sinonimo E che, ci ho scritto Sali e Tabacchi? Sali e tabacchi erano le merci vendute nei negozi dei Monopoli di Stato, in epoca in cui furoreggiava il contrabbando. Sia l’esercente di un negozio dei Monopoli, sia l’acquirente, rimanendo nella legalità rinunciavano a una parte del margine di guadagno (l’uno) o a un prezzo di favore per prodotti più rari e non tassati (l’altro): quindi, per estensione, erano degli stupidi.

Il che conferma l’antico vizio italiano: anche nella cultura popolare, chi rispetta la legge è un fesso. E poi ci lamentiamo dei nostri record di evasione fiscale.