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Posted by on sabato, aprile 4, 2020 in Casoretto e dintorni |

Werner Fugazza e le poste impestate

Era un martedì di fine marzo. Mentre Werner Fugazza trascorreva a casa il suo turno di ferie forzate, chattando piacevolmente con colei che si presentava come La Punitrice di Visegrad (in realtà era un perito agrario di Viserbella, ma questa è un’altra storia), nell’ufficio postale di via Stazio accadeva un piccolo dramma, non infrequente in epoca di Coronavirus. Un collega del quale non si faceva il nome (ma tutti sapevano che si trattava di Wilfredo Capamozza, addetto alla Filatelia Stocastica) era a casa da giorni con la febbre alta, e si diceva presentasse i sintomi della temibile malattia. Verso le quattordici la Direzione, sentite le competenti Funzioni e adottando un giusto approccio prudenziale, aveva deciso di chiudere la Filiale con effetto immediato e di disporre energici interventi di sanificazione, che sarebbero durati almeno una settimana. I presenti sciamarono fuori in ordine, cercando di evitare il panico e rispettare il distanziamento. Gli assenti vennero avvertiti tramite messaggio sulla casella di posta aziendale. In quel momento, Werner Fugazza giaceva sul suo letto, intento a smaltire il frugale pranzo (trippa con fegatini e gorgonzola), mentre si gustava il ponderoso documentario Comunardo e i suoi fratelli: le migliori autoreti del Ventesimo secolo.

Apparve una notifica sul suo smartphone nordcoreano, ma dopo aver visto il mittente (Ufficio Postale di via Stazio) la cancellò senza neanche leggerla, come sempre faceva.

Così, la mattina dopo, Werner Fugazza arrivò puntuale in via Stazio per presentarsi al lavoro, ma scoprì che la palazzina dove prestava la sua opera era chiusa, sbarrata, senza nessun avviso sul portone. (A dire il vero, su un palo della luce c’era un cartello con la scritta a pennarello FILIALE CHIUSA PER SANIFICAZIONE, ma Werner non lo notò). Aspettò dieci, quindici, trenta minuti pregustando le frecciatine con cui accogliere i colleghi ritardatari, ma niente. Cominciò a battere al portone, prima timidamente, poi con sempre maggiore violenza. L’unico risultato – oltre alla curiosità di passanti in mascherina – fu quello di far arrivare lo stesso carabiniere siculo già incontrato settimane prima.

“Menchia, ancora vussia? Favuriti autucirtificaziuni, ma non firmata dagli UFO o da Battimanni.”

Non disponendo di alcuna autorizzazione specifica a prendere portoni a pugni e calci, Werner Fugazza fu tradotto in questura, dove si sorbì un predicozzo (in vicentino stretto) del maresciallo Brusagatti, e tornò a casa gravato di una pesante multa.

La sua disavventura fece il giro del Web, riportata nella pagina Facebook Sei di Casoretto se sei di Casoretto, ma anche se non lo sei e avresti sempre voluto esserlo. In calce a un commento, Werner scoprì la notizia che gli mancava, cioè che la Filiale era chiusa per sanificazione. Offeso a morte perché nessuno gliel’aveva detto, , decise di non mettere più piede fuori di casa (almeno sino al termine delle scorte di Nutella), e di non tornare al lavoro finché qualcuno non l’avesse avvisato nelle dovute forme della riapertura.

Ma siccome Werner Fugazza continua sistematicamente a eliminare tutte le mail senza leggerle, ho idea che siamo in un cul de sac.